Platealmente Perfido – In Sala dal 27 e dal 28 Gennaio

La rubrica (che tutto il mondo ci infischia)
sull’analisi semaforizzata e del tutto pregiudiziale delle uscite al cinema.

Questa non è una settimana (reale e cinematografica) come tutte le altre, dato che proprio oggi ricade la Giornata della Memoria in Commemorazione delle Vittime dell’Olocausto. Il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando ai loro occhi ed al mondo intero l’orrore dello sterminio nazista. Il 27 gennaio è solo un simbolo, come solo un simbolo è la stessa Auschwitz, dato che anche i campi di sterminio di Bełżec, Dachau, Chełmno (e tanti, troppo altri) furono testimoni di atti atroci. Non ci siamo fatti mancare niente neanche in Italia, eh.

Durante l’Olocausto, nei campi di concentramento ed in quelli di sterminio furono detenuti, torturati ed uccisi non solo ebrei, ma anche prigionieri di guerra sovietici, polacchi non ebrei, rom, sinti, disabili, omosessuali, testimoni di Geova e più o meno chiunque non corrispondesse esattamente al concetto di “perfezione” espresso dalla Germania Nazista.

C’è chi dice, riguardo questa iniziativa e soprattutto riguardo la sua commemorazione a livello cinematografico, che “tutto è marketing, che schifo, bleah”. Sì, per carità, tutto è bizness, anche ciò che apparentemente non lo sembra, ma è lo scopo a fare la differenza.

Questo commemorare, questo far presente, questo forzare a ricordare gli accadimenti terribili avvenuti uno schioppo di secolo fa può insegnare qualcosa, qualcosa anche a me che leggo e rileggo i fatti e non riesco a farmene una ragione, non riesco a capire come sia potuto succedere. È possibile. È successo. Ma l’unica cosa che possiamo fare adesso è onorare, ricordare e batterci affinché qualcosa di neanche lontanamente simile si verifichi, in nessun luogo ed in nessun tempo; affinché mai più nel mondo vengano scattate fotografie di scarpe ammassate.

A giudicare da ciò che accade oggi, siamo ancora tanto, troppo lontani da quest’obiettivo. Quindi ricordiamo e ricordiamo, fino allo sfinimento e anche al cinema se possibile.

La scorsa settimana abbiamo parlato de Il Figlio di Saul, probabile vincitore dell’Oscar come miglior film straniero. Si tratta di un’opera prima che racconta uno stralcio di vita di Saul, un ebreo prigioniero ad Auschwitz, costretto dai nazisti ad aiutarli nella gestione e ad assisterli nello sterminio degli altri prigionieri. Un giorno, al lavoro nei forni crematori, Saul nota il cadavere di un ragazzo estremamente somigliante a suo figlio.

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Da lunedì 25 e fino a stasera potremo ancora trovare in sala The Eichmann Show – Il Processo del Secolo, di Paul Andrew Williams con quella perenne garanzia che è Martin Freeman. Il film racconta il dietro le quinte del documentario televisivo del processo ad Adolf Eichmann, un criminale nazista sfuggito a Norimberga e successivamente processato dalle autorità israeliane.

Ancora in onore della giornata della memoria, da giovedì 27 sarà distribuito Les Héritiers – Una Volta nella Vita, film francese ispirato ad una storia vera: la professoressa Gueguen propone alla sua classe di partecipare ad un concorso nazionale di storia dedicato alla Resistenza ed alla Deportazione. Detta così sa tanto di storiella preconfezionata, ma il trailer lascerebbe presagire l’esatto opposto.

Ecco, adesso possiamo parlare dei film scemi e delle cose stupide.

Point Break
– in sala dal 27 gennaio –

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“Hai mai sparato con due pistole mentre saltavi? Hai mai sparato con una pistola mentre saltavi? Hai mai fatto un inseguimento? Hai mai sparato durante un inseguimento?”. Semmai un giorno si fosse avvertita la fisiologica necessità di girare un remake di Point Break – celebre film del 1991 della Bigelow con Reeves e Swayze – io lo avrei immaginato con Simon Pegg e Nick Frost nei ruoli principali, per via delle continue citazioni che vengono fatte dai due attori in Hot Fuzz. Purtroppo non sono io a decidere, quindi il remake ce lo suppiamo con Edgar Ramirez e Luke Bracey, dato che Gerard Butler, inizialmente in trattative, li ha sfanculati tutti, uscendo con il dito medio alzato e sputando per terra. A dirigere è Ericson Core, che sembra uno smartphone e invece è un direttore della fotografia (Fast and Furious, il Daredevil del 2003) da poco convertitosi alla regia. Metascore a 34, Tomatometer al… 9%. Vi va se facciamo finta che questa pellicola proprio non esista?

The Look of Silence
– in sala dal 27 gennaio –

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A testimonianza della necessità di ricordare, il documentario The Look of Silence, in concorso a Venezia 2014, riporta alla luce il genocidio indonesiano avvenuto tra il 1965 ed il 1966, neanche dieci anni dopo le terribili rivelazioni della Shoah. A dirigere è il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva scioccato pubblico e critica di tutto il mondo con il suo acclamato The Act of Killing (2012), vincitore come miglior documentario ai BAFTA del 2014. The Look of Silence racconta la storia di Adi, nato nel 1968, che non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Snake River. Metascore a 90, Tomatometer al 96%. Polliciotto verde ad Oppenheimer, polliciotto nero all’umanità.

Joy
– in sala dal 28 gennaio –

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Joy ha già regalato a Jennifer Lawrence la gioia di ricevere un Golden Globe. Proprio durante la conferenza stampa successiva alla premiazione, la nostra adorabile JLaw ha dimostrato a tutti di essere una mocciosetta spocchiosa prendendo in giro un giornalista che, evidentemente, stava leggendo la domanda da porre a Sua Maestade sullo smartphone. Lei gli ha fatto un cazziatone sulla vita vera (perché lei la conosce, eh) che non può essere nascosta dietro un telefono e non contenta, dopo le scuse del povero giornalista, alla domanda chiara ed inequivocabile (“how do you see yourself at the Oscar night?”), lei ha risposto “we are at the Golden Globes”. Tutti hanno riso. Simpaticissima Jennifer. Vabbé. Joy è firmato da David O. Russell (The Fighter, American Hustle), che dopo il successo de Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook, ha richiamato tutta la cumpa (la simpaticissima Jennifer, quel bufalotto di Bradley Cooper, un Robert De Niro sempre più alla deriva) e fatto un film sulla tizia che ha inventato lo scopettone per pulire i pavimenti. Metascore a 56, Tomatometer al 60%.

L’Abbiamo Fatta Grossa
– in sala dal 28 Gennaio –

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E poi ci sono cose che ti fanno apparire simpatica addirittura Jennifer Lawrence. Di e con Carlo Verdone, L’Abbiamo Fatta Grossa racconta le vicende di Yuri Pelegatti (Antonio Albanese), un attore di teatro con problemi di memoria causati dal trauma della separazione, e di Arturo Merlino (Verdone), un investigatore squattrinato che si ritrova a dover indagare sulla sparizione dei gatti. Uh, che ridere. ‘Sti due in qualche modo vengono in contatto e ne scaturisce una serie di gag esilaranti delle quali non mi importa un fico secco, perché tra Verdone e Albanese è una bella gara a chi mi sta più antipatico. Sì, è un problema mio, ma è mio pure il polliciotto.

La felicità è reale solo quando...
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12 Commenti:

  1. Michele Borgogni 27 gennaio 2016
    • StepHania Loop 28 gennaio 2016
  2. Marco Grande Arbitro 27 gennaio 2016
    • StepHania Loop 29 gennaio 2016
  3. Bara Volante 28 gennaio 2016
    • StepHania Loop 29 gennaio 2016
  4. Mr Ink 28 gennaio 2016
    • StepHania Loop 29 gennaio 2016
  5. Kris Kelvin 28 gennaio 2016
    • StepHania Loop 29 gennaio 2016
  6. Beatrix Kiddo 28 gennaio 2016
    • StepHania Loop 29 gennaio 2016

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