Quo Vado? (2016, Gennaro Nunziante)

 

Cronaca di Una Sorte Annunciata




 

In una scena una malcapitata spalla chiede a Zalone “di krill chi si nutre?” e il personaggio della ragazza istruita, sensibile ed intelligente onnipresente indica, dalle spalle dell’interrogatore, il poster con una foca. Zalone risponde “la foca” non appena la camera si sposta pedissequamente dall’inquadratura A all’inquadratura B. Ma nelle sequenze antecedenti ci avete fatto vedere che accanto al poster della foca c’è il classico quadro con l’immagine del Presidente della Repubblica. La battuta ve la siete bruciata: è ovvio che quando la camera passerà scolasticamente di nuovo da A a B, a qualsiasi domanda della momentanea spalla il comico pugliese risponderà “Mattarella”. Ve la siete giocata male regà, non può far ridere.

E invece la sala viene giù.

 

Ho visto Quo Vado? e l’ho visto pagando. Ho visto Quo Vado? sapendo che i miei punti di riferimento contemporanei in quanto ad ironia sono Edgar Wright, Kevin Smith e i Coen. Ho visto Quo Vado? cosciente del fatto che non avrei riso a parolacce e pugnette. Ho visto Quo Vado? dopo aver liberato la mente dalle polemiche sull’occupazione delle sale e quelle sulla distribuzione della Medusa, che è di Mediaset Group, che è di Abberlusconi. Ho visto Quo Vado? con le migliori intenzioni, ma nessun buon proposito avrebbe mai potuto prepararmi a quello che avrei visto e sentito negli ottantasei minuti successivi.

Perché?

Perché se prendiamo un video a caso dei The Pills o dei The Jackal, troviamo più cura nella regia e nel montaggio di quanta ne abbiano messa Gennaro Nunziante e la sua allegra crew in questo lavoro.

 

Perché gli intellettualoidi se la prendono con Frank Matano & Co. (e fanno bene, perché non si scoreggia nei parchi), ma poi osannano questa roba qui, che è giusto un po’ più elaborata e molto più pretenziosa.

 

Perché, come scritto qui e nella colonna a destra, “non capisco niente”, ma so riconoscere una camera a mano interposta nella pedestre staticità alla cazzo di orso polare (questa piacerà, me lo sento).

 

Perché se una battuta viene sottolineata due volte, mentre decresce la stima che gli sceneggiatori hanno nei propri spettatori, anche l’eventuale sorriso iniziale si spegne.

 

Perché è la quarta volta che viene raccontata la stessa storia.

 

Perché dicono che Quo Vado? parli al popolo, ma paradossalmente mi ritrovo ad avere più stima e rispetto e considerazione io di quel popolo di quanta ne abbia la gente dietro questo progetto. E perché evidentemente mi sbaglio.

 

Perché se davvero ha così successo la parodia dell’italiano medio, allora qualcuno deve spiegarmi perché il film di Maccio Capatonda dello scorso anno non ha fatto trenta milioni di incassi. Davvero. Durante quegli ottantasei interminabili minuti non ho potuto non chiedermelo. Perché Zalone sì e Maccio no? Eppure c’erano parolacce e volgarità assortite anche in Italiano Medio.

 

 

E bada bene, io non me la prendo con Nunziante, Zalone e tutto il cucuzzaro: hanno trovato il modo di fare (e di far fare) i soldi; fossi in loro una boiata del genere la farei uscire ogni sei mesi. Io me la prendo con te, con te che entri in una sala cinematografica di rado e scegli di vedere proprio Zalone.

 

Vai al cinema una volta all’anno? Ok, non devi per forza avere le mie stesse passioni, ci mancherebbe. E poi il biglietto costa e il tempo non basta mai, hai ragione.

 

Vai al cinema per divertirti? Per staccare dalla triste realtà e passare un’oretta spensieratamente? Fai bene, è giusto. Non devi per forza supparti Lars Von Trier e Terrence Malick. A volte persino io eviterei di farlo, credimi.

Ma spiegami perché Zalone sì e Maccio no.

Perché se non me lo spieghi tu, provo a spiegartelo io.

 

Perché Italiano Medio era pieno di “scopare” e “ce l’ho buttata”, ma raccontava l’infanzia del piccolo Giulio Verme parodizzando la regia di Wes Anderson. Perché il film di Maccio Capatonda traeva spunto da Limitless e Lucy, con quelle facoltà mentali alterate dalle droghe tanto in voga negli States. Perché nel finale Italiano Medio tirava in ballo Masterpiece, una trasmissione di Rai 3 sugli aspiranti scrittori. Quindi se da un lato il film di Maccio ti avrebbe fatto ridere con i suoi “papà, mi sono cacato sopra”, dall’altro ti avrebbe portato a farti delle domande, a chiederti quale fosse il riferimento usato, addirittura a pensare.

 

E invece Zalone e Nunziante non ti fanno pensare a niente. Fanno questa satirella buonista che alla fin fine non colpisce nessuno, tenera, mansueta, addomesticata.

 

Ma davvero non ti offende che ti ripetano due volte la stessa battuta, come se non fossi stato in grado di capirla la prima volta?

 

 

 

Quo Vado (Italia 2016)
Regia: Gennaro Nunziante
Soggetto e Sceneggiatura: Gennaro Nunziante e Checco Zalone
Fotografia: Vittorio Omodei Zorini
Montaggio: Pietro Morana
Musiche: Luca Medici
Cast: Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Lino Banfi et al.
Genere: commedia, povera Italia
Data d’uscita italiana: 1 gennaio 2016
Se (proprio) ti piace guarda anche:
i tre film che hanno già fatto o quello che staranno preparando.

 

La felicità è reale solo quando...
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10 Commenti:

  1. Bara Volante 8 gennaio 2016
    • StepHania Loop 9 gennaio 2016
  2. Marco Grande Arbitro 8 gennaio 2016
    • StepHania Loop 9 gennaio 2016
    • Marco Grande Arbitro 14 gennaio 2016
  3. AllanPop 9 gennaio 2016
    • StepHania Loop 9 gennaio 2016
  4. Jean Jacques 9 gennaio 2016
    • StepHania Loop 9 gennaio 2016
  5. Sognare 19 luglio 2016

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