Cloud Atlas (2013, Tykwer + Wachowski²)

Butterflies & Hurricanes

Io sono una brava persona, davvero. Faccio la raccolta differenziata, sfamo i randagi e chiudo l’acqua mentre mi lavo i denti. Sono una brava persona, davvero. E penso anche di non essere l’ultima dei fessi, ad esempio ho portato l’Ulysses di Joyce alla maturità. E la settimana scorsa ho visto Life of Pi e mi è piaciuto da far schifo, però non ne scrivo e non ne parlo con nessuno, perché devo ancora interiorizzarlo a pieno. Sono una brava persona e ci metto pure che so che qualcun altro si scrive qualcun altro e che qual è si scrive qual è. Ma di Cloud Atlas non ci ho capito un cazzo.

Ora, io non lo so se sono io che non ho i mezzi per capire Cloud Atlas o se è Cloud Atlas che non ha i mezzi per farsi capire da me (no, ahimé, il romanzo non l’ho letto). Che uno dice: allora ci sono ‘ste sei storie differenti, no? Personaggi differenti, ambientazioni differenti, tempi differenti… Chiaro? Che tu pensi siano tutte sconnesse tra loro e invece no: sono tutte legate. No, non solo dal riciclo degli attori, sstupida. Sono proprio legate da un significato profondo. Vuoi sapere qual è (scritto giusto, vedete), tessoro? Te lo dico: boh. Cheppoi però la regia è sublime, eh. Movimenti di macchina spettacolari ed effetti speciali da urlo. La fotografia, poi, è ancor di più curata, nitida, da togliere il fiato. Le interpretazioni (Hugo Weaving, Tom Hanks, Halle Berry, Susan Sarandon, Hugh Grant) sono tutte godibili e il fatto di far interpretare, nella stessa pellicola, tanti ruoli differenti (ma sempre collegati, eh, tessoro) allo stesso attore (o alla stessa attrice) è una cosa che raramente si è vista sullo schermo, è una cosa fresca, degna di lode.
Ma il giocattolone contorto e ambizioso di Tom Tykwer (Perfume: The Story of a Murderer) e dei fratelli Wachowski (non ho capito quanto Larry/Lana sia ancora “fratello” e non ho capito neanche quanto me ne frega a me) si limita a raccontare, inzuppandoli di sofismo, cinquecento anni di uomo e presunta umanità (dal passato ottocentesco ai futuri distopici) al fine di insegnare che che l’ammore va al di là del tempo e delle reincarnazioni e che un gesto apparentemente semplice può essere la causa di una rivoluzione secoli dopo… Ma se era davvero questo che volevano raccontare (‘che magari non ho i mezzi per capire io, eh), non potevano dirlo con meno fracasso, una mezz’ora di meno e con meno zeri dopo quell’uno? Secondo me sì, tessoro.

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21 commenti

  1. MrJamesFord 10/01/2013
    • StepHania Loop 11/01/2013
    • StepHania Loop 11/01/2013
  2. Mari. 11/01/2013
    • StepHania Loop 11/01/2013
    • Mari. 14/01/2013
  3. Mr Ink 13/01/2013
  4. Giacomo Festi 20/01/2013
    • StepHania Loop 20/01/2013
    • Giacomo Festi 23/01/2013
  5. Paola 20/01/2013
    • StepHania Loop 21/01/2013
  6. Paola 21/01/2013
  7. Paola 21/01/2013
  8. Paola 21/01/2013
    • StepHania Loop 22/01/2013
  9. Paola 23/01/2013
    • m. 22/09/2014
  10. Fab Pitt 22/05/2014
    • StepHania Loop 04/06/2014

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