Lost – Prima Stagione (2004, ABC)

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Nel silenzio assoluto ed in mezzo ad una vegetazione rigogliosa un occhio si schiude. E così che tutto ha inizio: è il 22 settembre 2004 (sullo schermo e nel mondo reale) e sulla ABC va in onda il pilot di Lost, non una serie televisiva, ma la serie televisiva, un esperimento che avrebbe rivoluzionato il modo di concepire il prodotto seriale, dalla scrittura alla realizzazione. Indipendentemente da come sia andata a finire, esattamente dieci anni fa tutto ha avuto inizio: da allora i telefilm hanno iniziato a diventare serie TV, le comunità di sottotitolisti (grazie ragazzi) si sono evolute ed accresciute giorno per giorno (perché le serie TV, a differenza dei telefilm, si seguono in lingua originale) ed il modo di concepire la serialità ha conosciuto ed amato vocaboli come “continuity“, “cliffhanger” e soprattutto “dude“.

L’occhio che si schiude in un ingannevole primo piano appartiene a Jack, che ci introduce in un attimo al passaggio dal silenzio rassicurante dell’ambiente quasi paradisiaco al caos della tragedia: il volo Oceanic 815, tratta Sydney – Los Angeles, si è schiantato al suolo, con le turbine ancora funzionanti, su quella che sembra un’isola deserta in mezzo al Pacifico. Una manciata di passeggeri (quarantotto, scopriremo poi), appartenenti alla porzione centrale del velivolo, sembra essere sopravvissuta all’impatto. Polar bear. Black Smoke. Others. Cosa fare dei resti dei non sopravvissuti? Come procurarsi acqua e cibo? Quanto impiegheranno i soccorsi a localizzare il velivolo, dato che il volo Oceanic 815 al momento dell’impatto viaggiava oltre mille miglia fuori rotta? A chi appartengono le manette e chi era il prigioniero dello sceriffo, adesso moribondo? Come costruire una società ed in chi avere fiducia? E di chi è quel messaggio, quella richiesta di aiuto in francese, ripetuta, secondo i calcoli di Sayid, da oltre sedici anni?

Se state leggendo queste righe significa che sono morta che probabilmente sapete di cosa stiamo parlando (in caso contrario siete delle brutte persone) e che conoscete la struttura cardine di Lost: il suo costante porre interrogativi, disseminando indizi ben nascosti o talvolta addirittura fuorvianti, senza mai darvi una risposta definitiva. Lost, classico esempio di concezione orizzontale degli episodi, ha dato il via ad un movimento mediatico che, prima di diventare marketing (Lost Experience) è stato prettamente underground: community, forum, blog (molti ormai chiusi), ovunque, nel perverso mondo dei perversi utenti di internet, si analizzavano simbolismi, allegorie, trame e sottotrame della serie ideata da J.J. Abrams, Damon Lindelof (The Leftovers) e Jeffrey Lieber.

Sulle irripetibili musiche di Michael Giacchino, i quattordici personaggi chiave di Lost sembrano contendersi l’attenzione nei vari episodi, ognuno dei quali incentrato sul presente e sul passato (grazie agli innumerevoli flashback) di uno di loro. Così lo spettatore, spiazzato e sospettoso, come fosse anch’egli sull’isola assieme ai quarantotto, si ritrova a conoscere il brillante neurochirurgo Jack (Matthew Fox), in viaggio per trasportare la salma del padre; la bellissima Kate (Evangeline Lilly), una southern girl con qualcosa da nascondere; l’impagabile Hurley/Hugo (George Garcia), perseguitato dalla sequenza di quei sei numeri che sembrano scatenare eventi nefasti; Charlie (Dominic Monaghan), un musicista tossicodipendente il cui talento è stato schiacciato dall’egocentrismo del fratello Liam (no, non credo sia una caso), leader della band Drive Shaft (qui il loro più importante successo, You All Everybody); l’ambiguo Locke (Terry O’Quinn), un uomo deluso dalla vita e dagli affetti, che prima dello schianto dell’aereo aveva perso l’uso delle gambe. E poi Sawyer, Sayid, Claire, Sun, Jin, Shannon, Boone, Michael, Walt e la Russeau. Ognuno di loro ha un passato, che verrà fuori man mano nello scorrere dei venticinque episodi di questa prima stagione, ognuno di loro ha un grave errore alle spalle che deve accettare e superare, ognuno di loro ha un percorso da intraprendere e l’isola, personaggio a sé, sembra essere il luogo deputato a questo risveglio, a questa rinascita.

Che si sia sostenitori accaniti o detrattori incalliti del famigerato finale, non si può non riconoscere il fatto che la prima stagione di Lost abbia alzato l’asticella della difficoltà, ponendosi come metro di paragone per tutto quello che avremmo visto e vedremo in seguito. Indipendentemente dalla realizzazione quasi sempre impeccabile, indipendentemente dalle vicissitudini e dalle tartarughe magiche, ciò che la creatura di Abrams ha fatto è stato fornire un nuovo metodo di scrittura, creazione e scoperta dei personaggi, di una credibilità tale da sormontare tutto il resto, di una vividezza tale da farne sentire la mancanza ancora oggi. Sì, persino di Jack.

E pensare che ancora non avevamo aperto la botola.

La felicità è reale solo quando...
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10 Commenti:

  1. Antonella Buzzi 22 settembre 2014
    • StepHania Loop 29 settembre 2014
  2. Nico Donvito 22 settembre 2014
    • StepHania Loop 29 settembre 2014
  3. James Ford 22 settembre 2014
    • StepHania Loop 29 settembre 2014
  4. Jean Jacques 22 settembre 2014
    • StepHania Loop 29 settembre 2014
  5. Manuela Bonci 24 settembre 2014

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