Don Jon (2013, Joseph Gordon-Levitt)

Pop Porno

Don Jon è il film che nessuno si sarebbe filato, se non fosse l’opera prima di Joseph Gordon-Levitt, l’attore a cui vogliamo tutti bene anche se – dai – fa le faccette. Nella locandina di questa pellicola, infatti, il caro Josy, classe ’81, fa la faccetta da “io le cose le so, tanto è vero che faccio i film sui pornomani, così chi non viene a vederlo perché ci sono io, viene a vederlo perché c’è il porno”. Pop porno.

In Don Jon Joseph è Don Martello (eddaje), un americano di origini italiane (abbomba abbomba) che pranza in canotta facendo pandan con il padre, che va a confessarsi dopo varie bestemmie nel traffico e che espia le sue colpe dicendo le preghiere durante gli esercizi in palestra. Ma le caratteristiche di Jon non finiscono qui: gli piace pulire la sua “tana”, trombarsi una donna diversa ogni sera (tratto da cui deriva il titolo del film) e sopra ogni cosa, lo appassiona farsi le pugnette davanti ai porno (abbomba abbomba).
Le sue abitudini cambiano quando conosce Barbara Sugarman (Scarlett Johansson), una femmina da 10, che, sebbene vesta in abitini sgargianti e succinti, mastichi perennemente una gomma e pubblichi foto da vamp su facebook, non gliela dà. Barbara infatti crede nell’amore da polpettone storico e crede che un uomo che ama la sua compagna lo possa dimostrare solo facendo di tutto per lei. A dirla tutta, Barbara crede anche che pulire il proprio appartamento sia disdicevole…

Jon e Barbara, dipinti con ironia e cinismo, sono due stereotipi della nostra epoca: lui, porno o non porno, è il maschio smidollato, l’uomo che non sapendo cosa vuole, si limita per comodità ad assecondare i desideri della donna; lei è la classica donna perbenista, che non la dà al di fuori di una “relazione seria” e che crede che l’amore sia quello delle commedie sentimentali con Channing Tatum ed Anne Hathaway (che fanno un esilarante cameo in un film nel film). La forza e la contrapposizione di questi due personaggi è amplificata da un uso molto intelligente della regia, che reitera situazioni ed inquadrature allo scopo di evidenziare e sottointendere superficialità e cambiamenti.

In questo turbinio di stereotipi fa irruzione il personaggio di Esther, interpretata da Julianne Moore, che anziché inventarsi un’immagine e un’esistenza (come Jon e Barbara), la vita la ha vissuta davvero, ricevendone in cambio, però, un dolore devastante. Qui probabilmente ha sede la prima falla di quest’opera prima del caro vecchio Joseph, dato che questo personaggio reale, sincero e profondo, questo personaggio di cui vorremmo cogliere ogni sfumatura e sapere ogni minimo cazzo, viene presentato e lasciato quasi a margine, senza i doverosi approfondimenti.
Ma lo scivolone meno dimenticabile di Don Jon si ha nell’ultima parte, quando la costruzione distaccata e brillante della storia inciampa nel finale, che – intento parodistico o meno – fa esattamente ciò che non avrebbe mai dovuto fare: assolve tutti incondizionatamente e amen, proprio come il prete fa con Jon, assegnando la stessa penitenza indipendentemente dai peccati ascoltati. 

Purtroppo la sensazione che resta dopo la visione è che Joseph Gordon-Levitt abbia un tantino “barbareggiato”, partendo da un buon intento, giocando su di un argomento che “tira” (trombano comunque di più in qualsiasi episodio di Game of Thrones), per poi lasciare in palestra la necessità di una presa di posizione. Non è un 10, Josy. 

Don Jon (U.S.A. 2013)
Regia: Joseph Gordon-Levitt
Sceneggiatura: Joseph Gordon-Levitt
Cast: Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Rob Brown, Jeremy Luke
Genere: commediola finto-alternativa
Data d’uscita italiana: 28 novembre 2013
Se (proprio) ti piace guarda anche
Love & Sex (2000), Ruby Sparks (2012), Silver Lining Playbook (2013).
La felicità è reale solo quando...
Condividimi!

Un Commento:

  1. James Ford 10 dicembre 2013

Ti va di lasciare un commento?