PIIGS, il docufilm: perle ai poorci

PIIGS (aka Piigs – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’Austerity è un film documentario del 2017 diretto da Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, narrato da Claudio Santamaria.

PIIGS, la recensione del documentario italiano: un viaggio nel grigiore dell’Austerity che spaventa, fa riflettere e che non puoi perderti, perché – ehi – te lo chiede l’Europa. O forse no.

Tre filmaker, cinque anni di ricerche, 13.530 euro raccolti tramite crowdfunding, due anni di riprese. È così che nasce Piigs – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’Austerity. Un documentario tecnicamente inoppugnabile, che non deve dire grazie a nessuno.

Davvero “tre registi italiani sfidano il capitalismo”, come scritto da Diego Fusaro? Non lo so, faccio fatica a capire Diego Fusaro anche i più basilari concetti di economia. Perché? Perché sono una poorca. Però “so di non sapere”, come diceva il filosofo greco prima della crisi, qualcosa come 2.400 anni fa. E vorrei proprio vederla, quella stessa stampa che ci chiama PIIGS, dare del poorco a Socrate.

PIIGS: il poster del film documentario del 2017

PIIGS, il significato

È stata la rivista Economist​ a coniare, nel 2007, l’acronimo “PIGS”, poi diventato “PIIGS” e trasmutato dopo in “GIPSI”. Alla testata serviva un termine che raggruppasse i paesi europei sporchi e cattivi della zona mediterranea: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. L’ulteriore “i” di PIIGS è stata aggiunta in seguito, per aggregare la verde Irlanda, ritenuta, al pari dei quattro paesi già citati, incapace di gestirsi e governarsi. Nel 2010 l’acronimo è addirittura diventato “PIIGGS”, per fare entrare nel porcile anche la Gran Bretagna pre-brexit. Perché del poorco non si butta via niente.

Possiamo anche guardarci in faccia ed ammettere i problemi strutturali dell’Italia, ma allo stesso modo dobbiamo riconoscere che era possibile, per le brillanti menti dell’Economist, coniare un acronimo meno offensivo. In PIIGS, il film, è Noam Chomsky (signori, Noam Chomsky!) a riconoscere che il termine è usato in modo dispregiativo ed a proporre possibili alternative.

PIIGS, il film

Un po’ come l’economia, divisibile in macro e microeconomia, PIIGS si struttura su di un livello internazionale ed uno locale. Da un lato abbiamo le interviste ad intellettuali ed economisti di un certo calibro (Chomsky, Varoufakis, Paul De Grauwe, etc.) e dall’altro abbiamo Claudia della cooperativa sociale “Il Pungiglione”.

Mentre vengono spiegati i banali errori di calcolo che hanno portato a disoccupazione e povertà, vengono impresse su pellicola le loro dirette conseguenze. A Monterotondo, infatti, nonostante un credito di un milione di euro da Comune e Regione, la cooperativa sociale sta per chiudere, mandando a casa 100 dipendenti e lasciando senza assistenza 150 disabili. Perché se “non c’è spazio per la tenerezza, non a Sparta”, allora non c’è posto per lo stato sociale, non nell’Europa dell’Austerity.

PIIGS: Noam Chomsky, Yanis Varoufakis, Erri De Luca e la Cooperativa "il Pungiglione"

L’Europa e la Generazione Erasmus

Appartengo (poco fieramente) alla triste intersezione tra Xennials e Generazione Erasmus. No, non come Renzi, lui non ne ha idea. Non ha testato sulla sua pelle la famosa laurea 3+2, il cui maestoso progetto ebbe inizio proprio nell’anno in cui mi iscrivevo all’università. La laurea 3+2, che avrebbe dovuto aprirci le porte dell’Europa. Peccato, però, che in alcune università d’Italia poco propense l’aggiornamento, la laurea 3+2 sia diventata – anche per i più “capaci e meritevoli” – la laurea 3+3²+¾+2!. Sai cosa succede, quando bussi alle porte dell’Europa, con la tua innovativa laurea 3+3²+¾+2!? Beh, quello che succede in Italia, né più né meno.

Siamo una generazione che, se le va di lusso, trova lavoro nei call center. Una generazione pagata – sempre se le va bene – un euro a parolaccia incassata. Eppure quello che ci era stato promesso era un modo di vivere senza confini, in perenne movimento, condito di grandi ambizioni e grandi speranze. Abbiamo visto i nostri genitori più istruiti dei nostri nonni, talvolta persino più ricchi. Abbiamo dato per scontato che quel grafico fosse in salita anche per noi. Pensavamo di essere liberi, ancora più liberi dei nostri genitori e dei nostri nonni. Ma le cose non sono andate proprio così.

Più che i Millennials, siamo il Millennium Bug

Quand’è che il futuro è passato da essere una promessa a essere una minaccia?

[Chuck Palahnniuk, Invisible Monsters]

Non lo so Chuck, non lo so. Stiamo “lucidando le maniglie sul Titanic”, direbbe il nostro comune amico Tyler. Eppure questa bella nave qualcuno l’ha progettata, l’ha costruita, l’ha varata e ci ha invitati a salire a bordo. Chi? E quando? Cosa sta facendo chi avrebbe dovuto mandare le scialuppe? E perché, perché diamine non ci ribelliamo al comandante e ci organizziamo per scendere, ora l’acqua ci è arrivata alla gola?

A questa domanda dà una risposta lo scrittore Erri De Luca in uno dei minuti conclusivi di PIIGS. Ed è una risposta che fa male.

La citazione

Siete pochi. Vi contate tra voi e non riuscite a fare il mucchio necessario. È necessario un mucchio selvaggio, perché ci vuole un po’ di selvatico per mettersi contro tutti i poteri costituiti.

A dirla tutta, è proprio PIIGS, il film, a ferire e spaventare, a cominciare da quel “tratto da una storia vera: la tua” che sembra darti una pacca sulle spalle mentre si prende gioco di te. Ma qui non ci sono demoni, esorcisti o streghe vendicative. Federico Greco, uno dei registi, proviene dall’horror (E.N.D.) e sa bene come dipingere i mostri. Il guaio, pero, è che in PIIGS i mostri non hanno la pelle marcia e gli occhi vitrei, ma nomi altisonanti e fogli Excel.

La grande scommessa (vinta) di Cutraro, Greco e Melchiorre

Un paio di anni fa il film La Grande Scommessa ci aveva raccontato di subprime, CDO, credit default swap, bespoke tranche opportunity. In altre parole, il film di Adam McKay ci aveva raccontato come si “comprano” i soldi. Prima di essere “comprati”, però, i soldi devono essere stampati. Ed è qui che entra in gioco PIIGS, che ci spiega come siamo finiti in questo pantano chiamato Euro e perché non riusciamo più ad uscirne. Tipo Artax, il cavallo di Atreyu, nelle Paludi della Tristezza.

Da The Big Short il docufilm italiano sembra ereditare anche la semplificazione di concetti complicatissimi. Anche se non c’è Margot Robbie immersa nella schiuma, in PIIGS l’economia viene raccontata mediante semplificazioni che colpiscono e lasciano il segno.

È ad esempio Warren Mosler, insider finanziario, a paragonare la microeconomia ad una stanza con 95 ossi e 100 cani. Se a 100 cani fornisci solo 95 ossi, è ovvio che 5 di loro ne resteranno sprovvisti. Puoi fare in modo di non far restare a digiuno sempre e solo gli stessi 5 cani, ma non puoi garantire un osso ad ognuno dei 100 cani. Un’allegoria del genere non la dimentichi più, neanche se – come me – non hai la più squallida idea di cosa sia un insider finanziario.

Scioji i cani, Tazzì (cit.).

Ma dal film di McKay PIIGS mutua anche (ahah, mutua!) una maniacale attenzione al montaggio. I 74 minuti di durata scorrono via senza concedere distrazioni, tra le interviste a Yanis Varoufakis, ex-ministro delle Finanze greco; ai giornalisti Federico RampiniPaolo Barnard; all’ex-viceministro dell’Economia Stefano Fassina ed a tanti altri, che a citarli tutti assieme tanto valeva mettere un elenco puntato.

Al di là del montaggio, bisogna riconoscere a PIIGS una solida regia ed una fluidità di fondo: il docufilm man mano si trasforma in una sorta di sonata a sei mani che va a delineare un filo logico inossidabile, per quanto moralmente spossante. A portare un po’ di ristoro, qui e lì interviene la grafica fresca e dispettosa di Costantino Rover.

‘Nsomma, PIIGS è un film di respiro internazionale, direbbe un vero cineblogger.

PIIGS, un film “pro”

Essendo inattaccabile a livello tecnico, PIIGS è stato colpito su altri fronti.

Si è detto che PIIGS è un film anti-liberale, anti-capitalista, anti-europeista. Anti, anti, anti. Non sì è detto, però, che PIIGS è un film “pro”. Perché se ti è rimasto ancora un po’ di sale in zucca nonostante la laurea 3+3²+¾+2!, dopo la visione del film avrai voglia di capire, di analizzare ed anche – e ben venga – di dubitare di ciò che ti è appena stato confidato.

“Senza contraddittorio”, “esageratamente di parte”. Si è detto anche questo.

Ma PIIGS non è un’inchiesta giornalistica, mica è un dibattito politico. PIIGS è un film, ancor prima che un documentario. Un film ha il diritto (se non il dovere) di esprimere un’opinione. E poi – parliamoci chiaro – sebbene conosca (e non condivida) l’orientamento politico di De Luca e di Claudio Santamaria (narratore dell’opera), dopo la visione non conosco “la parte (esagerata)” di PIIGS. Perché PIIGS non si azzarda a fornire soluzioni, non è suo compito. L’arte racconta, fotografa, cristallizza. Le soluzioni spettano alla politica e… all’informazione.

Hai presente i primi minuti dell’episodio pilota di The Newsroom? Il momento in cui Will McAvoy, messo alle strette in un dibattito, sostiene che la grandezza di una nazione può essere misurata in base alla qualità delle sue fonti di informazione?

Quando abbiamo messo il primo piede nelle Paludi della Tristezza, nessun segnale ci avvertiva del pericolo. Se la professoressa Stephanie Kelton ci avesse raccontato l’Euro e l’eurozona come fa in PIIGS

Eravamo molto preoccupati di ciò che stavate per fare.

quel biglietto per il Titanic mica lo avremmo comprato. Ma – ehi – noi eravamo troppo impegnati a studiare.

PIIGS: la scheda del film

  • Titolo originale: PIIGS – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’Austerity
  • Nazione: Italia
  • Anno: 2017
  • Durata: 74 minuti
  • Regia e Sceneggiatura: Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre
  • Fotografia: Mirko Melchiorre
  • Montaggio: Federico Greco
  • Musiche: Paolo Baglio e Daniele Bertinelli
  • Narratore: Claudio Santamaria
  • Con: Claudia Bonfini, Noam Chomsky, Yanis Varoufakis, Warren Mosler, Stephanie Kelton, Erri De Luca, Federico Rampini, Paul De Grauwe, Stefano Fassina, Marshall Auerback, Paolo Barnard e Vladimiro Giacchè
  • Genere: documentario
  • Data d’uscita italiana: 27 aprile 2017
  • Se ti piace guarda anche: The Big Short – La Grande Scommessa (2015)
  • Trailer ITA:

La felicità è reale solo quando...
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