Jupiter Ascending (2015, Andy e Lana Wachowski)

Wacho Wacho Man
Facciamo finta che Matrix non sia mai esistito.
Ricordate Cloud Atlas? Io sì: due anni fa ammisi, non senza deriderlo, di non averci capito un trullo. Una commentatrice – o meglio, la commentatrice che tutti i blogger sognano – mi spiegò Cloud Atlas. Davvero. Da allora mi sono ripromessa – senza esserci ancora riuscita – di rivederlo, con meno distanza e maggiore attenzione, mossa dalla teoria che probabilmente “il problema non sei tu, sono io”. Ci sono però due dati inconfutabili da sottoporre all’attenzione dei signori giurati: a) “non ho capito Cloud Atlas” è una delle chiavi di ricerca più frequenti di questo blog; e b) Jupiter Ascending non è Cloud Atlas, non richiede né minore distanza né maggiore attenzione: non c’è un granché da capire.

Siamo in un futuro distopico e Jupiter Jones (Mila Kunis) è un’immigrata russa, orfana di padre e figlia di Maria Doyle Kennedy (Orphan Black, per restare in tema), che pulisce i cessi ed odia la sua esistenza. La zia, l’unica a parlarle del padre astrologo, le preannuncia che, visto il suo ascendente, Jupiter è destinata a grandi cose. Le “grandi cose” effettivamente arrivano, ma sfortunatamente la vogliono morta. In suo soccorso arriva Caine Wise (Channing Tatum per ⅓ del film a torso nudo), un licatante: tipo una cosa costruita in laboratorio metà uomo e metà cane e per di più venuto fuori male (è albino), al cui confronto il dinosauro geneticamente modificato annunciato nel prossimo Jurassic Park è roba di scarsa fantasia.

Ciao, sono Channing Tatum.

La povera Jupiter scoprirà di essere coinvolta in una faida tra fratelli, nobili eredi di un patrimonio a dir poco galattico, di cui la nostra Terra, come più o meno in tutta la fantascienza dagli anni ’70 in poi, non è altro che una piccola parte, “solo questo grande sasso” al confronto dell’immenso universo. Ma gli abitanti di questa stessa Terra non sono altro che bestiame, progettato, sviluppato ed allevato per la mattanza, la mietitura; il tutto a scopo di lucro, perché il profitto non muove il mondo, muove l’intero universo.

La povera Jupiter si troverà al cospetto degli Abrasax (non sarebbe un nome perfetto per uno sgrassatore? Contro l’unto ostinato, Abrasax!): della bella e perennemente giovane Kalique (Tuppence Middleton), del controverso e sibillino Titus (Douglas Booth) e del delicato e pacato Balem (Eddie Redmaye doppiato male) e non faticherà molto a comprendere il perché del suo pericoloso coinvolgimento in questa anomala e planetaria dichiarazione di successione.

Il fratello e la sorella Wachowski, cui appartengono il soggetto, la sceneggiatura, la produzione e la regia di questo lavoro, hanno un chiaro obiettivo in mente: creare una nuova saga, che si discosti dai colleghi young adult e vada a delineare qualcosa di nuovo e che possa avere un seguito. I fratelli Wachowski, un po’ come i fratelli Abrasax, perseguono il profitto.

A livello tecnico i Wachos riescono (come sempre) nel loro intento, costruendo ambientazioni ed atmosfere da mozzare il fiato, realtà lontane e tecnologiche da lasciare allibiti, specie aliene particolari ed innovative cosparse di non rari citazionismi e diverse sequenze di pattinaggio figurativo di coppia nell’aere.

Tuttavia a livello narrativo Andy e Lana toppano in pieno: la sceneggiatura, spesso impacciata (“mi piacciono i cani“?), sembra voler affrontare il più volte citato tema del capitalismo (capitalismo no, brutto!); il concetto del tempo come bene più prezioso; la controversia ereditaria di questa nobile ed antichissima famiglia senza scrupoli; la guerra stellare con tanto di guardie reali, eserciti e mercenari; la burocrazia ed il riferimento all’assistenza sanitaria; il rifiuto dello specismo e l’attaccamento dei terrestri alla loro stessa gente. Il guaio è che la stessa sceneggiatura finisce per raccontare di tutto un po’, in maniera confusionaria e distratta.

Inoltre, ad eccezione di Caine (comunque ben interpretato da Tatum), i personaggi mancano di caratterizzazione ed autonomia, a cominciare dalla stessa protagonista, che avrebbe dovuto rappresentare il punto di vista dello spettatore e che invece si ritrova ad essere solo l’ennesima damigella in pericolo, continuamente messa in salvo da Caine.

Qualcosa da salvare, oltre alla sempre eccezionale regia dei Wachos ed alla fotografia di John Toll, c’è: le musiche di Michael Giacchino si rivelano perennemente azzeccate, una sequenza surreale sulla burocrazia planetaria ci regala un cameo del regista Terry Gilliam e, udite udite (occhio allo spoileretto), questa volta Sean Bean non muore.

Ma da due menti folli e visionarie come quelle di Andrew e Larry Lana, insomma, ci si aspettava di più di una storiella d’amore sui pattini.

Sempre facendo finta che Matrix non sia mai esistito.

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Jupiter Ascending (U.S.A. 2015)
Regia: Andy e Lana Wachowski
Sceneggiatura: Andy e Lana Wachowski
Fotografia: John Toll
Musiche: Michael Giacchino
Cast: Mila Kunis, Channing Tatum, Eddie Redmayne, Sean Bean, Maria Doyle Kennedy et al.
Genere: fantascienza (scritta male e girata bene), pattini e cani
Titolo italiano: Jupiter – Il Destino dell’Universo
Data d’uscita italiana: 5 febbraio 2015
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6 Commenti:

  1. Jean Jacques 7 febbraio 2015
  2. James Ford 7 febbraio 2015
  3. Salvatore Baingiu 8 febbraio 2015
  4. Marco Goi 8 febbraio 2015
    • Bara Volante 14 febbraio 2015
  5. Beatrix Kiddo 8 febbraio 2015

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