Jurassic World (2015, Colin Trevorrow)

Ti Voglio Bene Raptor ♥

Avviso ai naviganti: questa non è una di quelle pseudo-recensioni in cui fingo di essere una persona seria. Questo è un post di cuore – o di pancia, se preferite, tanto sono felicemente accessoriata di entrambi – di una ex bambina decenne cicciona che, dopo aver atteso ventidue anni, si è ritrovata di fronte una pellicola che faceva l’occhiolino proprio a lei. Jurassic World, infatti, sebbene sia una pellicola a sé, comprensibile anche a quelle tre persone che non conoscono la saga, fa in più di qualche punto espresso riferimento al primo capitolo, Jurassic Park, e parla al cuore (o alla pancia, se preferite) di chi quel film lo ha amato e vissuto.

Sono passati ventidue anni, nella nostra vita, dall’incubo vissuto su Isla Nublar, dalla prima volta in cui noi abbiamo visto i dinosauri al cinema. Lo stesso periodo di tempo è intercorso nell’opera cinematografica, nella quale il Jurassic Park ideato da Hammond è un ricordo doloroso, un esperimento andato male, una stampa di cattivo gusto sulle t-shirt. Testimoni di quell’esperienza, ci ritroviamo in tutt’altra realtà: il parco adesso è aperto e funzionale, dotato dei più aggiornati sistemi di sicurezza, pronto ad accogliere ventimila visitatori al giorno nelle più disparate attrazioni.

È a noi che Colin Trevorrow, regista e sceneggiatore, dedica quelle immense panoramiche, una sorta di ciò che sarebbe dovuto essere ed ora è, accompagnate dalle musiche del nostro Michael Giacchino, che, sostituendo Williams, rielabora il tema principale della pellicola, rendendolo più moderno, più attuale, reale come la suoneria di uno smartphone.

I nostri occhi seguono Gray e Zach, due fratelli in visita al parco, che assistono al pasto del Tirannosauro con la solita capretta con lo stupore – presente, ma non eccessivo – di chi ben sa che il parco esiste ed è lì, di chi avrà visto tante e tante pubblicità e si è fatto un’idea di cosa lo aspetti. Questa distrazione di fondo, questa mancata sorpresa è un po’ anche la nostra, dato che noi abbiamo già assistito grossomodo alla scena, tanti anni or sono. Anche il baby zoo, allestito con cuccioli di Triceratopo cavalcabili, non ci emoziona, perché, come gli immaginari visitatori del parco, siamo grandi e non ci basta più.

Per questo per la InGen non è più sufficiente ricreare i dinosauri del Mesozoico per ottenere profitti. I tempi sono cambiati, T-Rex e Raptor non bastano più, non attirano più, non fanno più audience. Paradossalmente, servono animali nuovi, ma dal genoma antico. Per questo, dritto dritto dal primo capitolo, il Dottor Wu crea l’Indominus Rex, un nuovo tipo di dinosauro, evoluzionisticamente inesistente, ottenuto legando assieme frammenti di DNA di diverse specie, antiche e non.

A Claire (ma quanto è bella Bryce Dallas Howard?), zia di Gray e Zach, spetta il compito di ottenere i finanziamenti necessari agli studi genetici o forse più propriamente quello di vendere i nuovi animali, creati interamente in laboratorio, alla pubblicità. Owen Grady (Chris Pratt) è invece tutt’altro tipo di persona ed è il responsabile, all’interno del parco, di un particolare progetto sull’addestramento dei Velociraptor. Già.

Non starò qui a raccontarvi perché e come le cose si mettono male, anche perché è ovvio che succeda. Ma devo fermarmi a parlarvi degli effetti speciali della Industrial Light & Magic, appartenente alla LucasFilm, e di come, nonostante la nostalgia degli animatronics (affidati, nel primo capitolo, a Stan Winston e la sua truppa), si rivelino di una potenza disarmante, di una cura spasmodica. Visivamente i “mostri” di Jurassic World sono da togliere il fiato.

E non parlo solo della realizzazione in sé di questi bestioni (o di quanto l’occhio a taglio del Raptor sembri reale ed inquietante), ma anche dell’espressione del loro movimento, aiutata da una regia equilibrata, pronta a farsi da parte per non rubare la scena. La famosa sequenza della corsa in moto, in realtà inserita in un contesto piuttosto diverso da quello lasciato intendere, si dimostra di una potenza inaspettata: i quattro Velociraptor (Blue, Charlie, Delta ed Echo) si lanciano in un inseguimento primordiale mozzafiato, mentre i loro corpi si piegano ferocemente per tagliare l’aria. La bambina che è in me, quella con la fissa per i dinosauri e la frittata di patate, non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo e probabilmente non riuscirà a guardare con gli stessi occhi i Raptor precedentemente rappresentati nella stessa saga.

Come dicevamo all’inizio, i richiami alla prima pellicola sono molteplici: oltre ad una breve e nostalgica visita al vecchio ed abbandonato centro visitatori, rivedremo lo striscione che chiudeva Jurassic Park e le fiaccole d’emergenza utilizzate per attirare coraggiosamente l’attenzione del T-Rex. Assisteremo ad un’altra, del tutto citazionistica, corsa di Gallimimus ed in un certo senso rivedremo anche la scena della Triceratopo malata. Se nel primo capitolo, infatti, Alan Grant ed Ellie Sattler nella loro visita si soffermavano, con uno stupore quasi infantile, ad accarezzare un esemplare malato di Triceratopo, in Jurassic World Owen e Claire si attardano negli ultimi minuti di vita di un Brontosauro, accarezzandogli il muso in un momento di impotenza e turbamento non da poco.

I “concettoni” alla base della pellicola sono diversi, ed uno di questi è collegato proprio a quella scena. L’uomo, per puro profitto, ha riportato in vita i dinosauri, li ha costretti in cattività e li obbliga, in un modo o nell’altro, ad essere al suo servizio. Ma questa cattiveria è nulla in confronto all’atrocità dell’esporre quegli stessi dinosauri alla ferocia di un animale che in natura non esiste e che l’uomo stesso non è riuscito a gestire. D’altra parte anche il temibile Indominus Rex, suo malgrado creato dal tutto e dal niente, è ciò che è per colpa dell’uomo.

E poi c’è il finale, ah, il finale. Un “servono più denti” fa capire a noi, ex bambini amanti della vecchia trilogia, cosa sta per succedere. Il modo in cui si conclude il tutto è prevedibile, così come sono scontati i dialoghi, alcuni risvolti nella sceneggiatura e i personaggi che fanno puramente da contorno (in tutti i sensi) a questa storia sui dinosauri.

Ma per me, ex bambina decenne cicciona, niente di tutto questo conta.

Non mi importa nulla neanche di quella stupida polemica sui tacchi.

Perché io, ieri sera, anche se solo per due ore e spiccioli, mi sono sentita piccola, mi sono sentita leggera (colf colf).

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Jurassic World (U.S.A. 2015)
Regia: Colin Trevorrow
Sceneggiatura: Colin Trevorrow, Jaffa, Silver, Connolly
Soggetto: Rick Jaffa e Amanda Silver, da un’idea di Michael Crichton
Fotografia: John Schwartzman
Musiche: Michael Giacchino
Cast: Dinosauri, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard, Chris Pratt, Vincent D’Onofrio, Ty Simpson, Nick Robinson et al.
Genere: fantascienza, avventura, ti voglio bene Raptor ♥
Se (proprio) ti piace guarda anche: indovina?
La felicità è reale solo quando...
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15 Commenti:

  1. Salvatore Baingiu 12 giugno 2015
    • StepHania Loop 12 giugno 2015
  2. Jean Jacques 12 giugno 2015
    • StepHania Loop 12 giugno 2015
  3. Sophie 12 giugno 2015
    • StepHania Loop 12 giugno 2015
  4. Bara Volante 12 giugno 2015
  5. James Ford 12 giugno 2015
    • StepHania Loop 15 giugno 2015
  6. Benedetto Di Schiavi 12 giugno 2015
  7. Benedetto Di Schiavi 14 giugno 2015
    • StepHania Loop 15 giugno 2015
  8. Sam Gamgee 23 giugno 2015
    • StepHania Loop 23 giugno 2015
    • Sam Gamgee 23 giugno 2015

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