The Grand Budapest Hotel (2014, Wes Anderson)

Keep Your Hands Off My Lobby Boy!

C’è poco da fare: il cinema di Wes Anderson rappresenta un genere a se stante. La sua cura per le simmetrie, i colori, le ambientazioni, la sua fissazione per i cartelli e le uniformi, i suoi script in perfetto equilibrio tra il surreale e l’agrodolce sono immediatamente riconoscibili e difficilmente imitabili. Ma non finisce qui, perché in alcuni momenti Wes Anderson sembra raccontare un suo personalissimo universo parallelo, fatto atmosfere oniriche, di personaggi insoliti e di situazioni aggrovigliate. Un universo tutto suo, sempre uguale, ma che non si ripete mai.

Ispirato alle opere di Stefan Zweig ed ambientato nella immaginaria Repubblica di Zubrowka, Grand Budapest Hotel si muove lungo tre differenti piani temporali, come un racconto in un racconto in un racconto. Da un presunto presente siamo catapultati al 1968, anno in cui  il lussuoso albergo si trova già lontano dagli antichi fasti. Un giornalista ospite dell’albergo (Jude Law), incuriosito dalla figura di Mister Moustafa (un adorabile F. Murray Abraham), attuale proprietario dell’albergo, lo convince a raccontare la sua storia di fronte ad una cena a dir poco luculliana. Veniamo così introdotti al 1932, anno in cui Zero, il piccolo Mr. Moustafa (Tony Revolori), in prova presso l’hotel come lobby boy, conosce il concierge Gustave H. (Ralph Fiennes). Tra i due nascerà un rapporto di amicizia che si rafforzerà quando Madame D. (Tilda Swinton), una delle tenere ed attempate amichette di Gustave, tirerà le cuoia, lasciando in eredità al suo raffinato amante un’opera dal valore inestimabile: “Ragazzo con Mela”. Ovviamente il quadro sarà oggetto di contenziosi ben poco legali tra i due protagonisti ed il figlio di Madame D., Dmitri (Adrien Brody), che si servirà del suo scagnozzo Jopling (Willem Dafoe) per cercare di ottenere ciò che desidera.

Nonostante fin qui l’elenco degli attori importanti sia stato ricco, Wes Anderson sembra attrarre e chiamare a raccolta i nomi più prestigiosi, infatti oltre agli importanti attori già citati, in Grand Budapest Hotel ritroviamo Edward Norton come capo delle milizie (già al fianco di Anderson in Moonrise Kingdom), Harvey Keitel nei non-panni di un galeotto tatuato (ruolo che sembrerebbe esser sempre stato il suo), Saoirse Ronan nelle vesti della dolce e coraggiosa Agatha, l’immancabile Léa Seydoux e persino Owen Wilson (il biondo che non impegna).

Con i suoi tempi volutamente morti e il suo utilizzo del sonoro magistrale, la sua cura per le scenografie e la sua composizione cromatica implacabile, l’ultima fatica di Anderson sembra un carillon ipnotico, un carosello irresistibile di colori e personaggi nel quale perdersi costantemente, per poi ritrovarsi, alla fine, con un sorriso puro, leggero, nostalgico. Quel sorriso pulito, tipico di un bambino al quale hanno appena raccontato una bella favola. Ed anche il sorriso di un bambino che – pellamiseria – cosa non darebbe per uno di quei pasticcini di Mr Mendl’s?

The Grand Budapest Hotel (U.S.A. 2014)
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson
Cast: Ralph Fiennes, Tony Revolori, Saoirse Ronan, Bill Murray, Edward Norton, Adrien Brody, Harvey Keitel, Tilda Swinton, F. Murray Abraham, Jude Lae, William Dafoe
Genere: Wes Anderson
Titolo italiano: Grand Budapest Hotel
Data d’uscita italiana: 10 aprile 2014
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The Darjeeling Limited (2007), Moonrise Kingdom (2012)
La felicità è reale solo quando...
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4 Commenti:

  1. James Ford 6 maggio 2014
  2. Jean Jacques 6 maggio 2014
  3. Mr Ink 7 maggio 2014
  4. Barbara Jurado 7 maggio 2014

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