The Affair – Prima Stagione (2014, Showtime)

I was so Afraid of Marrying my Father, I Never Realized I was Marrying my Mother.

 

Eccola qui la serie che su carta sembrava una cosetta da poco e che invece si è già portata a casa due Golden Globes. Meritati? Probabilmente sì, visti i suoi interpreti ed il suo stile innovativo ed intrigante. Eppure in questi lidi alcune evoluzioni non sono piaciute.

The Affair è sostanzialmente un’indagine, una vera indagine – con tanto di Detective – nei ricordi di Alison e Noah. Alison è una cameriera ed una moglie infelice, con un grande trauma alle spalle e problemi familiari ed economici su ogni fronte. Noah è un insegnate di letteratura, padre di quattro figli, scrittore di scarso successo, più o meno mantenuto dalla famiglia della moglie. Entrambi sposati, Alison e Noah si conoscono a Montauk, dove lei vive e lavora e lui è in vacanza con la famiglia presso la magione dei suoceri. Entrambi sposati, Alison e Noah imbastiscono una relazione tenera e burrascosa, nella quale, inspiegabilmente, ci scapperà il morto.

YEAH BITCH

L’intreccio.

Ognuno dei dieci episodi di questa prima stagione, strutturalmente diviso a metà, racconta lo stesso arco temporale nei ricordi di Noah ed Alison. Perennemente sotto interrogatorio, le loro versioni divergono per grandi e piccole incongruenze, spesso frutto della inaffidabile natura umana. Nell’episodio pilota, ad esempio, ognuno dei due si prenderà il merito di aver salvato la piccola Stacey e con lo scorrere del tempo ognuno dei due attribuirà all’altro il ruolo di provocatore nella loro tresca. D’altra parte non è questo che fa l’uomo nei suoi ricordi? Non tende ad amplificare i propri meriti ed a scaricare su altri le proprie responsabilità?

Una “domanda di stilo” (cit.).

Stilisticamente The Affair è inoppugnabile. Regia, fotografia e scenografia sono palesemente frutto di uno studio severo, così come maniacale è anche l’utilizzo dei costumi: gli indumenti di Alison, ad esempio, cambiano (a volte di poco, ma cambiano) a seconda del narratore, per sottolineare la difformità delle due versioni raccontate.

Il cast.

Oltre ai protagonisti (di cui parleremo tra poco), la riuscita di questa serie è da attribuirsi anche ai nomi noti e talentuosi cui sono affidati i suoi personaggi. Joshua Jackson è Cole, marito di Alison, maschio di provincia attaccato alla terra e alla mamma, mentre Maura Tierney è Helen, moglie di Noah e donna benestante che fatica a prendere qualcosa sul serio, viziata anche nella scelta del marito, selezionato forse più per comodità che per sentimento. Fa sorridere il fatto che la Tierney, storica interprete dell’infermiera Lockhart in E.R. si trovi qui nel ruolo di una donna che si fa soffiare il marito da un’altra Lockhart (cognome del marito di Alison), ex infermiera anche lei. Ma in questa prima stagione anche le interpretazioni secondarie ed apparentemente marginali giocano un ruolo fondamentale, come nel caso dei genitori di Helen, il cui padre è impersonato da un burbero John Doman (Rodrigo in Borgia). La serie di Sarah Treem (In Treatment, House of Cards) e Hagai Levi offre quindi una galleria di personaggi identificabili e prevedibili, ma fortunatamente mai stereotipati.



I personaggi (da calci in culo).

Avere dei protagonisti buoni e responsabili è oramai banale e sopravvalutato. Per questo ideatori e sceneggiatori affidano la trama a due fedifraghi egoisti e bugiardi, che, presi l’uno dall’altra, vengono scoperti a fare e dire cose prive di senso logico ed a ferire enormemente le persone che hanno attorno. Per quanto ci si sforzi, risulta difficile trovare sul piccolo schermo personaggi più odiosi e di più difficile immedesimazione.

Ruth Wilson.

I fan di Luther avevano già avuto modo di apprezzarla nel ruolo di Alice, deliziosa psicopatica pluriomicida. Ma grazie a The Affair (che le ha regalato un Globe come migliore attrice drammatica), la trentaduenne inglese ha avuto modo di farsi conoscere dal grande pubblico nelle (s)vesti di Alison, donna complessa e sensuale. Anche se, a dirla tutta, qui preferiamo ricordarla così, mentre spiega l’origine della vita ad Idris Elba:

 

SO & SO

La componente crime.

Come si diceva, ci scappa il morto. Se da un lato è apprezzabile il modo in cui la sceneggiatura, sebbene lasci subodorare qualcosa qui è lì, ne riveli l’identità solo verso la fine della stagione, dall’altro le indagini circa l’evento restano fin troppo ai margini della narrazione, senza darne risoluzione nell’arco di questi primi dieci episodi. Peccato, perché proprio la componente crime, rea di aver acceso l’attenzione sulla serie, sembra alla fine essere solo un pretesto per raccontare…

L’intrallazzo.

La tresca tra Alison e Noah si impossessa della scena, lasciando spazio solo ai problemi delle relative famiglie. In altre parole, in alcuni momenti, The Affair sembra solo il racconto di un duplice tradimento, che, seppur raccontato benissimo, non è roba da candidatura al Premio Pulizer. È brutto dirlo così, senza mezze misure, ma la speranza è quella che qualcun altro riprenda questo intreccio riuscitissimo e questa magistrale costruzione per farne un crime vero.

PLEASE, DON’T

Se tromba.

Non è questione di moralismo, ma nella prima stagione di The Affair si tromba tanto, si tromba troppo, si tromba fino alla noia. Alison fa sesso con Cole, Noah fa sesso con Helen, Alison e Noah fanno sesso. Spesso, quando i personaggi non si accoppiano tra loro, parlano del loro precedente accoppiamento o progettano di accoppiarsi. Non è che si debba tornare alla perbenista dissolvenza delle pellicole del tempo che fu, però, dai, che noia.

Dominic West.

Lombroso direbbe che è un problema mio (ed in parte è vero, perché fenotipicamente West manifesta tutti i tratti dell’uomo da evitare imho), ma, aldilà del personaggio di Noah, è proprio l’interpretazione di Dominic West a non convincermi: troppo naif per essere un fedifrago, troppo collerico per essere un naif. E poi, capperi, la chiude ogni tanto quella bocca?

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The Affair (U.S.A. 2014)
Ideato da: Sarah Treem e Hagai Levi
Sceneggiatura di: Sarah Treem, Hagai Levi, Overmyer, Marnich, Robin, Le Franc
Regia di: Mark Mylod, Jeffrey Reiner, Carl Franklin, Ryan Fleck.
Cast: Ruth Wilson, Dominic West, Maura Tierney, Joshua Jackson, John Doman et al.
Genere: drama, mystery, trapiscia
Programmazione in U.S.A.: dal 12/10/2014 al 21/12/2014 su Showtime
Programmazione in Italia: boh
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La felicità è reale solo quando...
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4 Commenti:

  1. Salvatore Baingiu 6 febbraio 2015
    • StepHania Loop 7 febbraio 2015
  2. Marco Goi 7 febbraio 2015
    • StepHania Loop 7 febbraio 2015

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