Outcast, prima stagione: ed è subito “esci da questo corpo”

Outcast, la recensione della prima stagione, che parte col botto per poi perdersi tra le (troppe) storyline secondarie, recuperando solo nel finale

È andata in onda la scorsa estate, su Cinemax negli States e su Sky da noi, la prima stagione di Outcast, la serie televisiva tratta dal fumetto Outcast – Il Reietto, scritto da Robert Kirkman, qui anche in veste di produttore esecutivo. Hey Ya!, ma come sono stati questi primi dieci episodi? Un attimo, ci arriviamo.

Prima di parlare di Kirkman e di questa scommessa (non del tutto vinta) di Cinemax, è il caso di fermarsi a riflettere su come il 2016 si sia rivelato un anno fortunato per l’horror televisivo. Abbiamo visto American Horror Story cercare di fare qualcosa di diverso con il suo Roanoke, ma soprattutto abbiamo visto come due “prodottini” sui quali non avremmo scommesso nulla siano riusciti nella rara impresa di fare qualcosa di nuovo. Parlo ovviamente di The Exorcist della stessa FOX, e di Channel Zero della bistrattatissima SyFy. E sì, fa un po’ sorridere il fatto che la mega-produzione di Outcast impallidisca di fronte alla freschezza di queste due nuove serie… ma questa è un’altra storia. O un paio di altri post.

Outcast, il poster della prima stagione della serie tv con Patrick Fugit

La Trama di Outcast

Siamo nella fittizia città di Rome, West Virginia. La vita di Kyle Barnes è stata caratterizzata da manifestazioni demoniache che hanno coinvolto i suoi cari. Da piccolo, Kyle ha visto ammattire la madre, apparentemente affetta da disturbo bipolare. Qualche tempo prima dei fatti narrati Kyle ha abboffato di mazzate la moglie, che ha poi ottenuto un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti e di quelli della loro bambina, Amber.

Kyle vive da solo, nella casa materna. Cerca di trascorrere la sua vita alienandosi quanto più possibile dal resto della società. Il suo unico collegamento con il mondo è la sorellastra, Megan, che non ha mai smesso di prendersi cura di lui nonostante le rimostranze del marito.

Cosa è successo davvero alla madre di Kyle, che ora giace inerme in un letto d’ospedale? Perché Kyle – un uomo che si scusa anche quando non è necessario – avrebbe dovuto picchiare la donna che ama?

Lo scopriremo nel pilot, quando Kyle, solo ed alienato, incontra il Reverendo Anderson, che, non credendo alla psicosi della madre, lo aveva aiutato da bambino. Anderson chiede a Kyle di assisterlo nell’esorcismo del piccolo Joshua. È così che Kyle scopre che il suo tocco è nocivo, che il suo sangue è fatale per i demoni. Perché Kyle è il Reietto: l’arma per sconfiggere il Male, ma al contempo la luce che indica la strada al Diavolo.

Robert Kirkman

A meno che tu non sia stato posseduto dal demonio negli ultimi sette anni, il nome di Robert Kirkman dovrebbe portarti subito alla mente tre controverse parole: The. Walking. Dead. È infatti lo stesso Kirkman la mente dietro questo adattamento in chiave seriale del suo stesso fumetto Outcast – Il Reietto.

Disegnato da Paul Azaceta, il fumetto è composto da tre volumi e diciotto capitoli (alcuni ancora inediti in Italia) pubblicati a partire da giugno 2014. Secondo quanto si legge in giro, l’idea per la serie TV è stata sviluppata di pari passo alla graphic novel. Niente paura: Kirkman e lo showrunner Chris Black hanno dichiarato di aver ben chiaro in mente l’epilogo della storia, pur non avendo idea di quante stagioni occorreranno per giungervi. Paura, eh? Sì. FearTheWalkingDead.

Outcast, stagione 1: Gabriel Bateman è il piccolo Joshua

Le Promesse dell’Episodio Pilota

I primi minuti di Outcast sono sorprendenti, anche grazie alla regia di Adam Wingard, recentemente in sala con quel Blair Witch che non è malvagio come ti hanno detto.

Il piccolo Joshua si gratta ossessivamente, con un sonoro che mette i brividi. Subito dopo uccide a capate uno scarrafone e se lo mangia. Scende di sotto, dove la madre e la sorella sono impegnate in una lite furiosa, e, dato che lo scarrafone non lo ha saziato, inizia a mangiare delle patatine in busta. Il guaio è che al posto del ketchup ci mette porzioni del suo dito.

Ed è subito “esci da questo corpo”.

La struttura del pilotA Darkness Surrounds Him, con quell’inizio in medias res ed una sapiente arte del montaggio, si rivela arguta e riuscita. Conosciamo Kyle mediante i suoi dialoghi con la sorella e con il Reverendo, attraverso il suo presente (il rapporto con gli abitanti di Rome e con il piccolo Joshua) e tramite il suo passato, introdotto da differenti flash back che lo vedono protagonista assieme alla madre e ad alla moglie. Nessuno spiegone, nessuna forzatura, solo un ritmo cupo, dilatato, costantemente teso.

Diciamolo subito, però: le promesse del pilot vengono presto disattese. Negli episodi successivi il ritmo, infatti, si dilata sino a smagliarsi, permettono l’infiltrazione di sottotrame secondarie pressoché inutili. Anche l’originalità, dopo una manciata di episodi, va a farsi benedire (ahah!), culminando in un season finale non del tutto appagante.

Outcast Fa Paura?

Nel marasma di dichiarazioni antecedenti la messa in onda, quello sbroccolone di Kirkman si lasciava sfuggire anche che “a differenza di The Walking DeadOutcast fa paura”. Pur apprezzando l’ammissione circa TWD, devo riconoscere che Outcast non fa la paura che avrei voluto. Le scene forti si concentrano nell’episodio pilota e nel finale di stagione (This Little Light). Non aspettarti quindi crocefissi capovolti, levitazioni a gogo, posizioni incompatibili con la vita e tutto il reparto James Wan.

Va detto, però, che la paura c’è ed è di matrice psicologica. In Outcast la possessione diventa simile ad una malattia, con una fase di incubazione e, talvolta, una quiescenza durante la quale il “paziente” sembra guarito. È questo uno dei punti di forza delle serie: un Diavolo scaltro come un parassita, con un esercito costituito da portatori “sani” di Male.

La narrazione è organizzata in maniera orizzontale, evitando quindi una sorta di “dacci oggi il nostro esorcismo settimanale” che avrebbe stancato già al terzo episodio. Tuttavia il ritmo altalenante e un paio di storyline-riempitivo penalizzano non poco il corpo centrale di questa stagione.

Outcast vs The Exorcist: Demoni a confronto

Outcast vs. The Exorcist, Demoni a confronto: Brent Spiner (Sidney) e Robert Emmet Lunney (Pazuzu).

Interpreti e Personaggi

A differenza di TWD, bisogna riconoscere in Outcast una sufficiente caratterizzazione dei personaggi. Per cominciare Kyle (interpretato da uno scazzatissimo Patrick Fugit) riesce a convincere pur essendo un cliché ambulante. Abbiamo poi il Reverendo Anderson (Philip Glenister), pastore evangelista (leggasi “io esorcizzo come mi pare”), ossessionato dal consenso popolare. Pur essendo insopportabile, è proprio Anderson il personaggio più riuscito della stagione: un uomo che racchiude in sé più o meno tutti i peccati capitali.

Ma a piacere più di tutti è il personaggio di Megan (Wrenn Schmidt), sorellastra di Kyle, donna e madre forte, che nel nono episodio, Close to Home – facendo poco e niente – ci regala uno dei brividi più efficaci della stagione.

Nei panni dello sceriffo, personaggio che – dicono – ha assunto nella serie maggiore rilevanza rispetto al fumetto, troviamo Reg E. Cathey, ovvero quello che cucina le costatine ad Underwood in House of Cards. Infine “la povera Mildred” (cit.) è interpretata da Grace Zabriskie, la madre di Laura Palmer in Twin Peaks.

Tra Bene e Male

La contrapposizione tra male e bene è alla base di questa prima stagione. Da un lato, infatti, abbiamo il Bene: fumoso, incomprensibile, persino violento. Il Bene di Outcast non fa uso di croci ed acqua santa: i rituali del Reverendo Anderson, ad esempio, si rivelano inutili, quasi motivo di scherno da parte del Diavolo. Il Bene è sofferenza, ostinazione, è paura. Ponendo il personaggio di Kyle come simbolo di tale bene, Kirkman non fa altro che allontanarne il concetto da quello di fede. Chapeau.

Dall’altro lato abbiamo il Male, ovviamente. Un Male che, però, può essere di due tipi: terreno e demoniaco. Quello terreno è causato dalla cattiveria dell’uomo ed è rappresentato, ad esempio, da una storyline secondaria sullo stupro di una ragazzina (Ep. 7, The Damage Done). A questo tipo di male seguono dolore e vendetta, catalizzatori del Male Demoniaco. Quest’ultimo viene per certi versi rappresentato come una rinascita: i posseduti si ritrovano a vivere ogni sensazione in maniera nuova e diversa. Se – nella focalizzazione interna – per il male terreno vi è una condanna assoluta, per quello demoniaco non possiamo dire lo stesso. Uno dei personaggi, in un’altra sottotrama (sì, sono tante), si rifiuterà di sottoporre la moglie all’esorcismo, perché, tutto sommato, la preferisce invasata. Contento lui…

Outcast, stagione 1: Patrick Fugit è Kyle Barnes

Le Premesse per la Seconda Stagione di Outcast

Gli ascolti di questa prima stagione sono stati ben al di sotto delle aspettative della FOX. Tuttavia il 14 marzo, ben tre mesi prima della premiere, la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione che andrà in onda a partire dal 10 aprile 2017.

Le riprese hanno avuto luogo nella Carolina del Sud. Ad unirsi al cast come regular sono stati chiamati M.C. Gainey (Lost), che vestirà i panni dell’addetto alla discarica di Rome; Hoon Lee, che interpreterà il chirurgo a capo dell’ospedale locale; e Madelyn Deutch, nelle vesti di uno spirito libero con una concezione molto personale del cristianesimo, probabilmente a capo di una setta che darà del filo da torcere al nostro Reverendo.

Vale la pena concedere una possibilità alla seconda stagione di Outcast. La prima, difatti, si chiude con un plot twist non del tutto inaspettato, che però potrebbe aprire le porte a nuovi, allettanti sviluppi. A meno che tu non preferisca piuttosto recuperare la settima stagione di The Walking Dead. Paura, eh? Sì. Fear. The. Walking. Dead.

  • Sceneggiatura
  • Realizzazione
  • Personaggi
  • Recitazione
  • Originalità
  • Cuore
3.0

in sintesi

La prima stagione di Outcast parte col botto per poi perdersi tra le (troppe) storyline secondarie, recuperando solo nel season finale. Riuscirà quello sbroccolone di Robert Kirkman a tenerci al guinzaglio (come Michonne) per una seconda stagione?

Sending
Voto dei lettori 3 (1 voto)

Outcast, stagione 1: la scheda

  • Ideata da: Robert Kirkman
  • Basata su: Outcast – Il Reietto di Robert Kirkman e Paul Azaceta
  • Sceneggiatura: Robert Kirkman, Chris Black, Robin Veith et al.
  • Regia: Adam Wingard, Howard Deutch, Loni Peristere et al.
  • Fotografia: David Tattersall ed Evans Brown
  • Montaggio: Cioffi, Van Eeghen, Trejo e Cody
  • Musiche: Atticus Ross e Leopold Ross
  • Cast: Patrick Fugit, Philip Glenister, Wrenn Schmidt, David Denman, Julia Crockett, Kate Lyn Sheil, Brent Spiner et al.
  • Genere: horror, drama, “exorcism drama”, dicono
  • Numero episodi: 10 da 60 minuti l’uno (prima stagione)
  • Programmazione in U.S.A.: dal 3 giugno al 12 agosto 2016 su Cinemax
  • Programmazione in Italia (pay): dal 6 giugno al 15 agosto su FOX (Sky)
  • Se ti piace guarda anche: (no, non TWD) The Exorcist (2016)Channel Zero (2016)
  • Sottotitoli in italiano: ItaSa, Subspedia
  • Sito ufficiale e trailer:
La felicità è reale solo quando...
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4 Commenti:

  1. Giulietta94 11 aprile 2017
    • StepHania Loop 12 aprile 2017
  2. Pietro 11 aprile 2017
    • StepHania Loop 12 aprile 2017

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