Resurrection – Prima Stagione (2014, ABC)

I Lazzaroni

Pubblicizzata come la versione a stelle e strisce del francese Les Revenants, questa nuova serie della ABC è tratta – sembrerebbe – piuttosto fedelmente dal romanzo di Jason Mott, The Returned (qui la recensione del fidato Mr. Ink), pubblicato ufficialmente negli States il 27 agosto 2013, quando – disciamolo – la prima stagione di Les Revenants era bella che andata in onda su Canal+. Questo dettaglio lasciava inizialmente trapelare un certo olezzo di reboot da parte di Mott (che ha partecipato anche come sceneggiatore a questa serie), ma a conti fatti possiamo effettivamente dire di essere di fronte ad una trovata pubblicitaria che ha dell’inverosimile: una serie annunciata come remake di un’altra anche se in realtà non lo è. Cosa hanno in comune Resurrection e Les Revenants?
  • Sono due serie televisive;
  • Hanno una prima stagione composta da otto episodi;
  • C’è della gente morta che dopo anni ritorna a casa;
  • C’è della gente morta che dopo anni ritorna a casa, c’ha fame e non dorme;
  • C’è un bambino tra i ritornatori;
  • C’è una fregna tra i ritornatori;
  • C’è un criminale tra i ritornatori;
  • C’è un prete (o comunque un pastore o tipo uno che amministra cose che hanno a che vedere con una qualche forma di religione) (eh?);
  • Si vede qualche animale morto, ma in modo diverso;
  • Hanno un season finale di merda.
A occhiecchiò, hanno più punti in comune Twin Peaks e Revenge (a proposito, manca un solo episodio, finalmente!). By the way, passiamo ad analizzare questo Resurrection, con i suoi pro e i suoi contro.

YEAH BITCH

L’ouverture (che è una parola francese).

Il pilot di questa nuova serie prometteva bene: in una piantagione (che scopriremo essere in Cina, l’unico posto dove la gente lavora) un bambinetto paffutello si sveglia, debole e frastornato, incapace di spiegarsi la sua identità e la sua posizione. Interviene l’Ufficio Immigrazione statunitense (dove la gente non lavora) perché il bambinetto paffutello sembra americano ed ha un’etichetta con scritto “Jacob” nel collo della maglietta. Ma non è stata denunciata la scomparsa di nessun Jacob nelle ultime settimane. L’agente Bellamy (Omar Epps) prende a cuore il caso e, assecondandolo, scopre che Jacob (Landon Gimenez) è di Arcadia (Missouri) o che almeno pensa di esserlo. Bellamy decide così di accompagnare il bambinello paffutello a casa, dove il padre del presunto Jacob (Kurtwood Smith) spiega a quel nullafacente di Bellamy che Jacob, il suo Jacob, è morto trentadue anni prima. Zan zan.

Il rapporto tra i Langston e Jacob.

Già nel primo episodio diventa chiaro il fatto che Jacob non sarà l’unico a far ritorno dall’oltretomba, tuttavia la sua figura resta al centro della narrazione e si sviluppa anche attraverso la visione che di lui hanno i Langston, i genitori del Jacob di trent’anni prima. Mentre Lucille (Frances Fisher), la madre, non nutre alcun dubbio sull’identità del bambinetto paffutello e per questo si affanna sin da subito a proteggerlo dalla piccola e spaventata comunità, Henry, il padre, vive un accesso dualismo che, in un senso o nell’altro, si dipanerà più in là nella storia.

SO & SO

Arcadia: il contesto provinciale.

Il piccolo schermo ci ha oramai insegnato i morti, forse per una questione di smog, preferiscono la provincia. Anche nel bellissimo Les Revenants , infatti, i ritornatori (Camille, Viktor e gli altri) facevano tutti ritorno al loro paesino di montagna, circondato da boschi e sovrastato da una
monumentale e beffarda diga, causa di frequenti black out; ma il contesto claustrofobico della provincia viene reso ancor meglio in quell’imperdibile gioiellino inglese di In The Flesh, nel quale Kieren ed Amy, malati di PSD (Partially Deceased Syndrome), si ritrovavano a dover fronteggiare il bigottismo della periferica Roarton, abbandonata a se stessa dallo Stato Centrale durante il “Risveglio”. Se la serie francese riusciva a rendere questa ambientazione in maniera cupa ed inquietante e quella inglese le dava onore con risvolti intimisti e sarcastici, la Arcadia di Resurrection ci viene presentata in maniera più simile alla Chester’s Mill di Under The Dome: una cittadina ridente e luminosa, abitata da una galleria di macchiette prevedibili e scontate. Il che ci porta a…

I personaggi

Arcadia, come tutti i paeselli di periferia, è abitata da persone che, se non sono imparentate tra loro, almeno si conoscono da una vita. Il padre di Jacob è infatti il fratello dello sceriffo, Fred Langston (Matt Craven), che ha perso la moglie nello stesso incidente nel quale Jacob ha perso la vita. La figlia dello sceriffo, Maggie Langston, dato che sembra essere l’unico medico nel raggio di chilometri e poiché (non essendo cinese) in realtà non lavora, si propone immediatamente di aiutare il nullafacente Bellamy nell’analisi di questi inspiegabili ritorni. Fatta eccezione per Henry e Lucille Langston, i personaggi si rivelano privi di spessore e credibilità: dallo stucchevole Tom (Mark Hildreth), pastore locale e miglior amico del Jacob di trent’anni prima, alla sempre stressata Elaine (Samaire Armstrong), amica d’infanzia di Maggie, alla pettegola stereotipata e bigotta Helen (Veronica Cartwright), tutti percorrono un sentiero facilmente intuibile.

PLEASE, DON’T

Gli attori protagonisti: Martin e Maggie.

Uno dei protagonisti di Resurrection, ovvero il personaggio la cui focalizzazione viene assunta come centrale, è Martin Bellamy, l’agente dell’Ufficio Immigrazione che non fa un piffero, il quale si ritrova in mezzo ai morti senza neanche capire il perché ed il per come. Bellamy è (male) interpretato da Omar Epps, quello che faceva il dottore nero emarginato in House M.D. e – davvero – risulta difficile ricordare un solo momento della stagione nel quale non venga fuori odioso e noioso. Come se non bastasse, la coprotagonista, il medico locale che ha perso la madre da bambina e sembrerebbe avere solo pazienti già morti, è interpretata (ancora peggio), da Devin Kelley (Chernobyl Diaries), che fa gli occhietti a cerbiattina e muove le manine mentre parla. Davvero. 

Il season finale.

Noi spettatori seriali compulsivi pensiamo di essere ormai abituati a tutto, ma eccallà che vien fuori il season finale di Resurrection e ci fa scoprire che ci eravamo solo illusi: l’episodio otto, Torn Apart, in realtà non finisce. In realtà viene tagliato. Quando finalmente un paio di personaggi si decidono ad agire, a fare qualcosa, qualsiasi cosa, che sia nel bene o nel male… zac. Fine. Au revoir (che è francese, come Les Revenants). E no, non pretendiamo più che ci venga data una risposta agli interrogativi aperti durante la stagione (figuriamoci! Abbiamo visto Lost NOI!), ma chiederemmo almeno un evento che chiuda, un risvolto che appaghi, un appiglio ci permetta di decidere se è il caso di aspettare una seconda stagione o se è meglio lasciare i morti di Arcadia nel Missouri. Resurrection toglie allo spettatore questo diritto. Beppe Grillo dovrebbe farci un post su ‘sta cosa.

Sebbene manchi ancora qualche giorno agli Upfront ufficiali, la ABC ha già dichiarato la sua intenzione di rinnovare Resurrection per una seconda stagione. Noi “decideremo volta per volta”.

Resurrection – Season 1 (U.S.A. 2014)

Tratto da: The Returned di Jason Mott
Ideato da: Aaron Zelman
Sceneggiatura di: Aaron Zelman e Jason Mott
Regia di: Daniel Attias, Dowling, McDougall, Misiano, Underwood, Winant
Cast: Frances Fisher, Omar Epps, Devin Kelley, Landon Gimenez, Sam Hazeldine
Genere: mystery, ritornatori, lazzari
Programmazione in U.S.A.: dal 9/03/2014 al 4/05/2014 su ABC
Programmazione in Italia: dal 12/05/2014 su Rai 2
La felicità è reale solo quando...
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Un Commento:

  1. Mr Ink 9 maggio 2014

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