Il Filo Che Brucia (2010, Jeffery Deaver)

The Burning Wire

L’Elettricità è Vita. L’Impulso che va dal Cervello al Cuore e ai Polmoni è Elettrico, Come Tutto il Resto. L’Elettricità è Morte.

Nella sua casa-laboratorio, Lincoln Rhyme, adagiato sulla sua fiammante Storm Arrow, segue da lontano e con apprensione l’avvistamento, a Città del Messico, de L’Orologiaio, spietato assassino già protagonista de La Luna Fredda (2006), quando il NYPD è messo in allerta da un inquietante attentato: in piena Manhattan un autobus di linea è stato colpito da un arco voltaico di notevoli proporzioni. Qualcuno si è divertito a giocare con la rete elettrica, trasformando l’autobus in una carcassa di metallo incandescente, uccidendo e ferendo diversi passeggeri. Poco dopo l’attentatore si fa avanti con un ultimatum: se la Algonquin Consolidated, principale produttore e gestore elettrico della zona, non ridurrà drasticamente l’apporto di elettricità alle sue utenze, ci saranno altri giochi. E altri morti.

Avevamo lasciato il duo Rhyme-Sachs nel 2008, con La Finestra Rotta, e ritrovarlo a distanza di anni, nel decimo romanzo della saga, scatena una forte componente affettiva. Ne Il Filo Che Brucia ritroviamo non solo lo stizzoso e geniale Lincoln Rhyme e l’affascinante e “baciata dal fuoco” Amelia Sachs, ma tutta la combriccola: la “recluta” Ron Pulaski, con il suo animo buono e le sue insicurezze, il capitano del NYPD, Lon Sellitto, con i suoi vestiti stropicciati e quel suo strano modo di abbandonarsi sulla sedia, l’efficiente tecnico Mel Cooper, con quella sua clandestina seconda vita da ballerino e persino l’agente speciale del Bureau, Fred Dellray, impantanato in un’interessante lotta personale tra le nuove tecnologie di intercettazione (zona nebulosa…) e la vecchia guardia da infiltrato in strada. Inoltre, quando ormai pensavamo stesse fermo un turno, ritroviamo nello studio-laboratorio persino il detective del NYPD Roland Bell, con la sua caratteristica coppia di pistole. Ma non finisce qui: fanno capolino, tramite il telefono del criminologo, Kathryn Dance, l’esperta di cinesica californiana conosciuta ne La Luna Fredda e protagonista di un altro ciclo di romanzi, il preziosissimo e metallaro tecnico informatico Rodney Szarnek e persino Parker Kincaid, perito calligrafico protagonista del bellissimo La Lacrima Del Diavolo (romanzo indipendente dal ciclo Rhyme). Jeffery Deaver, assieme a pochi altri (tra i quali lo Stephen King di 22/11/’63) ha il coraggio di gongolare e glorificarsi in continui crossover aventi ad oggetto le sue stesse creature e lasciando, il più delle volte, al lettore il compito di ricordare in quale caso avesse avuto a che fare con quel dato personaggio. Di certo non si può negare che tale operazione gli riesca divinamente.
L’idea di base è tanto inquietante quanto geniale: l’utilizzo della corrente, inarrestabile ed onnipresente, come arma crea tensione tanto tra gli addetti ai sopralluoghi della Scientifica quanto nella vita quotidiana del lettore. L’approfondimento su alcuni personaggi, di solito secondari, come Pulaski e Dellray, si rivela molto intrigante. La narrazione è pervasa da un buon ritmo e dalla incalzante voglia di scoprire chi ci sia dietro, tuttavia l’attanagliarsi degli avvenimenti non è all’altezza del più grande Deaver: il lettore navigato si ritrova davanti a situazioni già vissute, a depistaggi un po’ troppo prevedibili e un epilogo che purtroppo non può più trarre in inganno, nemmeno per un istante. E’ difficile capire se è proprio la conoscenza degli schemi alla Deaver a impedire al lettore di sorprendersi ancora una volta, o se, in realtà, Deaver mette molto di sè in Fred Dellray: il progresso e le tecnologie avanzano incessantemente in ogni campo ed è complesso adeguarsi alla novità per chi eccelle nel metodo della vecchia scuola. Justice for…
Nonostante questo, come testimoniano quelle stelline lì in alto, siamo comunque molto lontani dal deludente L’Addestratore (2010) e dal fastidiosissimo La Consulente (2012): Il Filo Che Brucia è un romanzo che vale la pena leggere, se non altro per non guardare più, con gli stessi occhi, maniglie, asciugacapelli e volatili che si posano sui cavi dell’alta tensione. Perché dal cielo non piovono piccioni arrosto?
La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti

  1. Nico Donvito 1 agosto 2013
    • StepHania Loop 11 agosto 2013

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