Disturbo Ossessivo-Compulsivo 2001

Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti, si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli, si dica che ho vissuto al tempo di Achille.

Ovvero: Un Inutile Post Sulla Vecchitudine e i Dolori Osteoarticolari

Questo traumatico e forzato passaggio da Splinder a Blogspot, ha scatenato tutta una serie di nostalgie sul tempo che passa, per cui, nell’attesa dei rituali classificoni di fine anno, ho pensato di buttar giù una caotica classifica de la meglio robbba del 2001, le dieci cose che mi hanno colpita dieci anni fa.
Non starò qui a menarla con l’11 settembre, il mondo è cambiato dopo l’11 settembre, ma cambia ogni anno dopo l’11 settembre, piuttosto mi piacerebbe ricordare che dieci anni fa scattavamo foto su pellicola, giocavamo a campo minato, The Sims diventava il videogames più venduto della storia e pochi di noi avevano la flat per scaricarlo. Era meglio quando stavamo peggio? Naaa, l’Academy Award come miglior film del 2001 andava a Il Gladiatore

 10) The Hole

Stremata ed in evidente stato confusionale, una ragazza si trascina lungo i corridoi deserti di un college inglese per raggiungere il telefono e chiamare il soccorso. Si tratta di Liz (una deliziosa Thora Birch), che assieme a tre compagni, tra i quali una fastidiosa Keira Knightley e uno sbarbato Desmond Harrington (Quiin in Dexter), risulta scomparsa da giorni. Alla psicologa Liz racconta che i quattro si erano volutamente fatti rinchiudere da Martyn all’interno di un rifugio della seconda guerra mondiale, per evitare una gita scolastica e trascorrere un week end all’insegna di alcool, throga e zozzerie. Ma Martyn non ha aperto loro dopo i tre giorni pattuiti e qualcosa nel racconto di Liz non torna… Un thriller psicologico che punta sull’ossessione e la maniacalità del sentimento (e poco poco sulle pseudopoppe di Keira). Un film che è piaciuto solo a me. “Hai mai desiderato così tanto una persona da smettere di esistere?“.
9) Origin of Symmetry

Dopo l’indimenticabile Showbiz, il terzetto del Devonshire iniziava a farsi conoscere nell’ambiente e al momento della loro seconda prova in studio, anzichè “correggere il tiro” e provare a mediare alla ricerca del consenso di discografia e pubblico, tira fuori questo Origin of Symmetry, un album eccentrico, oscuro che accentua la  loro natura e nel quale suonano qualsiasi cosa si possa essere suonata. New Born e Plug in Baby sono i primi, potentissimi singoli estratti, ma la voce poderosa e sofferente di Matthew Bellamy e il basso sintetizzato accompagnano ogni traccia di questo irripetibile album, fino a giungere a quel gioiellino che è Feeling Good, dove piano, voce e megafono si fondono assieme a formare una delle cover meglio riuscite della storia. Siamo lontani dalla colonna sonora di Twilight, dall’elezione di Matt a Hottest Man of The Year (per quattro volte…) agli NME Awards e lontani, molto lontani da Kate Hudson.

8) Das Experiment

Film tedesco basato sugli avvenimenti realmente avvenuti durante l’esperimento della prigione di Stanford nel 1971, The Experiment è la storia di un uno studio sociologico nel quale venti volontari devono impersonare, dietro compenso ed in un carcere fittizio, otto guardie e dodici detenuti. Ai detenuti viene fornito un camicione con applicato il numero identificativo, mentre alle guardie viene affidata un’uniforme. Dopo appena trentasei ore si notano i primi contrasti, fomentati da Tarek, il numero 77, giornalista che documenta dall’interno l’esperimento alla ricerca di uno scoop. Da questo momento la situazione degenera rapidamente, perchè il potere assegnato dalla divisa alle guardie fittizie li porta a giustificare ogni tipo di insulto, umiliazione e violenza sui detenuti e non solo, dopo cinque giorni, infatti, la situazione è talmente grave che che neanche l’equipe di studio è più al sicuro. Una pellicola amara e asciutta sotto ogni punto di vista, che merita attenzione. Proprio nel 2010 Paul Scheuring (sceneggiatore di Prison Break) ha tentato il remake made in U.S.A., con Adrien Brody e la profondità di un tovagliolo.
 7) Morning View

Il quintetto californiano aveva fatto il botto due anni prima, grazie all’uscita del bellissimo Make Yourself ed ai continui passaggi su MTV della splendida Drive,
per cui gli Incubus si ritrovano quasi all’improvviso con schiere di
fans e majors alle calcagna. La pressione sul gruppo di Brandon Boyd è
decisamente tanta e, in un momento nel quale il cosiddetto nu metal arriva alle orecchie delle masse a causa dei successi reppareppa
di Limp Bizkit e Linkin Park, loro che fanno? Tirano fuori un album
decisamente più melodico dei precedenti, sostituendo, nel loro tipico
cross-over, il rap con il funk. La Sony esige le vendite ovviamente,
difatti i singoli che ne vengono estratti sono le tracce più brutte
dell’album: Wish You Were Here (il cui video sarà censurato dopo l’11 settembre, perché il mondo non è più lo stesso il 12 settembre) e Are You In?. Ma provate ad ascoltare attentamente gli arpeggi di Just a Phase, i tempi dispari della cattivissima Blood On The Ground, la psichedelia di Under My Umbrella e soprattutto i riff onirici di 11 A.M. e le chitarre di Mexico. E fanculo al nu metal.

6) Donnie Darko
1988. Donald Darko (Jake Gyllenhaal) è un adolescente
schizofrenico e sociopatico che allaga la scuola e dà fuoco alla casa di
un santone locale… Ma perché lo faceva? Chi lo spingeva a farlo? Che
c’era qualcuno che lo spingeva? Sì, Frank, un enorme coniglio che gli
salva la vita attirandolo fuori casa mentre il motore di un aereo
precipita proprio sulla sua camera da letto. Ventotto giorni, sei ore, quarantadue minuti, dodici secondi. E’ allora che il mondo finirà.
L’opera prima (e per certi versi ultima) di Richard Kelly è un cult
squisitamente surreale che spazia dalla commedia per teenagers alla
fantascienza, con una regia fluida e autoriale e delle interpretazioni
memorabili, ma soprattutto una sceneggiatura marmorea che analizza il
nichilismo adolescenziale, la sociopatia, il paradosso spazio-temporale e
la teoria dell’universo tangente. Infiniti i tentativi di spiegazione. Unica la pellicola. Ogni creatura sulla Terra quando muore è sola.

5) Is This It?

Senza pretese, senza la voglia di
reggere il palco e senza fare all’atto pratico nulla di nuovo, ‘sti
cinque pischelletti di New York mettono su trentasei minuti e undici
tracce di un fresco e contestualizzato rock’n’roll. Le due chitarre
(Albert Hammond Jr. e Nick Valensi) con le loro linee semplici ed
energiche supportano a meraviglia la voce alcolica di Julian
Casablancas
, svogliata, scomposta, buttata lì. Difficile scegliere una
traccia rappresentativa, tra i singoli The Modern Age e Hard To Explain, la magnetica Last Nite o la controversa New York City Cops (diventata in U.S.A. When It Started dopo l’11 settembre, che il mondo non è più lo stesso il 12 settembre), così come è difficile non riconoscere
l’energia e l’immediatezza di questo album, eletto tra l’altro il
migliore del 2001 da NME. Senza l’exploit di critica e pubblico di Is This It? Pete Doherty starebbe ancora mangiando panini in coda per gli Oasis (“Ambetto Eco“),
un sacco di band frosce di quelle che ascolto io non ci sarebbero e
forse neanche io ci sarei e il mondo sarebbe imploso e probabilmente
saremmo morti tutti il 21 dicembre 2002. Son sentimenti. E’ difficile da spiegare e la gente non capisce.

4) Memento

Christopher Nolan (The Dark Knight, Inception), qui al suo primo lungometraggio, apre la pellicola con un omicidio. Un thriller nel quale l’assassino si conosce alla prima scena. Un thriller nel quale l’assassino è il protagonista. Leonard Shelby, interpretato da Guy Pierce (Mildred Pierce), ha un disturbo della memoria breve: a seguito di un grave trauma, è incapace di fissare a mente più di due minuti di vita recente. Deve vendicare la morte di sua moglie e per non dimenticarlo è costretto a tatuarselo sul torace. La sceneggiatura (del fratello di Nolan che stranamente si chiama pure lui Nolan, ma cui Nolan ha partecipato) accentua quest’incertezza mnemonica costruendo un intreccio anomalo di blocchi temporali e trasmettendo così allo spettatore la stessa insicurezza del protagonista e del suo mondo dominato da didascalie di polaroid, da post-it e da personaggi ambigui. Una pellicola unica, impossibile da rifare, impossibile da imitare. Ricordati di non dimenticare.
3) Toxicity

Data d’uscita: 11
settembre 2001. Un album che segna l’inizio di un nuovo genere, che si
voglia chiamare alternative metal, nu metal, rock armeno/statunitense o
il bel culetto di mia zia. Senza la minima caduta di stile, Toxicity è
un’incazzosa sfuriata composta da sussurri ed urla, da metal e sonorità
orientaleggianti, da bene e male. L’indescrivibile voce del caro Serj Tankian
riesce a far esplodere in growl il cantato ritmico e ossessivo, la band
alterna momenti di grande rabbia sonora ad arpeggi malinconici,
supportati a meraviglia dalla caratteristica doppia voce (Daron Malakian). Oltre all’ipnotica titletrack e la magnetica Chop Suey! (estratte come primi singoli), sono indimenticabili la danzante e caucasica Jet Pilot e la ruvida poesia di Aerials (terzo singolo). Uno dei must have musicali di sempre. La rappresentazione di un momento, per quanto doloroso e straziante, perfetto. When you lose small mind you free your life.

 2) Profondo Blu
 
Silicon Valley, California.
In ogni anniversario di un evento importante nella storia
dell’informatica Phate colpisce e lo fa scegliendo le sue vittime in
rete (The Blue Nowhere), in una sorta di perverso gioco di ruolo nel
quale i punti sono forniti da carne e sangue. Attraverso Trapdoor,
un programma da lui creato, è in grado di forzare i sistemi delle sue
potenziali vittime e di scavare nei loro più intimi segreti (“più informazioni riesci a raccogliere sul conto di una persona, più questa persona si fiderà di te“). Non deve far altro che sedersi ad un computer e interpretare un personaggio (“chi vuoi essere?“)
per adescare gli sfortunati prescelti nella sua trappola. Ad indagare
su questi crimini seriali saranno chiamati il detective old school
Frank Bishop e l’Unità di Crimini Informatici, che non tarderanno a
chiedere aiuto a Wyatt Gillette, che più che il meglio di un uomo è uno
smanettone, detenuto nel carcere di San Josè per aver programmato uno
script in grado di interpretare lo standard 12. Superata la fitta rete
di dettagli tecnico-informatici che aprono il romanzo, ci si trova
davanti il thriller della nuova era: un perfetto equilibrio tra
cyber-thriller e psyco-thriller (come poi ne la finestra rotta) che con
un ritmo martellante si snoda tra colpi di scena del tutto inaspettati e
personaggi di una solidità inoppugnabile. Certo, l’informatica
invecchia molto più velocemente di quanto non facciano i libri, per cui
probabilmente gran parte del romanzo sarà adesso superata a livello
tecnico, ma va ricordato che nel 2001 non era certo semplice parlare di social engineering.
Che poi fottesega delle tanto sbandierate inesattezze, del fatto che
gli hacker dicono che gli hacker non esistono e che i cracker dicono che
i cracker non esistono; tanto io sì e no c’avevo windows millennium
edition e un hard disk da dieci giga. La prima volta che il tuo computer fa le bizze, non preoccuparti.
Problemi di ordinaria amministrazione. Sono certo che non corri alcun
pericolo. Probabilmente.
 

 1) Requiem for a Dream

Opera seconda dell’adesso affermatissimo Darren Aronofsky (The Wrestler, Black Swan), Requiem for a Dream è la traumatica parabola del sogno borghese, destinato a naufragare in un’ineluttabile tragedia. Tratta da un romanzo di Hubert Selby Jr, la storia ci presenta quattro personaggi (interpretati da Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly e Marlon Wayans) trattenuti dai loro sogni ed impigliati nella lotta contro le loro dipendenze (televisione, droga, sesso, denaro) in un viaggio verso la disperazione nel quale anche la regia diventa ossessione. Un maniacale studio del posizionamento di macchina, dell’uso del sonoro, del montaggio dello split screen ci accompagnano alla fine di un molo dove Marion non ci aspetta più e ci abbandonano lì, da soli, a realizzare che i sogni non sono altro che menzogne. Questo meraviglioso tema principale e questa indimenticabile sequenza finale avrebbero meritato molto più di una misera nomination agli Academy. Un film di una violenza e una drammaticità senza pari. Un film doloroso, di quelli che ti restano dentro per giorni. E giorni. E anni. Dieci.
La felicità è reale solo quando...
Condividimi!
Evernote

Lascia un Commento