Platealmente Perfido – In Sala dal 16 e dal 17 Dicembre

Riprendiamo le redini di Platealmente Perfido – la rubrica (che tutto il mondo ci infischia) sull’analisi semaforizzata e del tutto pregiudiziale delle uscite al cinema – proprio nella penultima settimana di questo strano 2015.

Nelle scorse settimane abbiamo visto dominare al box office l’ultima (e non memorabile) fatica di Ron Howard (In the Heart of the Sea), poi superata da Il Professor Cenerentolo di Pieraccioni (che peccato essercelo perso, no?). Ma, credetemi, per quanto riguarda il panorama italiano il peggio deve ancora venire.

Da stasera, infatti, in sala troveremo Natale col Boss, con Lillo & Greg, il Nongio e Paolo Ruffini (Ruffini, signori miei, Ruffini!), ma soprattutto Vacanze ai Caraibi, con quel rassicurante sottotitolo “il film di Natale” (mantenete la calma, è tutto sotto controllo), di Neri Parenti con un sacco di brutte persone che mi rifiuto di nominare (sai mai che uno arrivi qui cercando Christian De Sica?!).

A salvarci, fortunatamente, arrivano le produzioni statunitensi, che questa settimana sfornano il nuovo Woody Allen, il nuovo Steven Spielberg e il nuovo J.J. Abrams, dei quali parliamo dopo il salto assieme al francese (ma va!) Francofonia, in uscita domani.

Bridge of Spies – Il Ponte delle Spie

Steven Spielberg non ha bisogno di presentazioni e anche se alcuni dei suoi ultimi lavori non si sono rivelati all’altezza delle sue precedenti produzioni, Lincoln, il suo ultimo penultimo film, oltre ad essere una pellicola di tutto rispetto, si è portato a casa due Oscar e un Golden Globe. Quindi, giovanotto, togliti la coppola quando parliamo di zio Stevie.

In questo Bridge of Spies, il signor Spielberg si è avvalso della sceneggiatura di Matt Charman e di Joel ed Ethan Coen, che – sì – sono i fratelli Coen, quelli di Fargo, No Country for Old Men e Inside Llewyn Davis. Quindi, giovanotto, a questo punto dovremmo proprio toglierci lo scalpo.

Come se non bastasse, il protagonista di questa vicenda, ambientata a Brooklyn nel 1957, è Tom Hanks, attore di indiscusso talento che dopo qualche toppata ha avuto la sua riscossa nel 2013 con Captain Phillips di Paul Greengrass.

Ispirato a fatti realmente accaduti, Il Ponte delle Spie racconta la storia di James Donovan (Hanks), un avvocato assicurativo reclutato prima dal governo per difendere Rudolf Abel (Mark Rylance), sospettato di essere un agente segreto sovietico, poi dalla CIA per negoziare lo scambio dello stesso Abel con il pilota americano Francis Gary Powers (Austin Stowell), prigioniero in Russia. Donovan viene inviato a gestire le trattative nella Berlino Est, dove, nonostante le direttive, decide di negoziare anche il rilascio di un giovane studente americano (Will Rogers) arrestato per aver tentato di attraversare il muro.

Negli States, dove il film è uscito due mesi fa, il Metascore ha toccato quota 81, mentre il Tomatometer veleggia al 91%. Polliciotto verde e via.

Irrational Man

Beh, neanche Woody Allen ha bisogno di presentazioni, anche se negli ultimi tempi sembra che la sua verve si sia un tantino smorzata, anche se Allen è uno di quelli che o si amano o si odiano (io per esempio lo così così).

Abe Lucas è un professore di filosofia amareggiato e disilluso che si ritrova improvvisamente diviso tra due donne: Rita, una collega, che cerca di buttarsi alle spalle un matrimonio fallito, e Jill (Emma Stone), una sua allieva, giovane, appassionata e fidanzata. Un giorno, del tutto casualmente, Abe e Jill ascoltano la conversazione di una donna che si è vista togliere la tutela legale del figlio. Grazie a questo caso fortuito, Abe scoprirà di poter ancora dare un senso alla sua esistenza, scatenando però una serie di eventi che si ripercuoteranno anche sulla vita di Jill e su quella di Rita.

Yawn. Ora, per dire, ai professori di chimica queste cose non succedono.

Il Metascore indica un punteggio di 53 centesimi, il Tomatometer è fermo al 42%. Il polliciotto, invece, è giallo, ma solo per la presenza di Joaquin Phoenix, per il quale non è una questione di stima, è una questione di affetto.

Star Wars: Episode VII – The Force Awakens
Star Wars: Il Risveglio della Forza

Anche se la notizia è passata un po’ in sordina, oggi esce anche il nuovo capitolo di Star Wars. Essendo una delle poche persone sulla faccia della Terra che non impazziscono per questa saga, sono anche una delle meno indicate per introdurre contesto e quadro generale, per i quali non posso fare altro che rimandarvi alle rassegne tenutesi in questi giorni su La Bara Volante e su Cervello Bacato (e vi va pure bene, eh).

Ma chi è J.J. Abrams? Beh, innanzitutto è il papà di Lost, nel bene e nel male, passato poi al cinema con Mission: Impossible III, Star Trek, Star Trek Into Darkness (Star Trek e Star Wars son due cose diverse, ho controllato) e quello spettacolo di Super 8 (2011). Insomma, J.J. è uno di quei registi, sceneggiatori e produttori in perenne equilibrio tra il genio e la monnezza.

Nel cast di questo Star Wars: Il Risveglio della Forza non mancano i grossi nomi: Harrison Ford, Simon Pegg, Max von Sydow, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson (Ex Machina), Lupita Nyong’o (12 Years a Slave), fino ai nomi noti del piccolo schermo, tra i quali Ken Leung di Lost, Billie Lourd, recentemente vista in Scream Queens, e Gwendoline Christie, la Brienne di Tarth di GoT.

In Italia il film esce con due giorni di anticipo sugli States, quindi, eccezion fatta per le visioni in anteprima, risulta difficile farsi un’idea. L’unica certezza che ho è che J.J. Abrams in realtà di Guerre Stellari ne sa meno di me.

Il polliciotto è giallo per illuminare il lato oscuro. Perdonatemi, se potete.

Francofonia – Il Louvre sotto Occupazione
(dal 17 dicembre)

Siamo a Parigi, nel 1940, sotto le bombe. Due uomini che il destino vorrebbe in posizioni contrastanti, Jacques Jaujard, direttore del Louvre, e il conte Franz von Wolf-Metternich, nominato capo della commissione tedesca per la protezione delle opere d’arte in Francia, stringono un accordo segreto per preservare la Gioconda, la Venere di Milo e gli altri tesori del Louvre. Chi vorrebbe una Francia senza Louvre?

Diretto dal russo Aleksandr Sokurov, Fracofonia è stato presentato al Festival di Venezia e (destino bastardo) è stato distribuito in Francia l’11 novembre, quell’11 novembre che ha preceduto quel 13 novembre.

Metacritic gli assesta un 75, punteggio di tutto rispetto, e il semaforino è giallo, ma potrebbe essere di qualsiasi colore, dato che, tra boiate all’italiana e superproduzioni all’americana, difficilmente vedremo davvero in programmazione questo film piccino picciò.
La felicità è reale solo quando...
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Un Commento

  1. Bara Volante 16 dicembre 2015

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