ATM – Trappola Mortale, di David Brooks


Mai Immettere Carboidrati Dopo Mezzanotte
ATM (che non sta per Azienda Trasporti Milano) appartiene al filone thriller/horror da camera, ovvero “gente che resta intrappolata da qualche parte rischiando la vita“, iniziato probabilmente nel 1997 con il memorabile Cube di Vincenzo Natali e riproposto nel 2010 dal magnetico Frozen di Adam Green, dal discusso Buried di Rodrigo Cortes, dal brutto-brutto Devil di John Erick Dowdle e per certi versi (e perché mi va di citarlo), ma con intenzioni e o mutos deloi differenti, anche da 127 Hours di quel tesoro di Danny Boyle. Se poi volessimo accennare al filone “gente che resta intrappolata da qualche parte rischiando la vita perché fuori c’è uno psicopatico con giaccone e cappuccio che ammazza la gente“, allora dovremmo citare l’episodio dell’impareggiabile Luther, Follia Omicida (2×03) che ha inizio proprio con un tizio imbacuccato che trucida con qualsiasi ferro chi osa metter piede fuori dalla stazione di servizio che lui sta assediando…

David (Brian Geraghty: Jarhead, The Hurt Locker), Corey (Josh Peck) e la passerina Emily (Alice Eve), dopo aver blaterato inutili menate ad una festa aziendale per un quarto d’ora di film, si ritrovano all’interno di un gabbiotto del bancomat (ATM), assediati da un sinistro individuo imbacuccato, appunto, in giaccone e cappuccio. Ai tre lucidissimi protagonisti è chiaro che il tipo non ha intenzione di prelevare dei contanti non appena sfracella di mazzate un semplice passante colpevole di aver sceso il cane a passeggiarlo. Impossibilitati a raggiungere l’auto, e quindi il cellulare per chiamare aiuto, i tre fighetti figli di Wall Street devono decidere: provare a scappare o aspettare l’alba nella fredda notte prenatalizia.
Sebbene l’idea del bancomat, simbolo di un certo tipo di capitalismo, fosse allettante e nonostante il buon concetto base, demandato ad una battuta della passerina (non siamo al sicuro neanche nel mondo delle videocamere di sorveglianza?) sia interessante, ATM si rivela una fiera della mancanza di ritmo e originalità sin da subito. La direzione dell’esordiente regista londinese David Brooks sa farsi apprezzare, ma la vera e propria falla della pellicola è la sceneggiatura, benché firmata da quello stesso Chris Sparling che aveva messo a punto lo script di Buried poco tempo fa. Dialoghi che oltrepassano il ridicolo (“forse deve prelevare“, “dov’è la sua carta“), personaggi dallo spessore di un tovagliolo e un finale che anziché cercare il riscatto fa il gioco che Blair Witch 2 aveva fatto con le videocamere nel lontano 2000.
La domanda che arriva ad attanagliare persino le stupide menti degli stupidi protagonisti è “perché lo fa?“. Gli hanno fatto un torto? E’ Saw? Cosa lo spinge a farlo? ‘Che, c’è qualcuno che lo spinge? Macché, quello vuole ucciderli perché è cattivo. Allora mettiamola così: il male è banale, se un uomo malvagio ha bisogno di uccidere, lo fa creando il massimo danno con il minimo sforzo, il che non corrisponde certo all’idea di assediare tre fastidiosi personaggi rinchiusi in un ATM.
La felicità è reale solo quando...
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Un Commento:

  1. Elio 25 febbraio 2012

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