Jake Bugg – Jake Bugg (2012)

Light A Cigarette And Wish The World Away
 
Jake Bugg ha diciotto anni, non ci si possono aspettare testi alla Eddie Vedder, anche perché a volte nemmeno da Eddie Vedder ci si possono aspettare testi alla Eddie Vedder. Lo so, sarebbe lecito pretendere qualcosa di più profondo di “I drink to remember, I smoke to forget” o “on friday night I take a pill or maybe two“, però vi assicuro che dopo dieci giorni di sinusite, si iniziano ad apprezzare parole come “so I kiss goodbye to every little ounce of pain / light a cigarette and wish the world away“.

Di antipatie questo sbarbatello di Nottingham (come lo sceriffo) ne suscita un bel po’: che sia per quella voce un po’ a paperetto (gergo tecnico, ndr), che sia per quella reciproca stima con l’odioso Liam Gallagher, che sia per la spocchia senza pari che esibisce con quella sigaretta perennemente tra le labbra o che sia per quella inquietante somiglianza con un improbabile figlio in provetta tra Miles Kane (The Rascals, Last Shadow Puppets) e Justin Bieber, lo spocchiosetto inglese, tra mille critiche, ha messo a punto un ottimo ed eterogeneo album di debutto, che spazia dal country al folk, incanta al primo ascolto e strizza più di un occhio agli anni ’60 d’oltreoceano.

Infatti, per quanto risulti fastidioso aggregarsi alle assurde associazioni sfornate dalla critica, già ascoltando la prima traccia (e terzo singolo estratto) di questo Jake Bugg, Lightning Bolt, con il suo ritmo tra il pop ed il folk, è chiaro a chiunque che l’antipatico psichelletto spocchioso è cresciuto a jacked potatoes e Bob Dylan.


Con un sound che resta magicamente in testa al primo ascolto, l’album prosegue con Two Fingers (uh, ragazzaccio), la sinusitis song (per intenderci), che pur avendo apparentemente lo spessore lirico di un tovagliolo, ha un retrogusto di nichilismo e disillusione così forte e così in contrasto con la melodia scanzonata di base, che è impossibile non ascoltarla (ed adorarla) fino alla nausea.


Tra la veloce Taste It, la struggente Broken, l’energica Trouble Town (primo singolo estratto), la sepolcrale Ballad of Mr. Jones e la ludica Someone Told Me, Jake Bugg, tra un arpeggio di chitarra e un acuto a paperetto (aridaje), è in grado di far proprie le sue influenze, tirando fuori un album che, col senno di poi, sembra assolutamente necessario e trasformando quell’anomala sensazione di deja vù in qualcosa di nuovo, in qualcosa di buono. Ma più inglese e con più spocchia.
La felicità è reale solo quando...
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4 Commenti:

  1. Amos Gitai 25 dicembre 2012
    • StepHania Loop 25 dicembre 2012
  2. MrJamesFord 25 dicembre 2012
    • StepHania Loop 25 dicembre 2012

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