Disturbo Ossessivo-Compulsivo 2004

Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi
giganti, si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli,
si dica che ho vissuto al tempo di Achille.

Ovvero: Un Inutile Post Sulla Vecchitudine e i Dolori Osteoarticolari

Per il quarto anno consecutivo, da queste parti si mette un attimo da parte il rituale classificone dei film del 2014 per lasciare spazio al folle tentativo di
riassumere le dieci meglio cose di dieci anni fa nel pentolone de “la meglio robba del 2004”.

Il 2004 è stato l’anno in cui le adolescenti italiane hanno perso il senno dietro Tre Metri Sopra il Cielo, mentre le casalinghe si ammorbavano l’anima appresso a Non Ti Muovere. Nel resto del mondo facevano il botto The Passion, Troy, Alexander e The Day After Tomorrow. Restano purtroppo fuori dalla classifica che segue il salto Closer, Collateral e Crash. Ma oltre ai titolo con la “c”, anche l’horror non se la cavava male all’epoca, dato che dieci anni fa uscivano in sala Saw, The Grudge e L’Esorcista – La Genesi.

Il 2004 è stato l’anno in cui Michael Jackson è stato accusato di abusi su minore e l’anno in cui ci hanno lasciati Pantani, Ray Charles e Marlon Brando. Ma il 2004 è stato anche l’anno in cui è finito Friends ed è iniziato Lost. Ma soprattutto, il 2004 è stato l’anno in cui io c‘ho avuto la flat, capisciammé.



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10) Dawn of The DeadL’Alba dei Morti Viventi di Zack Snyder

Zack Snyder, qualche annetto prima del suo 300, dirige il remake del film di Romero del 1978 (per noi si chiamava Zombi, ma in realtà il titolo originale era, in entrambi i casi, Dawn of The Dead), che rappresenta a tutt’oggi uno dei pochi rifacimenti gradevoli e quasi necessari. Merito sicuramente di un estremo rispetto da parte del regista per l’opera di Romero, ma anche di un paio di lezioncine imparate da Boyle nel suo 28 Days After. Il cast poteva vantane Sarah Polley (Splice), Michael Kelly (House of Cards), Mekhi Pfifer (E.R., Lie To Me), ma soprattutto un neonato zombie, che fa sempre piacere. Secondo alcune fonti, in un video visto dai protagonisti in TV su cosa succede nel mondo della post-apocalisse, si possono notare delle immagini del G8 di Genova. Non ne siamo tutti orgogliosi? No.
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9) E.R.Decima Stagione (2013-14, NBC)
Continua il via vai dal Congo che ha caratterizzato alcune stagioni di E.R., ma nell’ottavo episodio della decima stagione, Freefall, andato in onda da noi l’11 Ottobre, (attenzione allo spoilerone!) moriva il Dottor Robert “Missile” Romano (Paul McCrane), il miglior chirurgo mono-mano al mondo, ma soprattutto uno dei miei personaggi preferiti di sempre. Dotato di un classismo, un razzismo ed un sessismo fuori dal comune, il Dottor Romano viene definitivamente sfracellato da un elicottero in caduta libera dal tetto del Policlinico Universitario di Chicago. Secondo la Dottoressa Weaver (Laura Innes) le ultime volontà del caro Bob prevedevano il lascito di tutti i suoi averi in favore di un’associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali. Certo.

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8) Kill Bill Vol.II di Quentin Tarantino

La diatriba è lunga, quasi come contestata fu la scelta di zio Quentin di dividere la pellicola in due parti. Meglio il Volume I o il Volume II? Beh, per me senza dubbio il primo, di cui si è parlato proprio un anno fa. Oddio, a dirla tutta non se ne è parlato, perché non mi ritengo capace di scrivere di un film già così conosciuto e analizzato. Quindi il settimo lavoro di Tarantino sta qua, assieme a Michael Madsen, Daryl Hannah, Pai Mei, la mossa dell’esplosione del cuore in cinque colpi e la faccenda dell’occhio.

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7) Eternal Sunshine of a Spotless MindSe Mi Lasci Ti Cancello di Michel Gondry

La pellicola di Michel Gondry, nonostante quel titolaccio italiano da orrore puro, è per la sottoscritta il miglior film sull’amore che sia mai stato girato. Sull’amore e non d’amore, perché questo gioiellino racconta ciò che resta della storia d’amore tra Clementine (una splendida Kate Winslet) e Joel (un bravo Jim Carrey), dopo due anni di tenera e turbolenta relazione. La bella Clementine si rivolge alla Lacuna Inc., società in grado di rimuovere selettivamente alcuni ricordi, perché vuole dimenticare Joel. Un viaggio psicologico nella vita coppia e nelle sue stranezze, realizzato in modo visivamente impeccabile e con due attoroni perfettamente nella parte, che racconta l’ineluttabilità del destino e l’equazione sofferenza vs felicità in amore. Eternal Sunshine of a Spotless Mind è una di quelle pellicole che non mi stancherei mai di guardare (tanto poi tra una volta e l’altra me la dimentico). E poi è troppissimo puccipucci.

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6) The Village di M. Night Shyamalan

Il sesto film di M. Night Shyamalan è per alcuni l’inizio del suo declino, per altri un thriller inaspettato ed appagante come pochi. La foresta che circonda il villaggio è infestata dalle mostruose “creature innominabili”, con le quali gli anziani hanno stretto un patto: se nessuno degli abitanti si fosse inoltrato nel bosco, esse non si sarebbero spinte fino al villaggio. Un giorno, però, il bel Lucius non tiene fede a tale accordo e scatena una serie di eventi che costringeranno Ivy ad attraversare il bosco. Ci sono l’adorabile Joaquin Phoenix, il bravissimo Adrien Brody, la infinitamente bella Bryce Dallas Howard, Shimmy Shimmy riflesso su di un vetro, un utilizzo impareggiabile del colore e un plot twist che sì, cazzo.

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5) Libertines – The Libertines (Rough Trade)

Questo spregiudicato lavoro di Pete Doherty e Carl Barat è e sarà sempre nel mio cuoricino e nel mio iPod (fino a che funzioneranno entrambi, ovviamente). L’omonimo album dei The Libertines spazia da indie folk a garage rock, sfiorando il punk revival. Suoni confusi e ruvidi, chitarre gracchianti e voci sgraziate, qualcosa di nuovo, anzi d’antico. Il secondo album di Pete&Carl, soprattutto grazie a brani come The Man Who Would Be The King e What Katie Did, ha a modo suo fatto la storia e dettato le regole per ciò che poi sarebbe seguito. Erano altri tempi, ma solo un anno prima quel mattacchione di Pete Doherty era stato arrestato per aver rubato a casa proprio del collega Carl Barat. Erano tempi in cui potevamo ancora essere cazzoni. Era prima di Kate Moss, prima della faccenda dell’eroina, prima che le cose in Europa andassero a puttane. Era un gran bel disco e, come disse Mick Jones, produttore di questo album: “un disco bello come questo esce una sola volta ogni generazione”.

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4) LostPrima Stagione (ABC)

La prima stagione di Lost quest’anno si è beccata un post tutto suo, proprio il 22 Settembre, a dieci anni esatti dalla messa in onda, negli States, dell’episodio pilota. Dieci anni fa il volo Oceanic 815, tratta Sydney – Los Angeles, si è schiantato al
suolo, con le turbine ancora funzionanti, su quella che sembra un’isola
deserta in mezzo al Pacifico. Il resto è storia.

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3) Million Dollar Baby di Clint Eastwood
Million Dollar Baby è, assieme a Il Miglio Verde, una di quelle pellicole che potrei vedere anche ogni giorno per una settimana, eppure piangerei comunque a dirotto. Non un pianto da commozione, eh, proprio un pianto disperato, singhiozzante, quasi da sceneggiata. Tra famiglie disastrate, eutanasia, sogni che per un attimo non sembrano poi così lontani e che si frantumano in mille pezzi poco dopo, Million Dollar Baby è un pugno nello stomaco, secco e diretto, inevitabile e doloroso. Nel 2005 il ventisettesimo lavoro di Clint Eastwood da regista si aggiudicò gli Oscar per miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista (l’inarrivabile Hilary Swank) e miglior attore non protagonista (per Morgan Freeman), oltre ai Golden Globe per regia ed attrice drammatica. Così, un anno dopo Mystic River, nonno Clint ci dette un altro forte scossone, un altro scorcio di disperazione e sofferenza. Dove sei adesso, nonno?

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2) The Terminal di Steven Spielberg

Poche pellicole riescono a toccare tutti i miei tasti emozionali come The Terminal, diretto da Steven Spielberg e con Tom Hanks, Stanley Tucci, Catherine Zeta-Jones e Zoe Saldana, incentrato sulla storia di Victor Navorski, che, inciampato in una falla del sistema, si ritrova trattenuto all’aeroporto John F. Kennedy con un passaporto privo di validità a causa di un colpo di stato nel suo paese d’origine. The Terminal non è un film che accomuna: ho sentito persone dire “una commedia senza un bacio? Che roba è?” (real story) e ne ho viste altre restare impassibili di fronte al direttore Dixon (Tucci) che sfracella un pacco di patatine per far capire a Victor (Hanks) che la Krakozhia è andata. Ho visto gente non commuoversi dinanzi alla faccenda di “medizina pe capra” e non ridere di fronte a quella delle fotocopie. In realtà a questa pellicola non manca nulla, c’è il sistema tiranno, il paladino solitario, il burocrate, le buone intenzioni, la piccola criminalità, l’umorismo pulito, l’amore irrealizzabile, il sogno di una vita e la cooperazione tra reietti. In The Terminali si piange e si ride, a volte contemporaneamente. E quindi, non potendo chiedere niente di più ad una commedia, lo ribadisco senza vergogna: a me The Terminal piace abbomba.

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1) Shaun of The Dead – L’Alba dei Morti Dementi di Edgar Wright
Pensavo di sentirmi sola nell’idolatrare questo gioiello di Edgar Wright, invece ho appena scoperto che Tarantino, dopo averlo visto, disse “non è solo il miglior film di quest’anno, ma di ogni anno da ora in poi”. Sono quindi sicuramente in buona compagnia (scusa Quentin, se sei all’ottavo posto…) nell’affermare che il primo capitolo de La Trilogia del Cornetto (The Three Flavours Cornetto Trilogy) è una di quelle pellicole che dimostrano, con tanto gusto e tipicamente british, sagacia e genialità, oltre a insegnare parole come “esacerbare” e il fatto che “i cani non possono guardare verso l’alto”. Con i mai troppo osannati Simon Pegg e Nick Frost, eterni Peter Pan, nel bel mezzo di un’apocalisse zombie, alle prese con relazioni tormentate e mamme un po’ svampite (che però sanno mimetizzarsi benissimo tra i non-morti). L’Alba dei Morti Dementi è, senza se e senza ma, la parodia più intelligente e divertente che abbia mai visto. La cosa assurda è che è anche un buon horror.

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E visto che tra poco il 2014 se ne va, portando via con sé – si spera – tanti problemi, auguro a chiunque passi da qui un anno migliore, ricordandovi bacchettonamente che dobbiamo sì festeggiare e sperare, ma anche essere responsabili: andiamoci piano con i “botti”, perché potrebbero spaventare i nostri animali e ferire i vostri bambini. Tanti auguri accorati e coscienziosi a tutti ed in alto i calici per voi, che perdete tempo a leggere le mie farneticazioni. Buon 2015!
La felicità è reale solo quando...
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12 Commenti:

  1. Mr Ink 31 dicembre 2014
  2. James Ford 31 dicembre 2014
    • StepHania Loop 1 gennaio 2015
  3. Jean Jacques 1 gennaio 2015
    • StepHania Loop 1 gennaio 2015
    • Jean Jacques 1 gennaio 2015
  4. Salvatore Baingiu 1 gennaio 2015
    • StepHania Loop 2 gennaio 2015
    • StepHania Loop 2 gennaio 2015

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