The Conjuring 2 – Il Caso Enfield

The Conjuring – Il Caso Enfield (aka The Conjuring 2) è un film horror del 2016 diretto da James Wan e scritto da Wan e Carey e Chad Hayes; con Vera FarmigaPatrick WilsonMadison WolfeFrances O’Connor.

The Conjuring 2 – Il Caso Enfield, la recensione del film: Wan si ispira ad una storia vera per il più classico degli horror, spaventando sì, ma peccando nella costruzione della paura

Credimi, vorrei tanto poter dare addosso a James Wan, malese naturalizzato australiano, che a meno di quarant’anni ha ben nove film all’attivo, tra i quali almeno due meritatamente riportati negli annali della storia dell’horror. Il perfido Wan aveva “solo” ventisette anni quando ha diretto Saw – L’Enigmista (2004). Voglio dire, io a ventisette anni non vedevo neanche la luce in fondo al tunnel dell’università, come faccio a non odiarlo?

Non posso, non ci riesco. Tre anni fa, all’epoca del primo The Conjuring – L’Evocazione, ho anche provato a buttargli i pomodori addosso, ma poi quegli stessi pomodori sono ricomparsi sull’armadio della mia stanza da letto. Qual è il problema? È che con questo The Conjuring – Il Caso Enfield il perfido Wan ha superato se stesso e non c’è più nulla che io possa fare per fermarlo. O quasi.

The Conjuring 2: il poster del film horror di James Wan con Vera Farmiga e Patrick Wilson

La trama di The Conjuring 2

Siamo ad Enfield, cittadina a nord di Londra, nel 1977. Peggy Hodgson, una madre single, vive assieme ai suoi quattro figli in una casa popolare. Janet, la secondogenita, da tempo affetta da sonnambulismo, inizia a parlare nel sonno. Senza che si abbia il tempo di razionalizzare, iniziano a muoversi autonomamente giocattoli e mobili: una presenza demoniaca sembra aver scelto Janet come amichetta del cuore. Vengono interpellati i Warren e anche se Lorraine inizialmente fa i capricci, lei ed Ed accorrono in soccorso della bambina e della di lei famiglia.

La regia di James Wan

James Wan ha visto e rivisto L’Esorcista ed i suoi migliori derivati, ha preso appunti su quel suo quadernetto con la  copertina in pelle umana, ha sbobinato tutte le lezioni del corso “come girare un horror classico che più classico non si può”, ha masticato un “fanculo al mockumentary”, poi ha sputato per terra ed ha diretto The Conjuring – Il Caso Enfield nel migliore dei modi. La sua è una regia old school, tanto pulita quanto efficace. Anche spogliando il film degli altrettanto riusciti elementi di contorno (effetti speciali, sonoro e compagnia bella), i movimenti di macchina di Wan restano esemplari. Chapeau, insopportabile, infido, piccolo malese.

James Wan e Madison Wolfe in una scena di The Conjuring 2 - Il Caso Enfield

La sceneggiatura di Wan, Chad e Carey Hayes

Squadra vincente non si cambia: ecco quindi che i gemelli Chad e Carey Hayes tornano, dopo il primo capitolo, ad affiancare Wan nella scrittura. Qualche giorno fa abbiamo visto la vera storia del poltergeist di Enfield, uno dei più documentati di sempre: per mesi e mesi alcuni membri della Society for Psychical Research hanno fotografato, registrato e filmato gli strani accadimenti al 284 di Green Street.

Wan e gli Hayes fanno tesoro di questo lavoro e lo riportano, sfruttandolo quanto più possibile, nella prima parte di questa pellicola. Caratterizzano per bene i loro personaggi, puntando principalmente sulle figure femminili (Janet, Peggy, Lorraine Warren, la suora) aggiungendovi anche un padre (quello di Janet) distante e poco disposto a prendersi cura della sua famiglia. Nella realtà pare che il Signor Hodgson facesse visita ai figli una volta al mese e versasse puntualmente gli alimenti alla moglie. A tal proposito…

Quanto c’è di vero in The Conjuring – Il Caso Enfield?

Il film si apre con i coniugi Warren al lavoro sul caso di Amityville: la costruzione scenica riproduce fedelmente le foto del 1976. Poco dopo, la narrazione si sposta ad Enfield, introducendo la famiglia Hodgson proprio con i fatti che hanno scandito -nei resoconti dell’epoca- gli inspiegabili avvenimenti del 1977. Fermiamoci quindi un altro attimo sulla vera storia del caso Enfield per analizzare le differenze tra quanto narrato nel film e quanto presente nei fascicoli del caso.

Vero:
  • Janet e Margaret giocarono con una tavola ouija qualche giorno prima che tutto avesse inizio.
  • Gli eventi del 31 agosto ’77 sono un po’ caotici, ma concordano sul fatto che tutto ebbe inizio con i “raps”: quei rumori ritmici sulle pareti paragonabili ad un incessante bussare. I bambini ne furono inizialmente divertiti.
  • Quella stessa sera Peggy entrò nella camera delle figlie e vide con i suoi occhi una pesante cassettiera di rovere muoversi da sola. La rimise al suo posto, ma quella si mosse di nuovo. A quel punto non vi fu più verso di spostarla. Peggy, allarmata, portò i bambini dai vicini.
  • Vic, il vicino di casa, chiamò la polizia. L’agente Carolyn Heep scrisse nella sua dichiarazione di aver visto una sedia muoversi da sola. Nella realtà la poliziotta disse di averla vista spostarsi di poco più di un metro, mentre nel film la sedia percorre un bel po’ di strada in più.
  • Almeno trenta testimoni, nel corso dei tredici mesi in cui si verificarono i presunti fenomeni, raccontarono di mobilia in movimento, oggetti fluttuanti (biglie, mattoncini Lego e giocattoli), pozze d’acqua sul pavimento ed incendi spontanei.
  • In una delle registrazioni effettuate, Janet, con una voce da uomo, disse di essere Bill Wilkins. “Sono diventato cieco, poi ho avuto un’emorragia, mi sono addormentato e sono morto su una sedia in un angolo al piano di sotto”. Terry Wilkins, figlio di Bill, confermò la morte del padre nelle esatte circostanze raccontate da Janet.
Falso:
  • Nel film Janet si solleva fino a ritrovarsi attaccata al soffitto. Nella realtà i suoi fenomeni di levitazione sono altamente contestati, dato che nelle foto dell’epoca la posizione del suo corpo era tesa come durante un salto. Una delle foto più controverse, scattata da Graham Morris del Daily Mirror, viene mostrata nel film, ovviamente riadattata.
  • Janet non è mai riuscita ad entrare in una stanza chiusa, come avviene nel film.
  • Non si è mai parlato di crocefissi rovesciati all’interno di casa Hodgson. Tra l’altro il crocefisso capovolto è il simbolo di San Pietro, che chiese questa forma di crocefissione perché non si sentiva degno di essere crocefisso nello stesso modo di Gesù. L’associazione tra il crocefisso capovolto e Lucifero riguarda per lo più l’elemento fiction (e qualche psicotico).
  • Guy Playfair, uno degli investigatori della SPR, ha fatto visita alla troupe durante le riprese. Janet e Margaret Hodgson (quelle vere) però non hanno gradito la sua presenza, per cui Playfair è andato via dopo un solo giorno. Nella realtà, a rimanere per un solo giorno ad Enfield furono proprio Ed e Lorraine Warren, che dissero “sì sì, è tutto vero ma bella zio ciaone” e tornarono al loro Museo dell’Occulto. Tutto ciò che nel film segue il ritorno dei Warren al 284 di Green Street è stato inventato di sana pianta dagli Hayes e dal perfido Wan. Ma -ehi- è un horror, va bene così.

Il cagasottismo

The Conjuring – Il Caso Enfield fa paura. Questa paura deriva sia dal fatto che non ci sia spazio per la goliardia, sia da alcune trovate tecniche magistrali. Crescendo, costruzione, gusto nella gestione dei tempi caratterizzano ogni sequenza di questa congiura nei confronti dello spettatore. Le sequenze migliori si localizzano ovviamente prima del grande exploit: prima su tutte quella in cui la piccola Janet e il suo telecomando fanno la conoscenza di Bill, in un contesto totalmente diurno ma dannatamente inquietante. Vi è poi la scena riportata nei trailer -che contestualizzata spaventa ancor di più- in cui il demone con le sembianze da suora “gioca” con il quadro che lo raffigura. La mia preferita, però, è quella in cui “l’uomo distorto” prende forma. Vedere per soffrire.

Gli Interpreti: Vera Farmiga, Patrick Wilson e gli altri

Wan, per sua fortuna, non deve badare a spese (il film è costato 40 milioni di cucuzze) e quindi ha chiamato nuovamente in campo Patrick Wilson e Vera Farmiga, nei cui contratti era già prevista una clausola per un sequel. È proprio la Farmiga, con quei suoi occhioni screziati e profondi, a sembrar nata per il ruolo di Lorraine Warren. Ai due si affiancano una indifesa Frances O’Connor nei panni di Peggy Hodsgon, ed una strepitosa Madison Wolfe in quelli indemoniati della piccola Janet. Lauren Esposito (australiana), interprete di Margaret, è al suo totale esordio. A dirla tutta nei panni della suora demonio c’è Bonnie Aarons, che abbiamo visto in Mulholland Drive e Drag Me to Hell e che pare vedremo presto in Twin Peaks

Vera Farmiga in una scena di The Conjuring 2 - Il Caso Enfield

Curiosità e spin-off

Della serie “facciamo i fighi ma sotto sotto…”, la New Line Cinema ha richiesto che, prima dell’inizio delle riprese, un esorcista benedisse tutti i set. Al momento The Conjuring – Il Caso Enfield ha incassato circa 400 milioni di dollari, contro i 40 spesi. Per ora è l’horror che ha incassato di più nel giorno di uscita in sala.

È andata così bene che già si parla di un secondo spin-off: oltre a quello di Annabelle (le riprese del seguito, Annabelle 2, sono in corso in questi giorni), una collaborazione tra Warner Bros e New Line Cinema potrebbe portare alla nascita di The Nun, pellicola incentrata sul personaggio della suora demonio. La sceneggiatura di The Nun sarebbe già stata affidata a David Leslie Johnson, che ha partecipato in misura minore anche alla sceneggiatura di questo film. E sembra -dico sembra- che anche The Crooked Man, l’uomo distorto qui interpretato da Javier Botet, possa diventare una saga a sé stante.

La suora in The Conjuring 2 - Il Caso Enfield

No Climax, No Party

L’unico difetto che potrei trovare in questo The Conjuring – Il Caso Enfield è la mancanza del climax. Solitamente negli horror vi è una prima parte, per i più noiosa, nella quale i fenomeni rappresentati potrebbero avere una spiegazione razionale. Una luce che si accende da sola? Un contatto elettrico. Un rumore martellante nella parete? Un problema all’impianto idraulico. Un orologio che si ferma? Beh, le batterie non sono eterne. Il televisore cambia canale autonomamente? È l’interferenza del cellulare. A tal proposito si organizzano tour guidati di casa mia.

Eppure in The Conjuring – Il Caso Enfield, come nel suo predecessore, manca l’ansia crescente, manca quel fondo di razionalità che personalmente tanto adoro e altrettanto mi terrorizza negli horror. Vuoi un mobile che si muove? Toh. Vuoi il volto deformato del fantasma di un vecchio? Prego. Vuoi un demone vestito da suora che ti tolga il sonno? Vieni, te ne faccio vedere uno che mi è arrivato proprio stamattina.

So che questo è un aspetto puramente personale, una questione di gusto e paura che si riflette sulla sensibilità di ognuno. Alla fin fine si tratta di un horror, per di più di un horror di James Wan: sappiamo di dover arrivare alla possessione demoniaca, quindi non c’è il tempo di soffermarci su questi aspetti.

Però sono proprio questi piccoli aspetti che fanno sì che tu, insopportabile, infido, piccolo malese, non abbia ancora raggiunto i livelli de L’Esorcista.

The Conjuring 2 – Il Caso Enfield: la scheda del film

  • Titolo originale: The Conjuring 2
  • Nazione: Canada, U.S.A.
  • Anno: 2016
  • Durata: 134 minuti
  • Regia: James Wan
  • Sceneggiatura: James Wan, Chad e Carey Hayes, David Leslie Johnson
  • Musiche: Joseph Bishara
  • Cast: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Madison Wolfe, Frances O’Connor, Franka Potente, Frances O’Connor, Simon McBurney et al.
  • Genere: horror, insopportabile, piccolo, infido malese
  • Data d’uscita italiana: 23 giugno 2016
  • Se ti piace guarda anche: Insidious (2010), The Conjuring – L’Evocazione (2013), Annabelle (2014).
  • Trailer ITA:


La felicità è reale solo quando...
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6 Commenti:

  1. Cassidy 15 luglio 2016
    • StepHania Loop 15 luglio 2016
  2. Frank R. 15 luglio 2016
    • StepHania Loop 3 agosto 2016
  3. cecilia testa 4 giugno 2017

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