Annabelle (2014, John R. Leonetti)

Annabelle, la recensione del film horror di John R. Leonetti: Rag Doll, Livin’ in a Movie

Il guaio è che, se vai a vedere un film in sala dopo aver visto un 29% su Rotten Tomatoes, ti aspetti il peggio e finisci col non trovarlo: Annabelle non è quello che vogliono farti credere. È tutto un gomblotto dei potenti e delle case farmaceutiche per distrarti da ciò che succede realmente nel mondo.

A questo punto proverei a farti pensare di aver di fronte un capolavoro, ma io ti conosco, so che sei scaltro, quasi diabolico, e che hai già visto quelle sparute stellette qui sotto, quindi la smetto di inventarmi una intro quando non ne ho una ed inizio davvero a parlare della bambolina.

La Vera Storia della Bambola Annabelle

Nato da una costola di The Conjuring – L’Evocazione (2013), Annabelle strizza l’occhio ad alcuni fatti avvenuti attorno al 1970 (epoca in cui gli spiriti ci davano dentro).

Donna, una studentessa in scienze infermieristiche, ricevette in regalo dalla madre una bambola. La bambola in questione era una Raggedy Ann, una bambola dalle fattezze molto diverse da quelle rappresentate nelle pellicole. Donna portò con sé la bambola nel dormitorio universitario dove condivideva la stanza con Angie. La ragazza mise la bambola nella sua stanza e quasi se ne dimenticò sino a che…

Poco tempo dopo le due studentesse iniziarono a notare piccoli cambiamenti di posizione da parte della bambola. Inizialmente si trattava di piccoli movimenti della testa o delle gambe. Man mano questi cambiamenti si trasformarono in veri e propri cambi di stanza. Un giorno, infatti, Donna andò al lavoro lasciando la Raggedy Ann in cucina e quando rientrò la trovò sul suo letto, nella sua stanza.

Col tempo la bambola imparò anche a scrivere messaggi inquietanti con i pennarelli, a sporcarsi le vesti di sangue ed a menare un amico loro, costringendo le due ragazze a rivolgersi ad Ed e Lorraine Warren. I due specialisti dell’occulto le informarono molto professionalmente che Annabelle, una bambina morta in quel luogo diversi anni prima, si era impossessata della bambola. I Warren presero in custodia la Raggedy Ann, che da allora si trova nel loro museo dell’occulto nel Connecticut, in una famosa teca recante la scritta “do not open“.

Il Museo dell'Occulto dei Warren e la Vera Bambola Annabelle

La vera bambola Annabelle, una Raggedy Ann. È tutt’ora conservata in una teca del “The Warren’s Occult Museum” a Monroe, nel Connecticut.

La Trama di Annabelle, il Film

California, 1969. Le vicende della pellicola si antepongono ai fatti appena ricordati, presentandoci John Gordon (un terribile Ward Horton), specializzando in medicina, che regala alla moglie incinta Mia (ironia della sorte, AnnabelleWallis), appassionata di bambole, un pezzo da collezione difficile da reperire: la futura Annabelle.

Quella stessa sera i loro vicini di casa, gli Higgins – che tempo addietro avevano perso (nel senso che proprio non la avevano più trovata) la figlia, toh, Annabelle – vengono massacrati da una coppia di adepti della setta satanica “i figli dell’ariete”. I due criminali si introducono anche in casa di John e Mia, dove la satanista, rinchiusasi nella stanza della nascitura all’arrivo della polizia, fa in tempo a disegnare un simbolo esoterico sul muro prima di suicidarsi e contaminare la bambola. La giovane assassina sarà poi identificata come Annabelle Harris: è quindi la figlia dei vicini di casa di Mia (e non più una bambina, come la leggenda avrebbe voluto) a fare da tramite tra il dimognio e la bambola.

La vera bambola Annabelle, molto diversa da quella rappresentata nell'omonimo film.

La Realizzazione

Con una trama proposta e riproposta, a livello letterario e cinematografico, da prima che l’uomo imparasse a scrivere ed a tenere una macchina da presa, Annabelle ha però una cifra stilistica di tutto rispetto, datagli dal regista John R. Leonetti, qui alla sua opera prima (dopo aver diretto la fotografia in The Conjuring – L’Evocazione). Una regia che, nell’epoca dell’abuso del mockumentary, predilige la camera fissa e un uso del sonoro che, nell’era del “non vedo ma sento”, si concede poco al jump-scare.

Le scelte stilistiche della pellicola sono condivisibili: la bambola, Annabelle, viene resa inquietante da un guizzo negli occhi e non si muove, all’interno dell’inquadratura, prima del resoconto finale. La componente dell’attesa e del climax risulta efficace e le atmosfere dei momenti clou sono un crescendo ben costruito e ben studiato (si pensi alla macchina da cucire), anche se, nel suo insieme, la pellicola pecca del giusto ritmo narrativo (non avendo, effettivamente, una trama da ritmare).

La scena della bambina in Annabelle, uno dei momenti di maggior effetto del film di Leonetti.

In Conclusione, tra Tecnica e Spavento

Nonostante questo grande handicap – quello di non avere assolutamente nulla di nuovo da raccontare – la pellicola scorre in modo quasi fluido e riesce persino a spaventare. Due scene in particolare, la scena della porta e quella delle scale (la prima preceduta dal fotogramma qui su), sembrano rappresentare contemporaneamente un ritorno all’old school ed una ventata di freschezza. In entrambi i casi, la macchina da presa ferma e l’audio quasi esclusivamente diegetico portano lo spettatore ad una totale immedesimazione.

Costato quattro melanzane e tre zucchine, Annabelle sembra essersi inimicato critica e pubblico ancor prima di uscire in sala, forse a causa del marketing da stalker posto dietro l’operazione. In realtà la pellicola di Leonetti non è più offensiva di tanti horror attualmente in giro (Le Origini del Male, Liberaci dal Male e tutto ciò che contiene “male” nel titolo italiano).

Annabelle non è brutto come vogliono farti credere. È solo mediocre, quindi di gran lunga peggio.

Annabelle – La Scheda

La felicità è reale solo quando...
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5 Commenti

  1. Mr Ink 18 ottobre 2014
    • StepHania Loop 19 ottobre 2014
    • Mr Ink 24 ottobre 2014
  2. James Ford 18 ottobre 2014

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