Hannibal – Prima Stagione (2013, NBC)

Insegnaci la Partecipazione e l’Indifferenza. Insegnaci a Tacere.

Chi arriva su queste pagine cercando proprio “ester moidil” (e non “will smith petto nudo” o “wentworth miller vestiti”) saprà già quale ammirazione possa avere per Il Silenzio degli Innocenti e tutto il cucuzzaro una che ha scelto questo anagramma come nickname. Per cui il piatto forte del giorno non sarà il fegato
di un addetto ai censimenti con un bel piatto di fave ed un buon
Chianti, ma Hannibal, serie televisiva del 2013, vista da una delle tante Ester
Moidil che, per anni, ha nutrito un profondo, reverenziale, ammiccante
rispetto per la figura dello psichiatria cannibale partorita da Thomas
Harris.

Nel corso della maturazione del mio gusto personale in fatto di letteratura e cinema, non ho potuto fare a meno di chiedermi come mai la figura del Dottor Lecter abbia fatto tanti proseliti nel corso delle sue differenti rappresentazioni. La risposta che mi sono data, una volta affievolitosi quell’amore spassionato ed immaturo e dopo aver visto il declino del personaggio a livello sia letterario che cinematografico, è piuttosto semplice: Hannibal non rappresenta il Male, rappresenta un tipo di male colto, intelligente e sofisticato. Con il suo mangiare solo i maleducati e il suo continuo voler sfidare le più grandi menti dell’F.B.I. (da Will Graham a Clarice Starling) rappresenta una forma di psicopatia praticamente inesistente. Per carità, le vicende di Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee, e di Armin Meiwes, il cannibale di Rotenburg, sono reali ed abbondantemente documentate, ma il vero Male, quello di cui tutti dobbiamo aver paura, è molto più banale, quotidiano e pericoloso.

Finito questo inutile pippotto, chiariamo subito che Hannibal, la serie, si pone come prequel prendendo spunto e personaggi dal romanzo Red Dragon di Thomas Harris (1981), da noi edito inizialmente come Il Delitto della Terza Luna (1984), poi come Drago Rosso (1995) ed infine con il titolo originale (2002). Red Dragon è stato il primo romanzo del ciclo di Hannibal Lecter, seguito poi dal leggendario The Silence of the Lambs (Il Silenzio degli Innocenti, 1988), dal meno soddisfacente Hannibal (1999) e da quella porcata di Hannibal Rising (per noi Le Origini del Male). Le trasposizioni cinematografiche si sono quasi meccanicamente adattate ai livelli dei rispettivi romanzi: Red Dragon è stato portato in maniera dignitosa sul grande schermo prima da Manhunter di Michael Mann nel 1986 e poi da Red Dragon di Bret Ratner del 2002; da quell’indiscusso ed indiscutibile capolavoro letterario de Il Silenzio degli Innocenti è stata tratta l’omonima, ineguagliabile e pluripremiata pellicola di Jonathan Demme del 1991; Ridley Scott ha trasformato in un film mediocre del 2001 il romanzo mediocre Hannibal ed infine è giunta la porcata doppio combo, quando il pessimo romanzo Hannibal Rising del 2006 ci ha regalato, nel 2007, una delle cose più brutte mai viste in sala: Hannibal Lecter: Le Origini del Male. Ne ho fatto un altro, di pippotto, vero?

Bryan Fuller, ideatore di questa e di altre serie (come Pushing Daisies), coadiuvato in tutti gli episodi dall’ausilio dello stesso Thomas Harris, prende da Red Dragon il persoggio di Will Graham e lo sfigura, gli toglie moglie e figlio, gli aggiunge cura ed affetto per i cani randagi, lo trasforma in un soggetto così sensibile ed empatico da riuscire ad entrare nella testa degli assassini, a ragionare come loro, a ripercorrere fisicamente i loro stessi passi e, quindi, ad incastrarli quasi come per magia. Grazie a questa sua particolare dote, Graham sarà indispensabile per Jack Crawford, direttore del Dipartimento di Scienze Comportamentali (B.A.U.) dell’F.B.I. di Quantico, Virginia (sì, Signori Miei, è questa ambientazione che apre Il Silenzio degli Innocenti), la cui moglie (vegetariana!), coerentemente con quanto raccontato da Harris nel romanzo del 1988, mostra i primi sintomi di una difficile malattia. Lo stesso Crawford si avvarrà dell’aiuto dello stimato psichiatra Hannibal Lecter, il cui personaggio colpisce nel segno mantenendo tutta la potenza letteraria originaria. Il Dottor Lecter è qui un intellettuale, un sadico, un amante dell’arte, dell’Europa e dell’Italia, un uomo che disegna i luoghi dei suoi ricordi e che forza se stesso a provare emozioni, mosso da un rispetto nei confronti di Will Graham tale da costringerlo ad una perenne sfida, ad un gioco al gatto e al topo perpetrato ai danni degli ignari malcapitati.

Will Graham (ruolo appartenuto a William Petersen senza pappagorgia nel 1986 e a Edward Norton nel 2002) è interpretato da Hugh Dancy (marito di Claire Danes), che riesce a suscitare la giusta dose di follia, ossessione e confusione del suo personaggio (se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te). A lasciare di stucco però è proprio il danese Mads Mikkelsen, che presta il volto e il suo strano accento al pericoloso Dottor Lecter, regalando un’interpretazione propria e personale, distante anni luce da quella pluripremiata di Anthony Hopkins, ma ugualmente credibile ed efferata. Personaggio ricorrente nel corso dei tredici episodi della serie è la Dottoressa Bedelia Du Maurier, interpretata da una Gillian Anderson (recentemente vista in The Fall) algida e distante come non mai. Fuori fuoco appare però l’interpretazione di Laurence Fishburne, il cui personaggio non riesce a dare il giusto tributo ed a reggere il confronto con il Jack Crawford letterario e cinematografico (Scott Glenn nel 1991 ed addirittura Harvey Keitel nel 2002).

Le storyline, concepite spesso per essere analizzate in più di un episodio, hanno inizio proprio con da alcune vicende cui si accenna in Red Dragon: l’individuazione da parte di Graham di un cannibale, Garrett Jacob Hobbs, detto Minnesota Shrike (l’Averla del Minnesota), colpevole dell’uccisione di otto studentesse. Hobbs viene abbattuto, come nel romanzo, da Will Graham, mentre, dopo aver ucciso la moglie, sta per sgozzare la figlia, Abigail, simile per età e fattezze alle vittime del padre. Abigail Hobbs sopravvive ed il suo personaggio funge da collegamento con le successive storyline, che proseguono con altri, grotteschi ed inquietanti casi, come quello di un uomo che usa i cadaveri come fertilizzanti, quello di alcuni bambini scomparsi anni prima, le cui famiglie vengono barbaramente trucidate, quello di una ragazza affetta da una grave malattia che ne contamina corpo ed anima e soprattutto quello, citato in Red Dragon, del Chesapeake Ripper (lo Squartatore di Chesapeake), che torna a mietere vittime dopo un lungo periodo di silenzio. Questi stessi delitti si dimostrano al contempo un’ispirazione per il Copycat Killer, un emulatore
che si diverte ad imitare e riprodurre gli omicidi, confondendo l’F.B.I. e talvolta lo stesso Graham. Vicende oscure e sanguinarie, quelle raccontate da Hannibal, che non disdegnano di regalare un paio di sobbalzi nonostante l’esperienza o il curriculum sul campo.

Non mancano le falle, purtroppo, soprattutto per quanto concerne l’aspetto procedurale, che nella maggior parte dei casi viene completamente abbandonato in favore delle sensazioni e delle visioni di Will Graham: una scelta che mette in luce e caratterizza pienamente il personaggio, a pesante scapito della credibilità della risoluzione dei casi.

Da un punto di vista stilistico la serie rasenta ottimi livelli, grazie alla regia in alcuni episodi di David Slade, che ci aveva prima incantati con Hard Candy e delusi poi con un qualche Twilight e che si dimostra maestosa e sicura, forte anche di una fotografia cupa ed inquieta e di ambientazioni riuscite e talvolta citazionistiche, su tutte il Baltimore State Hospital for the Criminally Insane che ben conosciamo. Il citazionismo ovviamente non è limitato ad un paio di sequenze, ma viene anche palesato nella presenza del Dottor Chilton, direttore del suddetto istituto, il cui personaggio mantiene la caratterizzazione originaria, dal personaggio della giornalista Freddie (o Freddy) Lounds, che nel romanzo gioca un ruolo importante, e dall’introduzione di una storyline secondaria su Miriam Lass, una recluta dell’F.B.I. mandata tempo addietro dallo stesso Crawford sulle tracce dello Squartatore di Chesapeake (come Clarice Starling…) e che ne scoprirà l’identità proprio nel modo in cui Graham ne viene a capo nel romanzo.

Fortunatamente Hannibal non usa mezze misure, né nei personaggi né nella rappresentazione, e raggiunge il culmine facendo provare allo spettatore la stessa forma di disgusto di fronte alla cravatta colombiana (di recente emulata in The Bridge) e di fronte alla presunta carne di coniglio preparata da Lecter per Crawford. L’aspetto culinario, infatti, assume un ruolo importante in questi tredici episodi, dando il titolo ad alcuni di essi, portando il Dottor Lecter a disquisizioni asettiche e speciste sulla macellazione e disturbando lo spettatore sensibile al tema a dovere.

Come prevedibile, negli Stati Uniti la serie ha avuto degli ascolti mortificanti, ma la imponente co-produzione (c’è anche la Dino de Laurentiis Company di mezzo) ha fatto sì che venisse trasmessa in Italia con una differita accettabile e che venisse già confermata una seconda stagione, che ovviamente non vediamo l’ora di assaporare.

Pellamiseria, quanto è lungo questo post.

Hannibal – Season 1 (U.S.A. 2013)
Ideato da: Bryan Fuller
Tratto da: Red Dragon di Thomas Harris
Sceneggiatura: Thomas Harris, Bryan Fuller
Regia: David Slade, Guillermo Navarro, Michael Rymer, Tim Hunter
Cast: Hugh Dancy, Mads Mikkelsen, Caroline Dhavernas, Laurence Fishburne, Gillian Anderson
Genere: thriller psicologico, crime, horror, vecchi amici per cena
Programmazione in U.S.A.: dal 4/04/2013 al 20/06/2013 su NBC
Programmazione in Italia: dal 12/09/2013 su Italia 1
Se (proprio) ti piace guarda anche:
Manhunter (1986), Red Dragon (2002), I Menù di Benedetta.
La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti:

  1. Jean Jacques 9 ottobre 2013
    • StepHania Loop 14 ottobre 2013

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