Pacific Rim (2013, Guillermo Del Toro)

Dinosauri? Seriously?

Se dovessi descrivere il leitmotiv di questo (mio) ultimo periodo cinematografico, lo intitolerei “roba inconsistente, ma raccontata benissimo”: a iniziare da Superman: Man of Steel, in cui la regia guizzante e frenetica di Zack Snyder deve fare i conti con Russell Crowe (padre del fustacchione smutandato cavalieroscurizzato) che dice “sono stato uploadato nel mainframe” (!), continuando con Trance, in cui Danny Boyle sembra mettercela proprio tutta per rendere originale e fresca una storia priva di qualsiasi coinvolgimento e novità, e per finire, ahimé, con Stoker: una storia inconsistente, quella scritta da Wentworth Miller / Michael Scoffield, recitata benissimo e raccontata da Park Chan-wook in maniera elegante, ineccepibile, impareggiabile. E’ proprio in questo filone che si inserisce Pacific Rim, però in Pacific Rim ci sono i mostri alieni con la testa di pesce e c’è il robottone che trascina una petroliera per suonarla in testa ad uno di loro.

Pacific Rim non ha una trama, o meglio, ha una trama che potrebbe essere riassunta con “ci sono i mostri marini enormi e ci sono i robottoni antropomorfi enormi”. Il resto sono dettagli telefonati e banalità assortite: i due scienziati suonatelli, il dramma della perdita, il governo malvagio, l’asiatica apparentemente fredda e scostante (che per metà del film ho creduto si chiamasse Marco), le cornate tra maschi alpha, il sacrificio per un bene più grande e Idris Elba (Stacker Pentecost) che è tipo l’unico attore lì in mezzo. Ma il punto di forza di Pacific Rim è proprio il fatto che ci sono i mostri marini enormi e ci sono i robottoni antropomorfi enormi e fottesega della sceneggiatura tanto noi vogliamo vedere i robottoni che fanno a cazzotti coi mostri grossi mica la profondità dei personaggi e delle situazioni e quant’è difficile scrivere senza virgole. Boom. Sbang. Un film umido, ma onesto, diciamo.
Guillermo Del Toro, dopo aver abbondantemente dimostrato di saper leggere, scrivere, far di conto, tenere una macchina da presa in mano e (forse soprattutto) mettece i soldi, si prende il tempo e il modo di girare il film che avrebbe voluto vedere quando aveva undici anni e realizza, così, il film che tutti avremmo voluto vedere a undici anni. Non contento degli effetti speciali di oggi (che quando Guglielmino c’aveva effettivamente undici anni, vabbé…), costringe davvero gli attori nelle imbracature e realizza davvero una capoccia di robottone di quattro piani che si muove. Perché Pacific Rim è il suo film e a undici anni se porti tu la palla decidi anche il destino della partita.
Un film onesto, si diceva poco fa: Pacific Rim non prende in giro lo spettatore, mai. Gli promette centotrentuno minuti di puro svago e mantiene la sua promessa.
La felicità è reale solo quando...
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6 Commenti

  1. Jean Jacques 17 luglio 2013
    • StepHania Loop 20 luglio 2013
  2. MrJamesFord 17 luglio 2013
  3. Kelvin 18 luglio 2013
    • StepHania Loop 20 luglio 2013

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