La Solitudine dei Numeri Primi, Offertissima 2×1

La Sagra della Psicologia da Discount

Il Libro di Paolo Giordano

I numeri primi sono blabla e per se stessi, i numeri primi gemelli sono blabla nella loro solitudine. E vabbé, ci sta. Alice, pur di compiacere il padre, pratica un sport che non le interessa, fino ad essere vittima di un incidente che la segnerà, fisicamente e moralmente, a vita. Alice smette di mangiare. Mattia ha una gemella sciroccata che la madre gli appioppa di continuo e per godersi una festa di compleanno senza seccature la lascia sola su di una panchina ad aspettarlo. Non troverà mai più la gemella. Mattia si taglia mani e braccia. Ora, sebbene le gradevoli metafore matematiche punteggino costantemente il romanzo e lo stile di Giordano sia piacevolmente asciutto e netto, chiunque abbia letto almeno tre libri in vita sua (no, Coelho non vale) non può non capire che nel romanzo manca la risposta fondamentale alla domanda fondamentale: perché? Perché Alice non mangia? Perché Mattia si tagliuzza? I traumi infantili li abbiamo avuti tutti. Anche tu, tu che stai leggendo queste stupide righe, hai avuto il tuo dramma. No, non mi interessa quali tragedie hai passato, ma so che le hai passate. Ti è mai passato per la testa di smettere di mangiare o di tagliuzzarti mani e braccia? Se sì, perché? Se no, perché? Motivare la risposta. E poi una letteratura senza messaggio è come una birra analcolica.

Il Film di Saverio Costanzo

Costanti salti temporali, immersi in atmosfere da thriller e musica diegetica, ci presentano i due protagonisti, motivando e collegando i loro dissonanti comportamenti alle loro traumatiche motivazioni (“a me non piacciono le feste”). Delicatissime ed eloquenti, nella scarsità di dialoghi, le interpretazioni di Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, che camminano in direzioni opposte, oltrepassano archi fianco a fianco per poi ritrovarsi nuovamente in sensi opposti, in un gioco di direzioni solitarie e ineluttabili. Quindi ti é piaciuto il film? No, il film fa schifo al cazzo. Costanzo prende i due personaggi borghesi e poco delineati di Giordano e li sfoca ulteriormente. Li sbatte in mezzo a atmosfere da horror sperimentale anni ’70 e li lascia giocare coi loro sguardi. Tiene la camera fissa nella narrazione, la fa tremare quando vorrebbe indicare il dramma psicologico. Stasi: narrazione; tremore: dramma. Binario: 0, 1. Si dimentica di dirci che Alice é anoressica e se ne ricorda solo nelle sequenze finali, rendendo quasi inutile il numero a due cifre di kg che la Rohrwacher ha dovuto perdere per interpretare il ruolo. Non si sforza, non si esprime, non si spiega; tralascia situazioni e personaggi fondamentali, restando impigliato nelle sue presunzioni d’autore, fino ad inciampare rovinosamente nella moda cinematografica del secolo: il “finale aperto”, quello che in alcuni casi fa grandi le pellicole, in altri porta allo sfacelo; con il risultato finale di una regia superficialotta, una sceneggiatura che sfiora e lascia marcire e due personaggi nei quali é assolutamente impossibile immedesimarsi.
La felicità è reale solo quando...
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