Italia Wave Love Festival: Lecce, 15 Luglio 2011

Probabilmente è troppo tardi per pubblicizzare l’Italia Wave Love Festival 2011, che dopo anni e anni dalla Toscana si sposta a Lecce, nel Salento più torrido, inospitale e conservatore. Non è troppo tardi, però, per ricordare che c’è chi, in quel Salento più torrido, inospitale e conservatore, storce il naso e parla di “colonizzazioni culturali che ci offendono“: c’è chi andrebbe preso a calci in culo per ore, insomma. Imperdibili, per le persone estremamente colonizzate, le uniche date italiane di Kaiser Chiefs e Paolo Nutini, delle quali ci si accinge a scrivere, non sapendo come collegare questa parte al resto del post.
All’arrivo, sul palco ci sono i gallesi The Joy Formidable, energetici e coinvolgenti con il loro connubio rock/punk e la bella voce della Bryan, chepperò fondamentalmente non se li fila nessuno, che mica sono i sud sound system. </polemica><concerto>.

Il turno dei Kaiser Chiefs si apre con Everyday I Love You Less And Less (2005, dall’album Employment) e già dopo pochi minuti si intuisce che il quintetto di Leeds, capitanato da Ricky Wilson, non si risparmierà nonostante il caldo torrido e la scarsa presenza di pubblico. E’ all’insegna dello show, infatti, che prosegue la loro performance, che vede l’alternarsi di pezzi nuovi nuovi, tratti dal quarto lavoro The Future Is Medieval, a brani più consolidati, quali I Predict A Riot (2004), Ruby (2007) o Never Miss A Beat (2008). La precedenza, in scaletta, viene lasciata ai brani più power di The Future Is Medieval, come Little Shocks, Long Way From Celebrating o Man On Mars, per poi tornare, in chiusura, su certezze quali The Angry Mob (2007), trascinata per diversi minuti, e la ciliegina sulla torta, Oh My God (2007). Wilson corre, balla, beve, fa la puttanella con le telecamere, raggiunge la folla, si lascia sollevare dal pubblico, corre tra la gente per raggiungere l’impalcatura dei tecnici di fronte al palco e ci si arrampica, quasi accecato dalla boria (“r u waiting for Paolo Nutini?“, farfuglia ad un certo punto). La band coinvolge, trascina, costruisce un muro sonoro disarmante nel quale la tensione non cala mai in oltre novanta minuti, grazie anche alla scelta di brani senza tregua. Al termine i cinque si inchinano e il tastierista rivolge una fotocamera al pubblico, scattando alcune foto. Un’esibizione all’insegna dello spettacolo e dell’umiltà, per una band conosciutissima che ha calcato ben altri palchi. Alla faccia di chi ritiene gli inglesi freddi e snob.

Giusto il tempo necessario alla preparazione del palco (e ad un paio di birre…) ed è il turno di Paolo Nutini: solo, sperduto e mingherlino, su quel palco, a confronto con la band che lo ha preceduto. Nutini attacca con una fedele esecuzione di Jenny Don’t Be Hasty (2007), in una cannottierina bianca, con una sezione di fiati alle spalle e con un’acconciatura che si smonterà dopo poco. Nutini che appena ventiquattro ore prima era sul palco del Benicàssim, dove, mentre lui suona a Lecce, stanno presumibilmente esibendosi i The Strokes. Il giovane scozzese prosegue la sua performance con la movimentata e adorabilmente ska 10/10, per poi presentare molti dei brani del primo album, These Streets (2006), completamente riarriangiati (New Shoes, Rewind e Last Request) misti ai pezzi del nuovo Sunny Side Up (2009, tra tutti la toccante No Other Way), infilando in scaletta addirittura Caruso in apertura del famoso singolo Candy, Over And Over, cover degli Hot Chip e Time To Pretend, cover degli MGMT. Nutini, che non può certo vantare il trasporto dei Kaiser Chiefs prima di lui, si divincola divinamente tra ska, country e blues, creando molti momenti di calo di trasporto o attenzione, ma lasciando un buon profumo di arte e di nuovo dietro di sè.
La felicità è reale solo quando...
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