Prometheus (2012, Ridley Scott)

“Perché potevamo farlo”. Sicuri?

E’ il prequel di Alien? Nonostante gli sforzi di Scott (quello ancora vivo) di distanziarsi verbalmente dal suo lavoro del 1979, Prometheus è il prequel di Alien. Purtroppo, però, non si può dire pubblicamente che Prometheus è il prequel di Alien senza che orde di fanatici con il coperchio del milkshake in testa vengano fuori a dire che il pianeta qua è il LV-223, mentre là è LV-426 e che lo Xenomorfo e blablabla e che quindi Prometheus non è il papà di Alien. E per carità, su questo siamo d’accordo: Prometheus non può essere il papà di Alien, anche perché i film non fanno figli. Per cui diciamo che Prometheus non è il prequel di Alien perché narra cose che hanno a che vedere con Alien e che sono avvenute prima. Per questo non è. Altrimenti…

E’ complesso parlare di questo lavoro senza inciampare in clamorosi spoiler, ma è ancora più difficile parlare di Prometheus senza accennare alla saga di Alien (di cui non è il prequel, eh). Alien (1979), diretto dallo stesso Ridley Scott, è stato una delle prime opere a racchiundere in sé, in un equilibrio perfetto, la fantascienza e il genere horror. Questo riuscitissimo lavoro ha dato vita ad una vera e proprio saga: dal Camerunense Aliens (1986), al bistrattatissimo Alien³ (1992) di Fincher, ad Alien Resurrection (1997), fino ad arrivare ai crossover di Alien vs Predator (in cui Raul Bova muore, fa sempre piacere ricordarlo) e Alien vs Predator 2. Che si voglia o meno, il ritorno dello Scott ancora vivo alla regia di un film che in qualche modo potrebbe vagamente essere collegato ad Alien (è il prequel, è il prequel!) non poteva che generare aspettative eclatanti, alimentate anche da un marketing bombardante e dalla ritardatissima uscita in sala per noi Itagliani. Quindi, com’é Prometheus? Mmm.
Dopo un doppio antefatto, lo spettatore si ritrova a bordo di una nave spaziale, la Prometheus, al fianco di Fassbender, che è un androide e lo si capisce perché cammina strano e guarda Lawrence of Arabia. La preparazione al “dopo” si prende i suoi tempi e lo fa con una bella fotografia, una scenografia interessante ed una grazia registica che ammalia, nella quale Ridley Scott gioca a fare Kubrick, creando la stessa magnetica attesa che aveva caratterizzato le prime sequenze di Alien (…). L’impatto iniziale è d’effetto e l’idea di base <spoiler> quella secondo la quale il genere umano sarebbe stato creato da una specie extraterrestre, gli Ingegneri </spoiler> è geniale e capovolge qualsiasi religione esistente e qualunque teoria di evoluzionismo. Poi…
Poi, però. Poi però tutto il castello costruito nella prima parte della pellicola va a puttane. No, non perché Peter Weyland è interpretato da un Guy Pearce truccato unammerda, non perché, nonostante abbiano tipo una capsula operatoria della Apple, i caschi delle loro tute spaziali somigliano alla cupoletta di plastica del contenitore del milkshake, ma perché la sceneggiatura, di Jon Spaihts e Damon MagicTurtle Lindelof, presenta dei risvolti (il)logici inaccettabili, uno script che prende per il culo lo spettatore (“bastardo, ha chiuso la connessione“) e personaggi al limite del ridicolo. Buona la prova dell’adorato Michael Fassbender, che con espressioni ambigue cerca di comunicare l’equivocità del suo personaggio (anche se è chiaro a tutti dopo cinque minuti da che parte stia); la recitazione di Charlize Theron, per quanto fighissima nelle sue tutine attillate, è del tutto inutile, perché la sua Meredith Vickers altro non rappresenta che la classica cattiva-scema; sprecatissimo Idris Elba (Luther), che interpreta il comandante della nave così come un bambino di tre anni, se sapesse scrivere, descriverebbe il comandante di una nave spaziale. Ah già, c’è anche Noomi Rapace, ma non me la ricordo già più. Inutile il contorno, rappresentato da un geologo con i tatuaggi che quindi è un drogato attaccabrighe e da un tizio che chissà perché é lì, però, poiché ha gli occhiali, allora è stupidotto. E poi, gli effetti speciali… Queste meravigliose forme di vita. Vada per gli Ingegneri, passi pure il Seppiolone, ma le altre forme di vita che somigliano necessariamente o ad un pisellino o ad una farfallina (o a tutte e due, in quest’ordine…) sono davvero fuori moda. Se Johathan Demme girasse un documentario sulle turbe sessuali di quello che li ha ideati, io lo andrei a vedere, giuro. Ma no, non rivedrei Prometheus. E questo, ahimé, è solo l’inizio.
La felicità è reale solo quando...
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9 Commenti:

  1. Mr Ink 15 settembre 2012
    • StepHania Loop 18 settembre 2012
  2. MrJamesFord 15 settembre 2012
    • StepHania Loop 18 settembre 2012
  3. Giampaolo 15 settembre 2012
    • StepHania Loop 18 settembre 2012
  4. Marco Goi - Cannibal Kid 16 settembre 2012
  5. Giampaolo 25 settembre 2012

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