Cinema Italiano I Love You – Italiano Medio (2015, Maccio Capatonda)

 

In questo primo mese del 2016 il cinema italiano ha subito un forte scossone: Quo Vado? di Gennaro Nunziante ha battuto buona parte dei record di incasso tricolore precedentemente registrati con una cifra che al momento si aggira attorno ai 60 milioni (e di euro!). Che si sia a favore o meno della satira (…) di Zalone, non si possono non riconoscere il successo del film ed il suo lato positivo: questi introiti non possono che giovare al cinema italiano. Eppure ci sono tante pellicole, in questo nostro paese a forma di stivale, che non ricevono le stesse attenzioni. Per questo la community di cinebloggers riuniti per amore del bene e della giustizia ha deciso, dietro proposta di Alessandra di Director’s Cult, di dedicare una giornata al cinema italiano.

 

Quindi di che parliamo oggi in questi lidi? Dei grandi autori che cercano di alzare l’asticella della difficoltà, che nelle ultime decadi era stata abbandonata al livello del mare? Di Sorrentino, che ha riportato in Italia l’Oscar? Di Sollima, grande regista coraggioso e contemporaneo? Di Gatteo Marrone Matteo Garrone, che ha fatto da apripista a tante imperdibili produzioni? Di Moretti? Salvatores? Tornatore? Macché, sarebbe troppo facile. Parliamo di Maccio Capatonda. Ma perché? Perché? Beh, perché un anno fa il signor Maccio ha portato in sala una commedia non tanto dissimile da quella di Nunziante, tra l’altro mediante la stessa casa di produzione e distribuzione. Eppure uno dei due (attenzione, spoiler: Nunziante) ha fatto sessanta milioni di incassi. L’altro no, ne ha fatti poco meno di quattro.

 

 

Cinema Italiano I LOVE YOU!
Il Bollalmanacco
Almost Blue
Delicatamente Perfido
Italiano Medio
Director’s Cult
Il Volto di un’Altra
In Central Perk
Maicol Jecson
Mari’s Red Room
Shadow
Non C’è Paragone
Basilicata Coast to Coast
Pensieri Cannibali
Non Essere Cattivo
Solaris
Io Sono l’Amore
White Russian
Non Essere Cattivo

 

 

Jagged Little Pill




 

Maccio Capatonda, alias Michele Macchia, nasce su YouTube (proprio come i The Pills, adesso in sala con il loro primo film) ed ottiene un successo immediato grazie ai suoi finti trailer, immediatamente sfruttati in televisione mediante le varie trasmissioni Mai Dire Qualcheccosa.

 

Il tipo di parodia su cui si fonda l’operazione (perché sì, parliamo di “Maccio”, ma dobbiamo sottintendere autori e colleghi di scena) si basa sull’utilizzo di attori (e presumibilmente amici) totalmente inadeguati, inutilmente enfatici o privi di espressione; sui nomi assurdi e cacofonici affibbiati ai personaggi (Pino Cammino, Billy Ballo, Mariottide) ma anche ai finti attori (Ivo Avido, Herbert Ballerina, Anna Pannocchia); sull’utilizzo di errori grammaticali, parole utilizzate del tutto fuori contesto o storpiate per bene (“il fu mattia bazar”, “uno nessuno e centomiglia”, “Luigi Pirlandello”, solo per citare Sei Personaggi in  Cerca d’Autista). Tra le gag più riuscite è impossibile non citare la serie Padre Maronno e soprattutto il finto trailer L’Uomo Che Usciva La Gente, richiamato anche in – sì sì, ora ci arrivo – Italiano Medio.

 

I Maccios continuano a lavorare senza sosta (come si può vedere dal canale YouTube), tant’è che per questo 2016 è prevista l’uscita di un nuovo film, Quel Bravo Ragazzo, con Herbert Ballerina (in realtà Luigi Luciano) protagonista.

 

Quando nel 2015 i Maccios si cimentarono con il cinema, il rischio era il solito, comune a molti colleghi: chi regge uno sketch di cinque minuti in televisione, sarà in grado di riempire uno schermo più grande e sostenere un minutaggio decisamente maggiore? La risposta è la solita e comune a molte pellicole non dissimili: così così.

 

Ma “mobbasta”, parliamo del film.

 

 

Avete presente la commediola all’italiana con un protagonista stupido e superficiale che, in balia degli eventi, si ritrova a fare qualcosa di coraggioso che lo fa apparire una persona meglio, attirando le attenzioni della bella ragazza, spesso sensibile ed acculturata (colf colf)? Ecco, no. Italiano Medio è l’esatto opposto: il suo protagonista, Giulio Verme, è un uomo colto e preparato, un ambientalista, un animalista, un vegano, uno che non guarda la TV spazzatura e, che, improvvisamente, si ritrova a fare qualcosa di molto, molto stupido.

 

Il guaio è che Giulio Verme è anche un cagacazzi: non approva che la moglie Franca si nutra di derivati del latte, non accetta di pagare la quota condominiale per l’installazione di una parabola, non approva l’utilizzo dell’ascensore perché nuoce alla salute e consuma energia elettrica. Questo probabilmente è il primo livello della parodia messa in scena da Maccio Capatonda e compagnia bella: la derisione di chi, pur seguendo principi morali giusti e condivisibili, finisce con l’essere solo, sofferente, intollerante ed intollerabile. Per certi versi sono un po’ così anch’io, per altri probabilmente lo sei un po’ anche tu.

 

Giulio viene indotto dalle circostanze (che prendono le sembianze di Herbert Ballerina, qui nel ruolo di Alfonso Scarabocchi) ad assumere una compressa che fa sì che le sue capacità intellettive siano espresse al 2%, invece che al normale 20%; sì, si parodizzano pellicole come Limitless di Neil Burger o il più recente Lucy di Luc Besson. Una volta ingerita la pillola, Giulio diventa un uomo superficiale, stupido ed ossessionato dal sesso. Diventa Christian De Sica, praticamente. Questo è il secondo livello di parodia: l’italiano medio – o almeno quello rappresentato da questo ed altri (meno sarcastici e pungenti) film – è fesso, ma così fesso che solo una droga immaginaria potrebbe renderlo così fesso. Proprio questo aspetto – che potremmo chiamare “la mossa Eastwood” – ha del geniale: diverte me, che ci vedo una parodia nella parodia, ma con i suoi “scopare” e “ce l’ho buttata” diverte anche chi si sbellica con i cinepanettoni.

 

 

Italiano Medio è farcito con personaggi e storie appartenenti al background dei Maccios, ma la satira, quella vera e pungente, non manca: si passa dai reality ai calciatori scemi, dalle associazioni “contro” (qui rappresentate da “i salmoni”) a Roberto Salviamolo. Non mancano neanche i (grandi) riferimenti cinematografici: oltre a Limitless ed ai suoi derivati, si tirano in ballo L’Attimo Fuggente, Arancia Meccanica e – qui mi si punta dritto dritto al cuoricino – Fight Club. L’infanzia dello stesso Giulio viene raccontata per mezzo di un narratore esterno in un tripudio di carrellini e toni caldi, come avviene spesso nelle pellicole firmate da Wes Anderson.

 

È cinema? No, probabilmente no. O sì, se lo è anche Quo Vado?. Ma proprio per questo suo essere dannatamente furbo (per me) Italiano Medio è una stellina sopra l’operazione di Nunziante e forse – dico forse – se distribuzione e media ci si fossero soffermati un po’ di più, avrebbe ottenuto maggiore attenzione da parte del temibile “grande pubblico”. O forse no, per i motivi di cui ho già blaterato qui. Tanto non lo sapremo mai, ma risulta strano che per una volta in Italia la furbizia non abbia pagato.

 

La felicità è reale solo quando...
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17 Commenti:

  1. Alfonso Maiorino 24 gennaio 2016
    • StepHania Loop 27 gennaio 2016
  2. Pietro Sabatelli 24 gennaio 2016
    • StepHania Loop 27 gennaio 2016
  3. James Ford 24 gennaio 2016
  4. Lisa Costa 24 gennaio 2016
  5. Marco Grande Arbitro 24 gennaio 2016
  6. Kris Kelvin 24 gennaio 2016
    • StepHania Loop 27 gennaio 2016
  7. Alessandra Muroni 24 gennaio 2016
    • StepHania Loop 27 gennaio 2016
  8. Jean Jacques 24 gennaio 2016
  9. Lazyfish 25 gennaio 2016
  10. Marco Goi 25 gennaio 2016
    • StepHania Loop 27 gennaio 2016
  11. Babol 25 gennaio 2016
  12. Mari. 25 gennaio 2016

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