La Finestra Rotta (2008), di Jeffery Deaver

The Broken Window
Dopo la breve pausa nella quale Deaver ha spostato la scena sulla Los Angeles di Kathryn Dance, esperta di cinesica già presentataci ne La Luna Fredda, si ritorna a New York, nella casa/laboratorio di Lincoln Rhyme, in compagnia di Amelia Sachs, la recluta Ron Pulaski, Mel Cooper e l’immancabile e adorabile Lon Sellitto. Questa volta la nostra squadra, supportata dal tecnico informatico Rodney Szarnek e dal famoso Roland Bell, dovrà vedersela con un assassino seriale (522, l’uomo che sa tutto…) in grado di far ricadere la propria colpevolezza su individui innocenti, accuratamente scelti tra i newyorkesi, i sedici cifre. Tutto fila liscio fino a quando ad essere ingiustamente accusato è Arthur Rhyme, cugino del nostro tetraplegico preferito. Da qui avrà inizio una caccia all’uomo che punterà i riflettori sulla SSD, una società di data mining in grado di immagazzinare interi dossier su dati personali, gusti, relazioni e movimenti di ogni abitante della città. E di nuovo, così come era accaduto in maniera ancora più intensa circa l’informatica di Profondo Blu, Deaver si diverte a mandarci in paranoia, concentrando questa volta i nostri interrogativi sul data mining e sulle sue applicazioni: se ogni nostro passo venisse registrato attraverso dei rilevatori di cellulare, cercapersone, carte di credito, che ne sarebbe della nostra privacy? Ma se attraverso tali registrazioni si fosse in grado di identificare, in una sorta di Minority Report informatico, i soggetti potenzialmente pericolosi prima che questi possano nuocere, ci importerebbe ancora della nostra privacy? Si accostano a queste domande alcuni eventi della vita di Lincoln e della sua famiglia che non conoscevamo e che lasciano l’amaro in bocca fino all’ultima pagina (tutto sarebbe stato diverso…). Poi, in una spirale di dati, cartelle, dischi rigidi, furti di identità, dossier, disturbi ossessivi-compulsivi, bonus ED e petabyte, si arriva ad identificare chi, tra i dipendenti della SSD con accesso totale ai server, è il colpevole, ma non prima che questi abbia manomesso importanti dati sulla nostra squadra ed abbia causato, nell’epilogo, la drammatica perdita di “una rossa” che conoscevamo fin da Il Collezionista di Ossa. Poco da Deaver, ma succulento, il finale che preannuncia l’indagine (e spero l’ambientazione…) del prossimo romanzo.

Andrew Sterling: <<Conoscete il concetto di “finestra rotta” nella filosofia sociale? L’ho imparato anni fa e non l’ho mai dimenticato. Il senso è che per migliorare la società ci si deve concentrare sulle piccole cose>>.
La felicità è reale solo quando...
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2 Commenti:

  1. Relative Stranger 16 settembre 2008
  2. StepHania Loop 17 settembre 2008

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