Platealmente Perfido – In Sala dal 15 Gennaio

Buooongiorno. Uscite eterogenee questa settimana, che, tra un candidato ai Razzie Awards e un vincitore di due Golden Globes, potrebbero dividere il pubblico in più fazioni. Mi ritorna in mente, ad esempio, quando nel 2001 – ero giovane, bella ed innamorata di Thomas Harris – uscì in sala Hannibal di Scott ed all’opinione che fosse un film di merda si contrappose quella che non fosse neanche un film. Tornando al presente – dove non sono né giovane, né bella, né innamorata di Thomas Harris – nel mezzo, tra Razzie e Oscar, troviamo un film italiano che probabilmente merita di essere visto ed uno americano che in caso comunque li vedete voi e mi fate sapere ciao.

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Exodus: Gods and KingsExodus: Dei e Re
Candidato ai Razzie Awards, premi assegnati ogni anno alla peggio feccia passata in sala, Exodus: Dei e Re è l’ultima fatica (see, fatica) di Ridley Scott, uno che sì, nella sua carriera ha fatto qualcosa di buono, ma ha fatto anche tanta cacca (Prometheus, ad esempio). Nata tra mille polemiche (molte delle quali degne del programma di Giletti di cui non ricordo e non voglio ricordare il nome), questa pellicola può vantare la sceneggiatura di Steven Zaillian, premio Oscar per Schlinder’s List e mente illuminata dietro le righe di Moneyball e The Girl with the Dragon Tattoo. Il guaio è che il duo ha già firmato cose gradevoli come American Gangster e cose “cacca” come Hannibal (2001). Fossi la loro insegnante, li separerei. Zaillian, passa al primo banco, così non ti fai distrarre da Scott. Se avete fatto il catechismo conoscete già la storia e se avete un televisore in casa sapete già che Mosè sarà interpretato dal povero Christian Bale, che evidentemente si è seduto nell’unico posto libero, quello accanto a Scott. Nel cast un sacco di nomi altisonanti e costosi, tra i quali Joel Edgerton (Warrior, Zero Dark Thirty), Sigourney Weaver, John Turturro, Ben Kinglsey, ma soprattutto il nostro piccolo e tenero Jesse di Breaking Bad (Aaron Paul) nei panni di Giosuè. Il Metascore è fermo a 52, il Tomatometer è al 28%, ma mica possiamo perderci Yo-suè?!

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Hungry Hearts

Nuovo drammone di Saverio Costanzo che mette in scena la storia dell’americano Jude (Adam Driver), che deve vedersela con la nascita di un figlio e con l’ossessione della compagna italiana Mina (Alba Rohwacher) per la purezza e la necessità di protezione del loro bambino. La pellicola, in concorso alla Mostra di Venezia, si è già aggiudicata entrambi i premi per le interpretazioni (maschile e femminile), ma a) più o meno in televisione lo hanno dato tutto, basterebbe unire i pezzi; b) c’ho già i problemi miei. Però magari è un bel film, eh. Anzi, molto probabilmente è un bel film. Metascore a 44, Tomatometer a 63%.

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The RewriteProfessore… Per Forza

Quest’orribile titolo italiano racconta la storia di Keith Michaels (Hugh Grant, quello che si fece beccare in macchina con la prostituta), Premio Oscar per la sceneggiatura, che, in piena crisi di ispirazione e mezz’età, si trasferisce nell’East End per insegnare scrittura creativa alle serali. Tra gli attempati alunni attira la sua attenzione una madre single, Holly (Marisa Tomei, quella che di solito fa vedere le poppe), occupata in due lavori per potersi permettere gli studi e la laurea. E pooi taanti puuntini di sospensione… Scritto e diretto da Marc Lawrence, per la prima volta dietro la macchina da presa, Professore Puntini, nonostante un metapunteggio di 45 ed un pomodorometro addirittura al 67%, si avvicina molto al mio concetto di “stai scherzando, vero?”.

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The Theory of EverythingLa Teoria del Tutto

Candidato a dieci BAFTA, tra poco si saprà a quanti Academy Awards, una cofanata di altri premi e già vincitore di due Golden Globes a fronte delle quattro nomination ricevute, La Teoria del Tutto racconta la storia di Stephen Hawking, genio indiscusso della fisica e più o meno di qualsiasi cosa, a Cambridge all’epoca della diagnosi della sua malattia (degenerazione dei motoneuroni) e della relazione con la prima moglie Jane (dalla cui biografia è tratto il film). Diretta da James Marsh e scritta (in dieci anni) da Anthony McCarten, la pellicola può vantare un Metascore a 72, un Tomatometer al 79% e due già acclamatissimi interpreti quali Eddie Redmayne e Felicity Jones. Roba grossa di sicuro, anche se il rischio di questo biopic in un momento di biopic è quello di andare incontro a più di qualche ruffianata. Ci è andata bene con The Imitation Game (almeno secondo me), ci andrà bene anche con The Theory of Everything? Mentre lo speriamo, tanto di cappello a Mr Hawking, che, oltre ad essere un fucking genius, ha avuto ed ha quotidianamente a che fare con una brutta bestia e che è riuscito a domarla come pochissimi di noi avrebbero potuto e potrebbero fare.
La felicità è reale solo quando...
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