In The Flesh – Prima Stagione (2013, BBC Three)

In The Flesh si apre laddove la maggior parte delle serie e delle pellicole sul tema si chiude: l’epidemia è giunta al termine. Il Governo ha trovato una cura per i malati di PSD (Partially Deceased Syndrome) e, rifornendoli di iniezioni (per placarne la fame), lenti a contatto e fondotinta (per dissimularne le fattezze) li rispedisce a casa. A “casa”, però, non tutti gioiscono: le periferie, durante l’invasione, sono state abbandonate a se stesse e i cittadini si sono organizzati in vere e proprie milizie, riunite dallo slogan “morte alle carcasse”.

È in questo contesto che Kieren Walker (nomen est omen…), diciottenne parzialmente morto e parzialmente vivo, fa ritorno a Roarton, da un padre incapace di parlare, una madre spaventata ed una sorella che è diventata un importante membro dell’HVF (Human Volunteer Front), spietata milizia che non tollera la presenza di questi ritornatori. Nelle appena tre puntate della serie scopriremo come e perché è morto Kieren, quali cervelli ha dovuto mangiare per sopravvivere e perché la sua presenza non fosse gradita a Roarton ancor prima di diventare così palesemente inappropriata. Incontreremo Amy Dyer (nomen est omen: reload) e la adoreremo per quel suo essere naif, quelle divertenti gaffe e quella frase, circa la sua dipartita, che ci smuove qualcosa dentro.

Come i veri horror dovrebbero sempre fare, In The Flesh sfrutta la componente sovrannaturale per andare ad analizzare a fondo il tema del diverso, della (dis)integrazione sociale, del senso di colpa e della (non richiesta) seconda possibilità, assieme ad altre tematiche la cui citazione intaccherebbe la visione di questo gioiellino made in Iukkei. Perché solo uno sceneggiatore britannico (Dominic Mitchell) ed una produzione inglese (BBC Three e BBC HD) avrebbero potuto concepire un plot così apparentemente distaccato e cinico, così realmente empatico e toccante. Solo un prodotto inglese, poi, avrebbe potuto chiudere ogni episodio con un brano differente dell’adorabile Keaton Henson.

Non solo le selezioni musicali, ma diversi aspetti contribuiscono a fare di questa serie un prodotto riuscitissimo: dalla encomiabile interpretazione di Luke Newberry nei panni di Kieren a quella di Emily Bevan nelle vesti di Amy, alla fotografia plumbea, alla regia a tratti claustrofobica, tutto sembra convergere nella realizzazione perfetta di questa miniserie che, nonostante il budget piuttosto ridotto, si preannuncia in grado di andare a dar fastidio ai Grandi.

Più dalle parti del francese Les Revenants che da quelle del deludente (e costoso) The Walking Dead, questo gioiellino – che per contenuti li supera entrambi – tratta la tematica “zombie” da tutt’altro punto di vista, distaccandosi completamente e apertamente dalle pellicole di genere ed accostandosi, seppur con obiettivi diametricalmente opposti, a quell’altro caposaldo inglese della rivisitazione del tema, Dead Set, nel quale, nell’ormai lontano 2008, l’epidemia di morti viventi si apriva un varco persino nella casa del Grande Fratello.
In The Flesh è  capace di fare emozionare senza forzature e lascia addosso quella voglia di averne ancora, di voler sapere come sta Kieren e che fine ha fatto Amy. Non è dato sapere se ci sarà un seguito, sebbene gli ascolti in Patria siano stati gratificanti, ma la misera autrice di queste stupide pagine si assume la responsabilità di affermare, come poche volte ha fatto, che In The Flesh è una serie da non perdere.

In The Flesh – Season 1 (U.K. 2013)
Ideato da: Dominic Mitchell
Regia: Jonny Campbell
Sceneggiatura: Dominic Mitchell
Cast: Luke Newberry, Amily Bevan, Harriet Cains, Ken Burton
Genere: horror, drama, gente malata dentro casa
Programmazione in U.K.: dal 17/03/2013 al 31/03/2013 su BBC Three
Programmazione in Italia: probabilmente mai
Se ti piace guarda anche: Dead Set (2008), Les Revenants (2013)

La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti:

  1. Mr Ink 11 agosto 2013
    • StepHania Loop 11 agosto 2013

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