I film in sala dal 16 marzo: John Wick – Capitolo 2, Loving e The Ring 3

La rubrica (che tutto il mondo ci infischia) sui film in uscita al cinema

Questa settimana, a dominare le uscite in sala, troveremo La Bella e la Bestia di Bill Condon, che – a giudicare da quanto si legge in giro – non è altro che una trasposizione pari pari dell’omonimo film d’animazione Disney del 1991. Con l’aggravante, presumo, che Emma Watson è probabilmente meno espressiva del suo equivalente “primitivo”. Per questo, nonostante la presenza nel film di Stanley Tucci ed Ewan McGregor, faremo finta che la cosa non ci riguardi.

Ci interessano invece l’ultimo colpo di coda degli Oscar (Loving), Keanu Reeves che picchia i romani (John Wick – Capitolo 2) e la bambina che ancora oggi si ostina ad uscire da pozzi e televisori (The Ring 3).

Platealmente Perfido, la rubrica sui film in uscita al cinema.

John Wick – Capitolo 2

Consigliato: Yep
Genere: azione, thriller
Durata: 122 minuti
Cast: Keanu Reeves, Ruby Rose, Ian McShane, John Leguizamo
Trama:

Neanche John Wick riesce ad andare in pensione, altro che “uomo nero”. L’ex collega Santino D’Antonio, di chiare origini russe (colf), chiede l’aiuto di John nell’omicidio della di lui sorella Gianna, al fine di assicurarsi il controllo della malavita internazionale. Non potendo rifiutare, John se ne va a Roma a guidare Mustang e spaccare culi.

Dico io:

Meno di tre anni fa uscì in sala John Wick, film presentato come il riavvicinamento al grande pubblico di Keanu Reeves, all’epoca ridotto a triste macchietta da meme sui social. Venne fuori, però, che il film era puro cinema d’azione, 100 minuti di mazzate e sparatorie con una spruzzatina di frasone roboanti.

Lui non è esattamente l’uomo nero. Lui è quello che mandi ad uccidere l’uomo nero.

Lo spunto di partenza era pressoché misero: un gruppo di malviventi prendeva di mira un tale, gli sfasciava casa, gli arrubbava la Mustang ma soprattutto gli accideva il cane. Il giorno dopo saltava fuori che il tale era John Wick, il più grande assassino su commissione della storia. John avrebbe potuto anche soprassedere sulla faccenda della Mustang, ma non su quella del cane (ultimo regalo della moglie defunta), quindi si metteva a spaccare il culo ai russi e pure ai Greyjoy.

In questo secondo capitolo la regia resta nelle mani di Chad Stahelski, che oltre ad essere regista e produttore, è uno stunt e uno che le mazzate le sa dare per davvero. Al cast si aggiungono Laurence Fishburne (Ei fu Morpheus) e Dio Peter Stormare. Stormare interpretava John Abruzzi in Prison Break, Lucifero in Constantine (2005) e diceva “componenti americani, componenti russi, tutti fatti a Taiwan” in Armageddon. Uno di cui aver sempre fiducia, insomma. Il guaio però è che, avendo decimato la mala russa nel primo capitolo, in questo secondo per forza di cose bisogna tirare in ballo la mala italiana; con le panoramiche di Roma e Santino D’Antonio e sua sorella Gianna rispettivamente interpretati da Riccardo Scamarcio (eh) e Claudia Gerini (uh).

Il web è pieno di video lunghissimi in cui Reeves si allena per questo secondo capitolo, facendo di tanto in tanto battute che non fanno ridere. La critica ed i fan del “cinema di menare” lo hanno accolto bene ed il buon Cassidy de La Bara Volante, oltre ad averlo apprezzato, mi ha assicurato che questa volta il cane sopravvive. Non si garantisce per Scamarcio, restando in argomento.

Critica: Metascore 75/100; Tomatometer 90%.

Trailer ita:

Loving

Consigliato: Yep
Genere: drammatico
Durata: 123 minuti
Cast:  Michael Shannon, Joel Edgerton, Marton Csokas, Ruth Negga
Trama:

Siamo nel 1958, in Virginia. Richard Loving e Mildred si amano ed hanno intenzione di sposarsi. Vanno addirittura a Washington per farlo, ma c’è un problema: lui è bianco e lei no. Dato che siamo nel 1958 “questo matrimonio non s’ha da fare”. I due decidono comunque di convolare a nozze, ma la Virginia – che punisce con il carcere i matrimoni misti – li condanna prima ad un anno di detenzione e poi a all’esilio in un altro stato per ben 25 anni.

Probabilmente come prima cosa avrei dovuto scrivere, in grassetto, che il film è tratto da una storia vera. I coniugi Loving, realmente esistiti, non demorsero ed instaurarono contro la retrograda Virginia una causa passata alla storia proprio come “Loving contro Virginia”. È grazie a loro che nel 1967 la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale il “Racial Integrity Act” del 1924, ponendo fine alle restrizioni legali relative ai matrimoni interrazziali. Insomma, è grazie a Richard e Mildred che a “questo matrimonio non s’ha da fare” non segue più il “né domani, né mai”.

Dico io:

Il film è diretto da Jeff Nichols, regista dell’indimenticabile Take Shelter che negli ultimi anni si era un po’ perso di vista. Proprio da Take Shelter (2011) Nichols si porta dietro quell’ammasso di talento che è Michael Shannon, qui nelle vesti di un fotografo al quale la rivista Life commissionò un servizio sui Loving. Richard e Mildred hanno invece le sembianze di Joel EdgertonRuth Negga. Quest’ultima ha anche ricevuto, per questo ruolo, una candidatura agli Oscar 2017 come miglior attrice protagonista; il riconoscimento è poi andato ad Emma Stone.

Critica: Metascore 79/100; Tomatometer 89%.

Trailer ita:

The Ring 3 (Rings)

Consigliato: Nope
Genere: horror
Durata: 102 minuti
Cast: Matilda Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki, Vincent D’Onofrio, Lizzie Brocheré
Trama:

Holt inizia ad interessarsi alla strana leggenda su di una videocassetta, la cui visione provocherebbe la morte dopo sette giorni. La sua fidanzata Julia, preoccupata dal non avere sue notizie, si precipita al campus del giovane, dove scopre che Holt ed il suo gruppo di studio si sono presi la briga di convertire il vecchio filmato maledetto in formato digitale. Questo, ovviamente, subito prima di averlo visionato tutti assieme, sei giorni e mezzo fa. Mentre tenta disperatamente di salvare Holt, Julia scopre, studiando il video, che c’è “un film dentro al film”. Ma un bel documentario sulla storia del mockumentary, no?

Dico io:

A dirigere c’è lo spagnolo F. Javier Gutiérrez, al suo secondo lungometraggio. Tra gli sceneggiatori troviamo Akiva Goldsman, uno che ha curato la sceneggiatura de Il ClienteA Beautiful Mind, ha scritto e diretto diversi episodi di Fringe e poi gli deve essere partita la brocca per l’horror, perché si è messo a fare il produttore esecutivo di secondo, terzo e quarto capitolo di Paranormal Activity. Io non conosco nessuno che abbia davvero visto Paranormal Activity 234, per dire. Ti rassicuro comunque sulle condizioni di salute del nostro Akiva: sta meglio, si è ripreso e si è messo a curare la sceneggiatura de La Torre Nera. Cosa? Preferivi Paranormal Activity 5? Sì, anch’io. Tanto non conosco nessuno che lo avrebbe visto davvero, Paranormal Activity 5.

Ma veniamo al punto. Sono passati ben quindici anni dal primo The Ring a stelle e strisce, a sua volta remake del sardo giapponese Ringu del 1998. Adesso l’attrice che interpretava Samara nel film di Verbinski ha la bellezza di 27 anni e non le riesce più così bene venir fuori dai televisori. Anche perché al giorno d’oggi – signora mia – televisori e monitor sono a schermo piatto e diventa sempre più complicato per i giovani uccidere le persone dopo “sette giorni”. Tanto più che all’epoca era piuttosto facile controllare la diffusione del video in VHS, ma oggi con YouTube questa cosa è un po’ sfuggita di mano. Per arginare i danni, ad interpretare Samara è stata chiamata Bonnie Morgan, stunt e contorsionista brava, ma così brava che riesce pure a non bruciare i pixel.

Detto ciò, questo terzo capitolo sembra virare più verso il body torture, mentre il mio interesse vira verso Paranormal Activity 6.

Critica: Metascore 25/100; Tomatometer 6%.

Trailer ita:
La felicità è reale solo quando...
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6 Commenti:

  1. Sophie 16 marzo 2017
    • StepHania Loop 17 marzo 2017
  2. Cumbrugliume 17 marzo 2017
    • StepHania Loop 18 marzo 2017
  3. Petrako 18 marzo 2017
    • StepHania Loop 18 marzo 2017

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