L’Altra Grace, la miniserie: la spiegazione di un finale che ipnotizza

L'Altra Grace, il finale della serie TV.

L’Altra Grace (Alias Grace) è una miniserie televisiva in 6 episodi disponibile su Netflix dal 3 novembre 2017. La miniserie è ispirata al romanzo L’Altra Grace di Margaret Atwood, il cui adattamento è stato curato da Sarah Polley. La regia è di Mary Harron. Nel cast Sarah Gadon ed Anna Paquin.

L’Altra Grace, piccolo grande gioiello di Netflix, porta in scena un personaggio che raramente siamo abituati a vedere in TV: un’assassina, un’omicida con l’apostrofo, un’assassina donna. Il nome di questa assassina è Grace Marks, nella fiction come nella realtà: sembra difatti che nel 1843 una donna di nome Grace Marks sia davvero stata accusata di omicidio e condannata a 30 anni di carcere per poi sparire nel nulla.

La miniserie in 6 parti potrebbe sembrare un po’ lenta, soprattutto se paragonata alla sorellina maggiore, The Handmaid’s Tale; serie TV andata in onda quest’anno su Hulu, tratta da un altro romanzo della stessa autrice, Margaret Atwood. Eppure non c’è niente di lento nell’episodio finale, Parte 6, che andiamo adesso ad analizzare. Se non hai visto l’ultimo episodio ti consiglio di non leggere oltre, perché da qui in poi stendiamo un velo di… spoiler!

☛ Spoiler sul finale de L’Altra Grace

L’Altra Grace (Alias Grace): riassunto e spiegazione dell’episodio finale, Part 6

L'Altra Grace, il finale: la scena dell'ipnosi

L’ipnosi: farsa, follia o possessione?

Jerome (Zachary Levi) inizia la sua seduta di ipnosi allo scopo di fare emergere la verità: Grace ha davvero ucciso Nancy Montgomery oppure è un’innocente soggiogata dal giovane McDermott? Ad emergere, però, è in realtà un’altra personalità di Grace, un’identità che dice di essere la sua defunta amica, Mary Whitney. La voce con cui Grace risponde è stridula e sibilante, come non le appartenesse. La sua risata è profonda; le sue parole sono provocatorie, parla in un modo nel quale Grace non avrebbe mai potuto (e forse voluto) parlare.

Io non sono Grace. Grace non ne sapeva niente. Ho detto a James di farlo. Ci sono stata per tutto il tempo. Qui. Dove sono ora, con Grace.”

L’alter ego di Grace, Mary, ammette l’omicidio di Nancy Montgomery. Racconta di come il suo fazzoletto a fiori sia stato usato da lei e da McDermott per strangolare la governante. Eppure nella ricostruzione della presunta Mary, Grace -la vera Grace- si trovava in realtà in un angolo o addirittura al piano di sopra mentre avveniva l’omicidio. Mary racconta di aver usato il corpo di Grace perché l’amica, al momento della sua morte (a causa delle complicazioni di un aborto) non aveva aperto la finestra per lasciarla andare via, un po’ come accaduto al momento della morte della madre, durante la traversata dall’Irlanda.

I presenti, ovvero il Dottor Jordan (Edward Holcroft) ed i benefattori di Grace, sono frastornati e spaventati dal racconto della giovane. La moglie del Direttore del Penitenziario azzarda l’ipotesi che Grace, la povera e sventurata Grace, sia posseduta dallo spirito di Mary. Noi spettatori, un po’ come il Dottor Jordan, siamo scettici: e se Grace stesse fingendo? Se fosse d’accordo con il presunto Dottor Jerome DuPont, che d’altra parte avevamo inizialmente conosciuto come Jeremiah, il venditore ambulante? D’altronde abbiamo visto Grace esercitarsi allo specchio più volte, la abbiamo vista scegliere le sue parole con cura, la abbiamo vista prepararsi a tutto questo. O forse no?

L’episodio finale di Alias Grace non fornisce alcuna prova o spiegazione, non dà né conferme né smentite sulla colpevolezza della ragazza. Questa totale ambiguità è ovviamente voluta: non è l’innocenza di Grace il fulcro della narrazione, quanto le sue costrizioni di donna, di serva, di immigrata. La seduta di ipnosi altro non è che la liberazione da queste costrizioni, un sollievo, nel caso di Grace, tanto necessario quanto pericoloso.

Caro Reverendo Verringe, l’esperienza di aver assistito a quello che abbiamo visto nel salone del Direttore, ha sollevato molte questioni riguardo l’ipnotismo e il mesmerismo. Mi domando se possano offrire un’opportunità alle donne di dire cosa pensano… e di esprimere i loro veri sentimenti e sentirsi più audaci e, in termini più volgari, di sentirsi libere.

Mi chiedo dell’infanzia violenta di Grace e della sua esperienza come giovane donna, costantemente abusata, molestata in tutti i modi. Mi chiedo quanta rabbia repressa abbia dentro di lei, come risultato di tutto ciò. La domanda è… Questa rabbia è stata diretta contro Nancy Montgomery e Thomas Kinnear, sfociando nel loro omicidio?”

L'Altra Grace, il finale: la lettera al Dr Jordan

La vita di Grace… dopo la grazia

Il Dottor Jordan decide di non scrivere il suo rapporto, evitando di fatto di prendere posizione. Lascia Kingston senza salutare la sua giovane paziente e poco dopo viene chiamato al fronte per la Guerra di Secessione. Non rivedrà mai più Grace Marks e scopriremo, alla fine, che resterà gravemente ferito in guerra.

Dopo un salto temporale di 11 anni, scopriamo che a Grace è stata concessa la grazia. Prova una nuova (forse l’ultima) espressione allo specchio ed ha qualche ruga e diversi capelli bianchi quando abbandona quella che è stata la sua casa per 30 anni, il penitenziario. Una volta fuori, la aspetta -finalmente- una buona notizia: un giovanotto la vuole in moglie, ma non è il Dottor Jordan, è James Walsh, il vicino dei Kinnear che, con la sua testimonianza, aveva contribuito a far accusare Grace.

Grace si ritrova così a vivere in una modesta fattoria con una bella vista, due cavalli, le galline, le vacche, il cane di nome Rex ed il gatto Tabby; si ritrova, cioè, a vivere esattamente la vita che Mary Whitney (Rebecca Liddiard), la sua amica, pianificava per sé.

James, suo marito, è corroso dai sensi di colpa e di tanto in tanto le chiede di raccontargli ciò che la giovane ha passato in manicomio, le chiede se potrà mai perdonarlo per esser stato la causa di tutti i suoi mali. Grace, con aria assente, gli dice di averlo perdonato, mentendo. D’altro canto Mary le aveva detto che una piccola bugia può essere giustificata se detta per quieto vivere. La pace di Grace, forse, alla fine di questa storia, è quella di avere accanto un uomo che quotidianamente si scusi con lei per il tutto male patito.


E questa è la mia interpretazione del finale di questa intrigante miniserie. Sei d’accordo con me? Hai notato qualcosa che mi sono dimenticata di citare? Non mancare di farmelo sapere nei commenti e ricorda che, se ti va, puoi votare questo finale di questa serie commentando o semplicemente cliccando sulle stelline alla voce “voto dei lettori” qui sotto. Se preferisci, puoi leggere la recensione e votare (anche) l’intera stagione cliccando sul link qui sotto.


L'Altra Grace (Alias Grace), il finale della miniserie
Alias Grace, il poster ufficiale della miniserie

Titolo originale: Alias Grace

Descrizione: Recensione e spiegazione dell'episodio finale de L’Altra Grace (Alias Grace), la miniserie televisiva in sei episodi ispirata al romanzo di Margaret Atwood, il cui adattamento è stato curato da Sarah Polley.

Regia di: Mary Harron

Cast: Sarah Gadon, Anna Paquin, Zachary Levi, Edward Holcroft, Rebecca Liddiard

Genere: crime, thriller, storico

Stagione: 1

Numero di Episodi: 6

Start Date: 03/11/2017

  • storia
  • tecnica
  • finale
  • impatto
3.8

in sintesi

Proprio come i precedenti episodi, anche il series finale de L’Altra Grace fa riflettere, fa soffrire e, sì, angoscia anche un po’.

Non viene data una spiegazione ai fatti, non viene dato un nome all’assassino di Kinnear e Nancy Montgomery. Non viene nemmeno dato il giusto riscatto alla povera e sventurata Grace Marks, che solo dopo 30 anni lascerà il penitenziario per finire, forse, imprigionata in una nuova, ultima espressione.

Eppure in questa sua nuova cella, costruita ed arredata nel modo in cui la cara Mary Whitney avrebbe voluto il proprio futuro, Grace riceverà tutte le scuse che merita e che nessuno prima, uomo o donna che fosse, le aveva mai porto.

Pro

  • l’interpretazione (strepitosa) di Sarah Gadon;
  • i brividi durante la seduta di ipnosi;
  • l’amarezza senza concessioni.

Contro

  • una chiosa forse un po’ troppo sbrigativa.
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