Villagers – {Awayland} (2013)

I Guess I Was Busy (When Nothing Arrived)

Tre anni fa, Conor O’Brien, questo mascellone irlandese dagli occhi blu, conquistò la Domino Recording Company, la stampa d’oltremanica e soprattutto  il mio tenero e fragile cuoricino con il suo timore di diventare uno sciacallo. Conor O’Brien, frontman dei Villagers, ha poi preferito diventare pazzo.

La pazzia come fuga dal quotidiano e rifugio nel surreale, s’intende. In questo secondo lavoro, difatti, i temi intimi e personali che avevano caratterizzato Becoming a Jackal lasciano spazio ad atmosfere oniriche, ad immagini lontane, al mare ed alle sue catartiche onde. {Awayland} e le sue parentesi si presentano più ricchi di elettronica, archi e pianoforte rispetto al predecessore, ma mantenendo la sua stessa grandezza compositiva, sebbene orientata verso temi ben più assurdi e surreali. Il concetto che sto cercando di esprimere (senza riuscirci) diventa lampante nel brano Earthly Pleasures: il cantastorie dublinese ci racconta, con un ritmo insistente ed un cantato distaccato, di un uomo seduto sulla tazza con lo spazzolino in bocca, che si ritrova, qualche verso più in là, nel 1822 e ancora successivamente al cospetto di Dio, che (come in Dogma) è una donna (“her divine simplicity“), parla esperanto, beve ginger tea e di fronte ai problemi del mondo continua, sbadigliando, la sua manicure.
Tra i brani più interessanti di questo lavoro c’è sicuramente il primo singolo estratto, The Waves, che, su di un sound imponente ed un finale ossessivo, sembra voler invocare un disilluso e rassegnato tsunami che ricopra le pianure, la paura, il senso di colpa, il dolore, la gelosia ed il bigottismo. Nel video che segue Conor se la canta sulle rive della Senna di notte… non venitemi a dire che non è suggestivo.

Just let the waves
Cover the coastal plains
The fear and guilt and the pain
And the trace of honey bee jealousy
Of well insulated bigotry
And if you don’t agree
You better get back inside your cave
‘Cause we’re all dancing with the waves
Up in the diamond sky
Stronger than you and I


Ma uno dei brani migliori di questo {Awayland} parentesizzato è senza ombra di dubbio Nothing Arrived, terzo singolo estratto ed ipnotica e malinconica ballata d’amore verso il Nulla. Sebbene sembri morboso a chi come me è cresciuto con La Storia Infinita e la paura del nulla che avanza, Nothing Arrived in realtà è uno di quei pezzi nei quali la melodia ludica e giocosa si trova perennemente in contrasto con un testo amaro e disincantato ed è uno di quei pezzi nei quali la vocalità di Conor O’Brien viene fuori in tutta la sua complessità: un tipo di voce ed un tipo di cantato che potrebbero sfociare, da un momento all’altro e con le stesse probabilità, in un urlo di dolore o in un ascesso di gioia.

I waited for Something, and Something died
So I waited for Nothing, and Nothing arrived
It’s our dearest ally, it’s our closest friend
It’s our darkest blackout, it’s our final end
My dear sweet Nothing, let’s start a new
From here all in is just me and you


A concludere questo secondo album la controddittoria Rhythm Composer, che si apre con l’immagine di un cane anziano che sogna un’altra vita ed una ritmica accattivante che strizza l’occhio all’ode alla canzone d’autore, per poi chiudersi con un verso (animale?) inquietante e ripetitivo ed un ritmo martellante ed ossessivo, segno di qualcosa che si è rotto.

Ed è così che finisce il nostro viaggio nel folk malinconico dei Villagers, che con questo secondo album hanno convinto i fan (primo posto nelle classifiche irlandesi) ma non la critica, che lo ha additato come troppo pop e commerciale. Effettivamente questo {Awayland} rompe le regole del cantautorato in favore di qualcosa di più ambizioso, anche se nella sua forma più semplice. D’altra parte Conor ed il suo animo gentile ce lo avevano fatto capire sin dall’inizio: non sopravvive il più forte, sopravvive chi si adatta.

La felicità è reale solo quando...
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Un Commento

  1. Blackswan 15 marzo 2013

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