No More Excuses – Monster (2003, Patty Jenkins)

Il post che segue aderisce fieramente all’iniziativa No More Excuses – A Week Without Violence, proposta da Alessandra di Director’s Cult e prontamente accettata dalla (questa volta non tanto allegra) community di cinebloggers in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’elenco di bloggers e post aderenti al progetto segue il salto, ma nel frattempo è giusto precisare che in questi lidi si è deciso di andarci giù pesante e di parlare del film Monster, ispirato alla tragica, triste ed efferata esperienza di vita di Aileen Wuornos.

Le Ragazze Non Piangono

Raramente è il caso di dire “tratto da una storia vera” come in questo caso, nel quale la stessa Patty Jenkins, qui esordiente alla regia ma anche sceneggiatrice, ha dichiarato di essersi basata sulle numerose lettere della Wuornos dal carcere. Per questo, prima di parlare della pellicola, è giusto raccontare la vera storia di Aileen Wuornos, magistralmente descritta da Lucarelli e Picozzi nel libro Serial Killer. Storie di Ossessione Omicida. Perché Aileen Carol Wuornos, prima di essere una prostituta e un’assassina, è stata una bambina. E le bambine come Aileen non piangono. Le ragazze come Aileen non piangono. Non possono piangere.

Mi rendo conto che quanto segue corrisponda a tipo quattro pagine di fogli protocollo, però, credimi, vorrei che tu, sì, tu, ti fermassi a leggere queste righe sulla vita di Aileen Wuornos; che tu, sì, tu, ti fermassi a riflettere su quanto è accaduto a quella bambina e su quanto accade tutti i giorni a bambine, ragazze e donne che non possono piangere.

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Aileen Carol Wuornos, Rochester 29/02/1956 – Raiford, 9/10/2002

Nata nel 1956 da Diane Wuornos, una madre troppo giovane per essere tale, Aileen viene abbandonata a poco più di un anno di vita: Diane, la mamma, il punto di riferimento per ogni bambina, esce di casa e non torna più. Aileen – forse per fortuna – non conosce e non conoscerà mai il padre, Leo Pittman, che qualche anno dopo verrà incarcerato per violenza sessuale su minori e si impiccherà in prigione. 
Aileen e suo fratello Keith vengono così affidati ai nonni, pesantemente alcolisti, e crescono con la convinzione che Diane, la loro madre, sia in realtà la loro sorella maggiore. Gli insegnanti di Aileen raccontano di una bambina non sufficientemente nutrita, il cui corpo porta evidenti segni di pesanti percosse e punizioni.

Questo è il momento in cui occorre fare una pausa e riflettere. Aileen ha undici anni ed è abbandonata a se stessa, malnutrita, probabilmente già abusata. Questo è il momento, l’ultimo, in cui si può fare qualcosa, in cui qualcuno può fare qualcosa. Perché a undici anni Aileen si poteva ancora salvare, a undici anni Aileen avrebbe ancora potuto conoscere l’affetto di una famiglia, l’accoglienza di una casa, la delicatezza di un pasto materno. E invece nessuno muove un dito, nessuno si accorge della sua devastazione, nessuno trattiene quella bambina di undici anni dal burrone nel quale sta per cadere. Il rifiuto di una madre, la violenza di un parente, le continue molestie e l’emarginazione dalla società trasformerebbero chiunque in un mostro. Monster.

A quattordici anni Aileen resta incinta, secondo alcuni a causa di un comportamento già promiscuo, secondo altri per un rapporto incestuoso con il fratello, ma la tesi più accreditata sembra essere quella di uno stupro compiuto ai suoi danni da un amico di famiglia. Il figlio di Aileen nasce sano e viene dato in adozione.

Nel 1970, qualche mese dopo la nascita del bambino, la nonna muore di cirrosi epatica ed il nonno caccia Aileen di casa. La giovane vaga per le strade, prostituendosi per un panino o una bibita e finendo già con l’essere arrestata per guida in stato di ebbrezza e disturbo della quiete pubblica. A vent’anni sposa il settantenne Lewis Gratz Fell; il loro matrimonio dura nove settimane.

Nel 1976 il nonno si suicida ed il fratello Keith muore per una forma fulminea di cancro all’esofago.

Nel 1986, mentre entra ed esce di prigione per reati minori, Aileen conosce in un locale omosessuale la ventiquattrenne Tyria Moore, forse l’unica fonte di affetto di tutta la sua esistenza. Aileen e Tyria si frequentano assiduamente e decidono di andare a convivere. Aileen continua a prostituirsi per mantenere entrambe.

Non è chiaro cosa sia successo il 30 Novembre 1989, non è dato sapere cosa abbia fatto scattare, proprio quel giorno, quella corda tesa da trentatrè anni. Aileen torna a casa in un’auto non sua. L’auto è di Richard Mallory ed il suo cadavere viene ritrovato il 13 Dicembre. Seguono quelli di David Spears, di Charles Caskadonn, di Eugene Burness, di Dick Humphreys e di Walter Jeno Antonio. Siamo nel Novembre 1990.

La polizia stila un profilo, analizza le impronte di una videocamera precedentemente appartenuta alla prima vittima e depositata poi presso un banco dei pegni da Aileen e le confronta con quelle lasciate dal killer sulla portiera di una delle auto diventate scena del crimine, dove viene ritrovato anche un capello biondo. La risoluzione del caso è vicina, ma mancano prove sufficienti.

Per questo la polizia arresta sia Aileen che Tyria ad un raduno di motociclisti con il pretesto del porto d’armi abusivo. Tyria, spaventata, racconta di Aileen e dei suoi omicidi, ma per i poliziotti mancano ancora alcuni dettagli, quindi convincono Tyria a telefonare ad Aileen.

Aileen, sebbene probabilmente abbia capito di essere intercettata, confessa tutto pur di scagionare Tyria.

Aileen ed i suoi legali invocheranno la legittima difesa e l’infermità mentale, ma, nel Febbraio 1992 Aileen Carol Wuornos sarà condannata per sei volte alla pena capitale. Da questo momento in poi non vedrà mai più Tyria Moore.

Aileen morirà per iniezione letale il 9 Ottobre 2002, dopo dodici anni di carcere.

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Quella di Aileen Wuornos è una vita difficile come poche. Quella di Aileen Wuornos è una vita che testimonia il fatto che la violenza possa generare solo violenza, che dal male possa scaturire solo male, il fatto che le vittime abbiano una vulnerabilità in più per trasformarsi in carnefici. Non è possibile giustificare la condotta e i crimini di Aileen e nessuno dovrebbe farlo, ma questo prolisso recap della sua vita, organizzato approfittando del film del 2003 e dell’iniziativa della community, dovrebbe farci interrompere ogni azione e riflettere. 

Aileen era una bambina che non poteva piangere, una ragazza che ha ricevuto dal mondo tutto il male possibile; male che, una volta cresciuta, ha cercato di rendere a quello stesso mondo. Aileen era una bambina da difendere. I veri mostri li generiamo noi, sì noi, pure io, pure tu, con la nostra indifferenza: far finta di non capire, pensare solo al proprio orticello, voltarsi altrove, non fanno altro che giustificare il comportamento di Diane Wournos, del nonno di Aileen, dei numerosi clienti di una prostituta minorenne, per di più malnutrita e disadattata.

In una società civile, tra individui appartenenti ad una specie evoluta, queste sono cose che non dovrebbero succedere. Mai.

La pellicola della Jenkins, scritta e diretta con un tratto attento e drammatico,  racconta una Aileen leggermente diversa: tralasciandone quasi completamente l’infanzia violenta e tormentata, l’efferatezza della Wournos disegnata dalla Jenkins trova nelle pesantissime sevizie ricevute da un cliente una sorta di giustificazione per il suo exploit. Nulla da ridire, a livello emotivo, su questa scelta narrativa, che ha però dato adito ad alcuni (fanatici?) di interpretare il personaggio (e quindi la persona) come una sorta di vendicatrice. L’opera prima della Jenkins, in realtà, non cerca di dare né giustificazioni né spiegazioni, ma prova a limitarsi al racconto dei fatti, seppure edulcorati, fino a quella telefonata, quella telefonata che sappiamo essere vera, che ti prende allo stomaco e non ti lascia più.

Quell’unico affetto della sua vita, dal quale si lascia condannare senza opporre resistenza.

Con il suo stile scarno ed essenziale, Monster lascia spazio a due enormi interpretazioni: quella intensa e delicata di Christina Ricci, nei panni di Tyria – diventata nella pellicola Selby Moore – e soprattutto quella di Charlize Theron, ingrassata appositamente di quindici chili, nel ruolo di Aileen (inizialmente affidato a Kate Winslet). Proprio questa interpretazione è valsa alla Theron un Premio
Oscar, un Golden Globe, un Orso d’Argento ed altri importanti riconoscimenti come miglior attrice protagonista.

Non si può nascondere un sorriso amaro nel sapere che Charlize Theron ha vinto l’Academy Award il 29 Febbraio 2004, giorno nel quale Aileen Wuornos avrebbe compiuto quarantotto anni.

25/11

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29/11
Delicatamente Perfido – Monster

30/11
50/50 Thriller  – La Ragazza della Porta Accanto
500 Film Insieme – Women / Agorà
Mari’s Red Room – Outrage
La felicità è reale solo quando...
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11 Commenti:

  1. Kris Kelvin 29 novembre 2014
  2. Nico Donvito 29 novembre 2014
  3. Jean Jacques 29 novembre 2014
    • StepHania Loop 19 dicembre 2014
  4. Mr Ink 29 novembre 2014
  5. Obsidian M 29 novembre 2014
  6. James Ford 29 novembre 2014
  7. Mari. 30 novembre 2014
  8. Denny B. 30 novembre 2014

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