Noah (2014, Darren Aronofsky)

Save The Cheerleader, Save The World

La leggenda narra che il genio di Darren Aronofsky – indimenticabile regista di Requiem for a Dream (2000) e Black Swan (2010) – avesse in mente una sorta di biopic su Noah sin dall’adolescenza. La ragione indicherebbe che, anche se si trattasse effettivamente di un desiderio del regista, la realizzazione di un’opera così concettualmente imponente e così dannatamente costosa richieda ben più di un compromesso. Il sospetto però – e a pensar male raramente si sbaglia – è che il nostro caro Darren dovesse rifare il bagno del piano di sopra della sua casa a Brooklyn.

Noah appare, almeno inizialmente, proprio quello che i suoi primi trailer lasciavano trasparire: un ibrido, a tratti privo di una morale religiosa, tra un colossal biblico e un blockbusterone coi supereroi. Dietro la superficie, però, si celano due grossi intoppi: il Noah di Aronofsky e di Ari Handel (co-sceneggiatore) è tutt’altro che un eroe e la fede non viene tratteggiata come una virtù incondizionata.

Occorrerebbe fare un passo indietro e chiedersi come ci si sarebbe posti di fronte a quest’opera se non fosse stata firmata e filmata da uno dei nomi più importanti e visionari della storia del cinema moderno (eccallà, l’ho detto). Io posso dire la mia, ovvero che la Bibbia, in tutta onestà, non è il mio libro preferito e che se, accecata dalla boria, avessi potuto essere io ad assegnare un tema ad Aronofsky, tutto gli avrei dato fuorché qualcosa di vagamente religioso. Ad aggiungersi a questa scarsa curiosità di fondo, prima della visione avevo fatto il pieno di recensioni stroncanti ed avevo intuito di non essere di fronte ad un capolavoro. Tuttavia, data anche la pesante operazione di marketing che è stata fatta attorno a Noah, ho premesso alla visione due pensieri: “se qualcuno ci si deve fare i soldi, è meglio che ci se li faccia uno bravo come Aronofsky” e “Darren, è capace che gli altri non ti abbiano capito, magari ti capisco io. Vieni qua e fammi vedere”.

La pellicola sembrerebbe idealmente divisa in due parti. Una prima, più lenta, costruttiva e sicuramente più interessante della sua evoluzione, attinge a piene mani dalla filosofia dell’antispecismo, corrente socio-politica che condanna nettamente l’egocentrismo dell’animale uomo a spese delle altre specie animali. Da non confondersi assolutamente con il naturalismo (cui spesso si oppone), l’antispecismo è presente nel disgusto di Noah nel veder uccidere gli animali (puri ed innocenti) e nutrirsi delle loro carni (perché “credono li renda più forti”). Anche un dialogo presente nella seconda parte del film riporta a tale concetto: il clandestino Tubal-cain (Ray Winstone) si lascia andare ad un’interpretazione secondo la quale l’uomo è stato creato proprio per dominare le altre specie. Un concetto per alcuni versi condivisibile anche dalla filosofia antispecista (che parla dell’uomo come dell’animale più evoluto e per questo investito di responsabilità tali da obbligarlo a prendersi cura delle altre specie), fino a che alla parola “dominare” non si sostituisce la parola “sottomettere” (sostituzione che Tubal-cain effettua senza mezze misure durante il dialogo).

Si avvisa la gentile clientela che nel ruolo di Mathuselah (Matusalemme), nonno del vegetariano (e nonno di tutti), c’è Hannibal The Cannibal (Anthony Hopkins).

Il richiamo a questa importantissima corrente non è certo nè banale nè semplice, dato che è inserito in un contesto – la Bibbia – che non è certamente un inno al rispetto degli animali o alla dieta vegetariana, zeppo com’è di sacrifici da effettuare e vitelli grassi da sgozzare. Personalmente mi sarebbe bastato che Noah continuasse a martellare questo concetto, affinché un qualche significato di Bene venisse fuori, affinché potessi dare una forma a quest’opera.  Purtroppo Earthlings (scioccante documentario-manifesto antispecista, narrato dal buon Jaquin Phoenix) esiste già, e Noah abbandona troppo presto questo punto focale.

Si avvisa la gentile clientela che nel ruolo di Ila c’è Emma Watson che fa le faccette. 

La seconda parte della pellicola dà il via ad un polpettone familiare intriso di ossessione e raccapriccio, nel quale infanticidio ed incesto sembrano essere le indispensabili soluzioni di due squadre rivali per salvare il mondo. Noah (quello shar pei di Russell Crowe), figura scostante, oscura e crudele, si contrappone ai suoi cari, pronto a compiere qualunque gesto gli venga ordinato o suggerito da voi-sapete-chi. La moglie Naameh (Jennifer Connelly, che ha già lavorato col regista in Requiem for A Dream) sembrerebbe disposta a tutto per dare un prosieguo al suo genoma. Il figlio Ham (Logan Lerman, già al fianco di Emma Watson in The Perks of Being a Wallflower) è accecato dalla sete di vendetta al punto tale da non agire razionalmente. Non c’è il Bene in Noah. Non c’è catarsi, non c’è speranza, non c’è scampo. In Noah si arriva a tifare per l’estinzione della specie umana.

Si avvisa la gentile clientela che nel ruolo degli angeli decaduti c’è Mordiroccia de La Storia Infinita.

Visivamente ineccepibile, il lavoro di Aronofsky si concede campi lunghi ed effetti speciali memorabili, digressioni sulla creazione e sequenze da film apocalittico, una mancata presa di posizione e la consueta fotografia di Matthew Libatique. Tuttavia Noah si lascia andare ad una ferrea, costante, spocchiosa presunzione e ad alcune scelte musicali e di script decisamente melodrammatiche e fuori luogo.

Quale chiave di lettura voleva dare il nostro caro Darren al suo Noah? Quella di un uomo talmente accecato dalla fede da non distinguere il giusto dall’ingiusto, l’innocente dal colpevole? Quella di una rilettura distaccata ed a tratti cinica del personaggio biblico? Quella di un uomo che (dato che non vediamo voi-sapete-chi, né sentiamo la sua voce) in realtà si era fatto un acido a.C. bello potente? Purtroppo l’intenzione originaria non viene mai palesata e, purtroppo, Noah è uno di quei casi in cui la mancata presa di posizione si porta dietro l’olezzo di non voler scontentare nessuno. 

Noah (U.S.A. 2014)
Regia di: Darren Aronofsky
Sceneggiatura di: Darren Aronofsky e Ari Handel
Cast: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Anthony Hopkins, Emma Watson, Ray Winston
Genere: fantasy apocalittico
Data d’uscita italiana: 10 aprile 2014
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9 Commenti

  1. James Ford 12 aprile 2014
  2. Mr Ink 12 aprile 2014
    • Mr Ink 12 aprile 2014
  3. Marco Mastroleo 13 aprile 2014
    • StepHania Loop 13 aprile 2014
    • Marco Mastroleo 13 aprile 2014
  4. Jean Jacques 13 aprile 2014
    • StepHania Loop 29 aprile 2014

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