After Earth (2013, M. Night Shyamalan)

Fottesega di Scientology

Siamo nel 3000 ca e la Terra è diventata un brutto posto (perché prima…), per cui noi, razza umana, ce ne siamo andati su Nova Prime. Nonostante il millennio di evoluzione in più, siamo ancora tutti imbecilli, dato che su Nova Prime ci sono gli Alieni che ci odiano a punto tale da creare dei mostri privi di occhi ma dotati di un olfatto talmente fine da riuscire a percepire l’odore della nostra paura. Seguendo sempre il principio fondante per cui siamo tutti degli idioti, per finanziare il progetto della sciabola a ventidue configurazioni, abbiamo messo da parte quello per la creazione di un CK One Summer 3013 in grado di coprire i feromoni prodotti dalla paura. Beh. A causa di questi investimenti del tutto sbagliati, gli unici in grado di difenderci dalle Urse sono coloro che riescono a spettrare, ovvero a controllare le loro paure al punto tale da restare invisibili a questi orrendi mostri. E chi è che riesce a spettrare? Will Smith e una manica di amici suoi. Will Smith, la manica di amici suoi e il suo tenero frugoletto (Jaden Smith) fanno poi un viaggio, non si sa perché, per spostare un’Ursa, ma, a causa dell’incapacità dei piloti nelle manovre di parcheggio, fanno patapomfete sulla Terra, quella stessa Terra che è diventata un brutto posto.  

After Earth è, in un certo (e non sesto) senso, il primo film di Will Smith. C’è stato un tempo in cui la cerca più chiavata di questo stupido, inutile blog era “Will Smith petto nudo“, ma questa è un’altra storia. Will Smith, oltre ad essere l’ideatore del soggetto di questa pellicola, è uno che, in una scala di valutazione di capacità attoriali in cui lo zero è rappresentato da iu don nou noting gion snou, risulta non classificato. Will Smith è uno che sa fare due cose: la faccia contrita e i regali per la promozione al figlio. Il figlio, Smith Jr., di cose invece ne sa fare solo una: la faccia con occhi e sopracciglia a spiovente.

Ora, qual è il guaio? E’ che gli Smith avevano bisogno di noleggiare un regista. Will Smith, con la sua espressione contrita, a tavola con la moglie (che tra l’altro ci ha messo i soldi) pensava  ad alta voce “abbiamo un soggetto che fa acqua da tutte le parti e che praticamente non basterebbe nemmeno come idea base per un videogioco… com’è che si chiama quel regista fissato con l’acqua che dal 2010 s’è chiuso in casa a giocare alla PS1?”. Alla regia c’è quindi M. Night Shyamalan. Già. L’indiano con la notte nel nome. Sì, quello de Il Sesto Senso. Sì, anche di Unbreakable, anche se la sua opera migliore – ho deciso – è Signs. E no, non è vero che The Village era cacca, e manco Lady in The Water era poi completamente da buttar via. E sì, giacché ci sono continuo a difendere anche The Happening, tra pomodori e insulti. Cosa? The Last? Ah, The Last Airbender? No, quello faceva effettivamente schifo al cazzo.
Ora io potrei giocarmi tutti gli organi interni sul fatto che il soggetto di Will Smith fosse basato sulla faccenda del saluto militare e sul fatto che il figlio con gli occhi e le sopracciglia a spiovente dovesse andare da qui a lì con la sciabola a vendidue configurazioni e le frolle all’albicocca ossigenanti, ma sono altrettanto certa che, oltre alla valida regia, le poche cose buone, per lo più allegoriche (chevvelodicoafare), siano opera di Shyamalan: le scimmie, che attaccano in branco solo dopo essere state attaccate per prime (la non accettazione?); l’aquila, oh, l’aquila, pronta a difendere ciò che crede esserle legato (una natura poi non così profondamente ostile?); e il concetto della paura come scelta, che rasenta, per un secondo, il pensiero Palahniukiano (o Palahniukese?) che senza futuro non c’è paura (“è solo dopo che hai perso tutto che sei libero di fare qualunque cosa“, Fight Club). Beh, da questo punto di vista, per quanto riguarda Shyamalan – non odiatemi – io ho ancora paura.
La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti

  1. MrJamesFord 17 giugno 2013
    • StepHania Loop 18 giugno 2013

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