House Of Cards – Prima Stagione (2013, Netflix)

Such a Waste of Talent. He Chose Money Over Power.

C’erano una volta le serie TV che venivano mandate in onda, giustamente in televisione, un episodio a settimana. Adesso c’è Netflix, emittente statunitense in streaming che ti spara tutti e tredici gli episodi di una stagione in una notte. C’erano una volta, poi, le serie che nel finale di stagione concludevano almeno qualcosa qua e là. Adesso c’è House of Cards, che alla fine ti lascia lì in sospeso, come durante la pubblicità.

Frank Underwood (l’insuperabile Kevin Spacey) è a capo della Camera dei Rappresentanti quando Garrett Walker, grazie alle spinte non sempre corrette dello stesso Underwood, viene eletto Presidente degli U.S.A.. Anziché ricevere ciò che gli era stato promesso, ovvero la nomina a Segretario di Stato, Underwood viene messo da parte e lasciato ancora una volta in panchina. Ed è così che il nostro Deputato preferito architetta un vendicativo, strategico e meschino piano di rivalsa fatto di tredici episodi.
Grazie alla meravigliosa regia di David Fincher (che ha diretto e “impostato” i primi due episodi della stagione), Underwood/Spacey si rivolge, guardando dritto nella macchina da presa, direttamente allo spettatore, commentando sarcasticamente situazioni e reazioni altrui e cercando un’empatia che lo spettatore, sospettoso, non è pronto a dare ad uno squalo come lui. A proposito di squali (“I love that woman. I love her more than sharks love blood“), Frank è sostenuto dall’algida moglie Claire (una bravissima Robin Wright), contenuta, sicura e multisfaccettata, pronta a spalleggiare, pur di non annoiarsi, il marito nella sua galvanizzante corsa al potere ad ogni costo. Il loro rapporto, fatto di ambiguità, tradimenti, ripicche e di “ti amo” detti quasi da una stanza all’altra, sembra talvolta occupare più spazio di quanto ne occupi il facciotto di Spacey. Tra i Deputati che Underwood usa a suo favore, facilitandoli o distruggendoli, l’unico verso cui lo spettatore prova simpatia è Peter Russo (Corey Stoll, l’Hemingway di Midnight in Paris), che rappresenta quel pizzico di genuinità rimasto nello schifo della pulitica, misto però ad alcool ed a tanta, troppa, ingenuità. In questo contesto si inserisce Zoe Barnes (Kate Mara, sorella meno fregna di Rooney), giornalista moderna, impulsiva ed arrivista, pronta a tradire e compromettersi pur di avere uno scoop.
Un impianto narrativo complesso e solido quello impostato dall’ideatore Beau Willimon (The Ides of March, mancaddirlo), talmente ricco di sottotrame sociali ed associazioni politiche da essere stato più volte paragonato ad una struttuta shakespeariana, che fa da sfondo ad thriller politico spietato, perverso e disilluso all’inverosimile. Non ci sono buoni in House of Cards, ci sono persone che hanno il potere e/o i soldi e persone che, non avendo né l’uno né gli altri, sono destinate ad essere fagocitate dal sistema. Sì, un po’ come nella realtà.
A iniziare dalla magnetica sigla di testa, è palese la ricerca stilistica, fredda e scomoda, messa a punto per la serie, ma quello che colpisce maggiormente è l’interpretazione, sempre all’altezza, di tutto il cast. Oltre al mai troppo osannato Kevin Spacey ed ai già citati Wright e Stoll, ritroviamo nei panni di Christina Gallagher, assistente e fidanzata di Russo, la bellissima Kristen Connolly (The Cabin in The Woods, The Bay) e nelle vesti di Janine Skorsky, una giornalista meno incline ai nuovi mezzi di diffusione di quanto non lo sia Zoe, troviamo Constance Zimmer, attualmente nel cast della seconda stagione di The Newsroom.
Le riprese della seconda stagione di House of Cards sono già iniziate e sebbene non ci sia dubbio sul fatto che la serie meriti la visione, l’interrogativo che rimane è: perché quel season finale così, quasi di corsa? 

House of Cards – Season 1 (U.S.A. 2013)
Ideato da: Beau Willimon, Michael Dobbs (romanzo)
Regia: David Fincher, James Foley
Sceneggiatura: Willimon, Dobbs, Kate Barnow, Andrew Davis, Sam Forman
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Michael Kelly, Kate Mara, Kristen Connolly, Corey Stoll
Genere: drama, political thriller, squali
Programmazione in U.S.A.: 01/02/2013 su Netflix
Programmazione in Italia: buono a sapersi
Se (proprio) ti piace guarda anche:
Margin Call (2011), The Ides of March – Le Idi di Marzo (2011), Jaws – Lo Squalo (1975)

La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti:

  1. Marco Goi 20 agosto 2013
    • StepHania Loop 21 agosto 2013

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