Platealmente Perfido – In Sala dal 27 Agosto

Lasciamo stare i Righeira e concentriamoci sugli undici (!) film in uscita in sala questa settimana, che potremmo anche denominare la settimana del giallo, sia per la pioggia di manine a tono sia per l’uscita dei patatoni.

Undici film più uno, a dire il vero, dato che da lunedì e fino a questa sera, in solo 169 sale, è in programmazione Quando c’era Marnie, che ha già tolto le parole a chi ha avuto modo di vederlo. Non occorre che ne sprechi io: si tratta dello Studio Ghibli, di Hiromasa Yonebayashi, di roba grossa, roba da semaforino verde a prescindere, della vera animazione della settimana. Se non vi ho ancora convinti, lasciatevi persuadere dalla recensione de Il Bollalmanacco di Cinema.

Ma dato che c’è tanto da dire, andiamo a dare un occhio alle pellicole in programmazione da domani (bentornato, giovedì) nei cinema italiani.

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La Bella Gente

Il film di Ivano De Matteo ha vinto il Gran Premio al festival del film italiano di Annecy 2009. Sì, sì, 2009. Sì sì, Annency è in Francia, ma ci fanno il festival dei film italiani ogni anno ad inizio ottobre. Quindi sì, questo film ha sei anni e sì, non era ancora uscito in Italia né in nessun altro luogo del mondo diverso dalla Francia. Che strategie intelligenti, no?

La storia riguarda due coniugi che decidono di accogliere in casa Nadja, una diciassettenne ucraina costretta a prostituirsi, nella speranza di poterla aiutare a costruirsi un’esistenza migliore. 

Nel cast ci sono Elio Germano, Iaia Forte, Monica Guerritore, Antonio Catania e Miriam Catania, che non credo siano parenti, ma tanto se un articolista di Repubblica può scrivere che Julia Roberts ed Emma Roberts sono madre e figlia, perché dovrei perdere tempo per far luce sulla questione?

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A Blast

Secondo molti, l’arte è figlia della sofferenza. Riflettendoci negli ultimi anni sono state diverse le pellicole provenienti dalla Grecia a fare scalpore, a cominciare da quel Kynodontas (Doogtooth) ripugnante, deviatissimo e così memorabile.

La Grecia adesso ci prova con un film sulla sua stessa crisi, vista dagli occhi di Maria, una comune donna del ceto medio che si ritrova a dover gestire i suoi tre figli, una madre disabile, un padre smidollato ed una sorella sposata con un filonazista.

Oppressa dai problemi finanziari e comunicazionali della famiglia, Maria (Angeliki Papoulia, The Lobster) scoppia – da cui appunto “blast” – per la regia di Syllas Tzoumerkas. E Maria è solo A Blast, un solo scoppio.

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Amour & Turbulences – Love is in the Air: Turbolenze d’Amore

Il film di Alexandre Castagnetti è in realtà del 2013 ed a quanto pare divide anche i punteggi: inspiegabile infatti è il divario tra il Metascore (solitamente più magnanimo) a 49 ed il Tomatometer (marcio e crudele dentro) al 70%.

Ma è tutto sotto controllo, stiamo calmi: è un film francese. No, peggio, è una commedia francese e le commedie francesi o piacciono o non piacciono. A me, ad esempio, non piacciono.

Come sempre da standing ovation il lavoro dei titolisti italiani che appioppano al film un titolo inglese (un titolo inglese!) e vi accostano solo dopo la traduzione quasi letterale del titolo originale, sperando che qualcuno creda di trovarsi di fronte al nuovo spot di Air France.

Chapeau.

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In Un Posto Bellissimo

Non ricordo chi e dove faceva notare che Isabella Ragonese nei film la fanno trombare sempre. Effettivamente tromba anche in In Un Posto Bellissimo, oltretutto in un interracial, dato che dopo aver scoperto il tradimento da parte del marito Andrea (Alessio Boni), si farà consolare da Feysal.

Scritto e diretto da Giorgia Cecere (I Cesaroni), In Un Posto Bellissimo si avvicina molto al mio concetto di “bitch, please”.

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Minions

Partiti nel 2010 da Cattivissimo Me, questi simpatici patatoni hanno letteralmente conquistato il mondo. A volte, quando sono triste e sola, mi piace immaginare (rigorosamente in color seppia) un tale, sicuramente smilzo e con gli occhiali, che di punto in bianco fa “tipo dei patatoni che parlano strano e impazziscono per le banane”. I patatoni da allora sono finiti in ogni dove, dai banali peluche alle lampadine tascabili, dai fazzoletti ai palloncini. Nella mia mente il tale smilzo e con gli occhiali ci ha guadagnato una miseria e purtroppo non è del tutto impossibile che sia andata così.

Per un bel po’ i patatoni sono stati simpatici anche a me ed effettivamente quando il primo trailer di Minions venne realizzato non vedevo l’ora di gustarmelo. Nel frattempo però ho visto quel trailer ad ooogni entrata in sala (pure prima degli horror) ed ho iniziato a stufarmi di Stuart, Kevin e Bob prima ancora di vedere il primo vero film interamente a loro dedicato.

A quest’assillo demotivante (che non saprei se chiamare marketing o stalking) si aggiungono un 56/100 di Metascore, un 54% di Tomatometer, ma soprattutto la recensione di quel geniaccio di Cassidy di La Bara Volante, che – avendolo visto in anteprima – non lo descrive come un capolavoro imperdibile, diciamo.

Semaforino giallo che fa pendant e via.

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Mirafiori Lunapark

Tre vecchi svitati che hanno la fortuna di avere la pensione decidono di trasformare – non del tutto legalmente – la fabbrica abbandonata in cui hanno lavorato per trentacinque anni in un Lunapark per permettere ai bambini del quartiere di giocare liberamente ed in sicurezza.

Nel trailer uno dei tre, Alessandro Haber, litiga con il figlio o genero o quel che è su cosa sia più logorante tra nove ore al computer e nove ore in fabbrica, duecento mail al giorno e cento pezzi all’ora. A questo sapore di stantio si aggiunge il fatto che la sinossi continua con “i loro antichi padroni ancora una volta metteranno in cassa integrazione le loro speranze”.

Come on, seriously? Non giochiamo con le cose serie.

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A Nagy Füzet – Il Grande Quaderno (The Notebook)

Il Grande Quaderno è in realtà un film del 2013 che, dopo aver girato i festival di mezzo mondo, approda da noi.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo, il primo della Trilogia della città di K di Ágota Kristóf, e fa riferimento al quaderno tenuto da due gemelli adolescenti, affidati dalla madre alla temibile nonna per tenerli lontani dalla grande e pericolosa città. Siamo infatti in Ungheria durante le Seconda Guerra Mondiale.

In realtà la nonnina è un’alcolizzata violenta sospettata di aver avvelenato il marito anni addietro ed additata da tutti come una strega. I ragazzi dovranno quindi cavarsela da soli e raffrontandosi ad una galleria di personaggi disgustosi giungeranno presto alla conclusione che per poter sopravvivere al degrado ed alla guerra occorre diventare insensibili.

Eh sì, una sinossi bella tosta per questa coproduzione tra Ungheria, Francia, Germania ed Austria, che vanta un pomodorometro al 65% ed un metapunteggio di 57/100.

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Partisan

Partisan è un film australiano. Oh.

Ha un Metascore di 60 centesimi ma un Tomatometer all’80%. Oooh!

(Cosa è successo alla cattiveria del pomodoro?).

C’è Vincent Cassel.

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The Rewrite – Professore Per Amore

Quest’orribile titolo italiano racconta la storia di Keith Michaels (Hugh Grant, sì quello lì, quello che si fece beccare in macchina), Premio Oscar per la sceneggiatura, che, in piena crisi di ispirazione e mezz’età, si trasferisce nell’East End per insegnare scrittura creativa alle serali.

Tra gli attempati alunni attira la sua attenzione una madre single, Holly (Marisa Tomei, quella che di solito fa vedere le poppe), occupata in due lavori per potersi permettere gli studi e la laurea. E pooi taanti puuntini di sospensione…

Scritto e diretto da Marc Lawrence, sceneggiatore dei vecchi film con Sandra Bullock pre-Gravity (perle come Piovuta dal Cielo e Miss Detective, eh), Professore Puntini, nonostante un metapunteggio di 51 ed un pomodorometro addirittura al 64%, si avvicina molto al mio concetto di “stai scherzando, vero?”.

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Taxi Teheran

Taxi Teheran è un film nel quale lo stesso regista, Jafar Panahi, a bordo di un taxi, raccoglie confidenze e dissapori di passeggeri diversissimi tra loro, nel tentativo (a quanto pare riuscitissimo) di dipingere la situazione attuale dell’Iran.

Panahi, nonostante i divieti imposti dal regime, ha impiegato quattro anni – in giro per le strade di Teheran nel suo taxi con una camera sul cruscotto – per raccogliere il materiale per questa pellicola che attualmente vanta – udite udite – un Metascore di 94 ed un Tomatometer al 100%.

Un pomodorometro a tre cifre non l’avevo visto mai.

(Però, pomodoro caro, questa settimana non ti credo).

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You’re Not You – Qualcosa di Buono

Eccallà, il film strappalacrime della settimana, che straordinariamente combacia anche con il film cool cast della settimana. Coincidenze? Io non credo.

Hilary Swank interpreta Kate, una pianista con una vita tutta rose e fuori, un marito esemplare, una grande passione per la musica, un’eleganza innata. Ma Kate ha un oscuro segreto. No, non è vero, Kate ha la SLA, una malattia degenerativa nella quale una progressiva demielinizzazione disseminata degli assoni del sistema nervoso centrale porta alla perdita del controllo motorio. Sto divagando, vero?

Just for the records, le malattie vengono anche a chi conduce esistenze normali, eh.

Kate si ritrova a dover tristemente riorganizzare la sua vita e sceglie come assistente Bec (Emmy Rossum), una studentessa strampalata e rockettara, probabilmente non del tutto affidabile ma sicuramente dotata di un’energia e di una voglia di vivere di cui Kate ha bisogno. Yawn.

Nel cast c’è una cofanata di gente: Marcia Gay Harden, Ali Larter, Jason Ritter, Julian McMahon, Loretta Devine, Frances Fisher e tanti, troppi nomi per un film la cui sinossi comprende solo tre persone.

Metascore a 56/100, Tomatometer inflessibile al 40%. Qualcosa mi dice che il pubblico preferisce l’Alzheimer. E se lo ricorda.
La felicità è reale solo quando...
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12 Commenti

  1. Sophie 26 agosto 2015
    • StepHania Loop 27 agosto 2015
  2. Bara Volante 27 agosto 2015
    • StepHania Loop 27 agosto 2015
  3. Nazario Crosa 27 agosto 2015
    • StepHania Loop 27 agosto 2015
  4. Mr Ink 27 agosto 2015
    • StepHania Loop 27 agosto 2015
  5. Sam Gamgee 27 agosto 2015
    • StepHania Loop 27 agosto 2015
  6. Salvatore Baingiu 27 agosto 2015

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