Top of The Lake – Prima Stagione (2013, Sundance Channel)

No One. Ho Fatto One e Mezzo. Che Faccio? Lascio?

A far da sfondo a questa miniserie pluripremiata e co-prodotta da un fottìo di gente è la Nuova Zelanda: terra ai confini del mondo, di una bellezza incontaminata e imperdonabile, location indimenticabile de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit e luogo perfetto per perdersi e non ritrovarsi più. Se a Top of The Lake si togliessero questo contesto paesaggistico e la fotografia cupa e inesorabile non resterebbe proprio niente di buono.

Una produzione tra Australia, Regno Unito e Nuova Zelanda, ben sette nomination agli Emmy Awards, un Critic’s Choice Television Award, un Creative Arts Emmy Award, un punteggio di 86/100 su Metacritic e del 93% su Rotten Tomatoes, eppure in Top of The Lake si fa davvero tanta fatica a salvare il salvabile.

Nella poco ridente cittadina di Laketop, una bambina di dodici anni, Tui Mitcham, si immerge nelle acque del lago, probabilmente nel tentativo di suicidarsi. Soccorsa da alcuni passanti, Tui viene portata nell’infermeria della scuola, dove un’infermiera constata l’avanzato stato di gravidanza. Ad interrogare la bambina viene chiamata Robin Griffin, ispettrice della polizia di Sydney specializzata nei traumi infantili. Robin, che ha vissuto infanzia ed adolescenza a Laketop, è stata costretta a farvi ritorno a causa del precario stato di salute della madre, alla cui preoccupazione si aggiunge il dover rivivere quel pesante e tragico evento del suo passato che la aveva convinta a trasferirsi a Sydney. Sulle sponde del lago della stessa Laketop, una comunità di donne “addolorate” ha acquistato un lotto di terreno, chiamato Paradise, in cui potersi insediare, curare e crogiolare assieme alla misteriosa ed androgina GJ (Holly Hunter), guru spirituale sbrigativo ed implacabile dell’anomalo gruppo.

Laketop è una cittadina malfamata, retrograda e maschilista all’inversimile, la cui economia si basa quasi esclusivamente sui loschi traffici di Matt Mitcham (Peter Mullan), padre della bambina scomparsa. Laketop è talmente degradata, omertosa ed arretrata da risultare non credibile, soprattutto alla luce delle periferie osservate quest’anno in altri prodotti di genere: dal sobborgo bigotto e impulsivo di Broadchurch alla Seattle umida e ai margini di The Killing fino alla violenta Ciudad Juàrez di The Bridge, abbiamo avuto modo di fare il pieno di situazioni più dolorose e comunque più credibili di questa. Abbiamo avuto a che fare anche con la dilatazione temporale estenuante, poco tipica dei prodotti seriali: da quella magistrale gestione dei tempi di The Fall a quei fastidiosi e non voluti scivoloni di The Bridge (da cui mutua anche l’attore Thomas M. Wright, destinato ad interpretare il tipo strambo) ci siamo abituati anche all’attesa ed all’incompiuto. A dirla tutta abbiamo anche avuto a che fare con il lago e i segreti dell’acqua nel bellissimo Les Revenants, la cui diga, monumentale e beffarda, sembra riuscire ad assumere la rilevanza di personaggio. E ne abbiamo vista un’altra, di detective, ben più determinata ed ossessionata dalla salvezza di un bambino, correre a perdifiato per i boschi per sfogare tensioni e impotenze: sì, Sarah Linden (daje co sto The Killing).

Con Jane Campion (Lezioni di Piano) alla regia ed alla sceneggiatura ed Elisabeth Moss (Mad Man) nel ruolo di protagonista, la presunta caratteristica più invocata dalla critica è stata proprio la femminilità della serie: il riscatto del ruolo della donna in un contesto dominato dal maschio della peggior specie. Eppure io, in quanto donna, in quanto xx, per lo stesso motivo che mi ha portato ad adorare la determinata femminilità di Jessica Chastain e la regia raffinata ed elegante di Kathryn Bigelow in Zero Dark Thirty, ho detestato per ben sette episodi la “femmina” di Top of The Lake. Perché Robin Griffin è una poliziotta e una poliziotta non si fa dire dai sospettati “sali in macchina” e “scendi dalla macchina”. Perché Robin Griffin ha subito un trauma e le donne che hanno subito quel tipo di trauma adottano comportamenti un tantino diversi dalla slinguazzata nel bagno pubblico. Perché Robin Griffin ha una madre gravemente malata e una donna che sta perdendo “l’altro nome di Dio sulla bocca di un figlio” non si dedica all’accoppiamento full time. Robin Griffin è un personaggio viscido, promiscuo, mutevole. Robin Griffin è il simbolo della sottomissione della donna.

Se da un lato le uniche due figure maschili positive presentate dalla serie sono Johnno (tavero, Johnno), un giovane emarginato in conflitto con la figura paterna, e Jamie, un dodicenne omosessuale, alle figure femminili di Top of The Lake non viene regalata una luce migliore: da quell’invertebrata di Robin si passa al carosselo grottesco e imbarazzante del Paradise, che al massimo della forma regala cattiverie e ninfomania. Probabilmente la donna più forte e convincente è proprio GJ, che nel suo essere strampalata e infastidita, riesce a dare un barlume di praticità e determinazione alla condizione della donna. E, mi fa male dirlo, ma in cotanto sbeffeggiamento del femminino sacro, il cameo di Lucy Lawless (Xena, Spartacus) sembra quasi una boccata di ossigeno.

Messo da parte il desiderio di morte violenta della protagonista, andiamo a guardare le tematiche centrali della serie: il degrado e l’abuso. Temi toccanti e scomodi, che spesso vanno di pari passo con la famiglia e la socialità del piccolo centro urbano. Analizzate a dovere? Macché. Top of The Lake decide di virare sul romanzo d’appendice, quel tipo di escamotage narrativo abusato nel 1800 e ritenuto banale e superato già nel 1900. Siamo nel 2013 e sarebbe scorretto esprimere chiaramente il mio riferimento, ma, credetemi, le trovate narrative adottate negli ultimi due episodi sono da voltastomaco, retrograde ed arretrate quanto e forse anche di più della stessa Laketop.

Il finale, frettoloso, vacuo ed evanescente, preannuncia quella risoluzione evidente e scontata che solo la Griffin non aveva intuito. Alla fine di Top of The Lake rimane solo una splendida ambientazione e tanto, tanto fastidio.

Top of The Lake – Season 1 (Australia, New Zealand, U.K. – 2013)
Ideato da: Jane Campion e Gerard Lee
Sceneggiatura di: Jane Campion e Gerard Lee
Regia di: Jane Campion e Garth Davis
Cast: Elisabeth Moss, David Wenham, Peter Mullan, Thomas M. Wright, Holly Hunter
Genere: drama, crime, porcate inutili
Programmazione in U.S.A.: dal 18/03/2013 al 15/04/2013 su Sundance Channel
Programmazione in Italia: boh, mica è una gran perdita
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Les Revenants (2012), The Killing (2011/13), Broadchurch (2013), The Bridge (2013).
La felicità è reale solo quando...
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